sulla sedia a dondolo
il ciondolo sul collo
l’aria da balaustra nera
lo schermo listato a lutto
un getto d’acqua sulle pelle
per vedere le stelle del mattino
al risveglio dopo la notte.
ma la notte dorme proprio
quando cede l’ora nona
quella degli incolti
e delle balene arenate
quella degli astri stolti.
Gli squali con i denti affilati
i poeti con la canottiera
la filiera dei pretendenti all’uscio.
Tutti scomparsi dopo la tempesta
di scirocco, dicono che sono a godersi
l’estate al polo, dopo un volo
di diecimila miglia.
Nel ghiaccio del polo tra i cieli
noto le strisce degli anelli.
E le figlie delle balene col corpo da acciughe
e quelle dei poeti con naso all’insù
a guardare le rotte del cielo
dopo il passaggio delle comete di turno.
Silenzio ora
anche il cuore tace
le parole son dette
non ha piu' grido la voce
s'alza la nebbia
sottile come tulle
e copre senza peso
copre ciò che era speranza
e non c'è stato
copre e bagna
come lacrime perse
cadenti come stelle
nel cielo d'agosto
e l'anima china
ora sfiora la terra
s'imbeve di peso
e non riesce più ad alzare
quel suo volo inatteso
che sapeva di mare.
cavalcavano scintillii di luce
spargendo nel crepuscolo
pezzetti di cielo
lasciati cadere dal sole
che enorme s'addormentava
piano piano
nel suo letto d'immenso!
La natura si raccoglieva
quasi obbediente
ad un antico rituale
memorizzato nell'arco
del suo nascere
mentre un cielo di sogno
s'allungava come lenzuolo
che piano piano
si ricamava di stelle
e sentivo allora
rapito...
il respiro della notte!
tieni presente
da qualche parte qualcuno sussurra il mio nome
ci diremo mai la verità?
Ho mentito poi
dirti e perdere di vista cosa
e ricominciar daccapo.
Olio nell acqua riempita di qualcosa che non cambia la sostanza e non ne aggiunge altra
dove comincio io e dove finisci tu?
Che tenerezza che fanno gli orizzonti in un bicchiere
non si mescolano mai.
E ho detto osserva che non si vede
ci si perde
da qualche parte staremmo facendo l'amore
ci diremo mai la verità?
è guerra di bolle
non ci si mischia che per un pò
nella calma ognuno al suo posto,
non bruceremo mai
se non che per un attimo
non ci ameremo mai.
sfioro il profilo denso
stordito
annuso pianto
che vento asciuga.
Ma ripervade
un trìlogo di spine in squarcio
dal petto e irrora.
Àncora pregna
riposa in bassa
marea d’effluvio
assenza
di tuberosa
di te
mia sposa essenza.
coriandoli graffianti
m'accingo a bere il cibo
che mi fu rubato
negando escrescenze
e falò
Seppi rompere il tempo a clessidra avviata
su giacigli fatti ghiaccio
nei tempi dei tempi
del tempo che tempo non fu
mai più
a guardare le ore passare
inimicizia incallita
suonando laconiche
malinconie
per salutare per sempre
questo globo materiale
di quel vecchio comò
rovisto la mia vita:
quella foto ingiallita,
quella cartolina ammuffita,
quel biglietto di teatro;
quel disco in vinile,
quel soldo bucato,
quel pennino spuntato;
quella medaglia ossidata,
quella lettera mai inviata,
quel libro di canzoni,
creano tuttora il batticuore
nel viaggio fantastico
delle mie emozioni.
non puoi bloccare il passo
ad un puledro biondo
ingordo d'altipiani erbosi
Non puoi saltare il fosso del sole all'orizzonte
che dell'orizzontale suo fa meta
Metà della ragione sono i sensi
sensibili a sbadigli degli abbagli
Raminghi vanno voci e toni scuri
nel coccolarmi verbo assai scherzoso
e già sto udendo il cielo che mi sbotta.
“Ok, son grilli e stelle questa sera"
naufragate nei campi
e silenzi abbandonati
in specchi di mare,
l’anima affranca cartoline
in questo dolce spiffero
d’una risiera di margherite
ed uno zaffiro di brina
sfama bozzoli d’aurora,
acconcia lacrime d’amor
ed un veliero di sguardi
s’intreccia ai petali del tramonto:
ti penso, fra i riflessi del mondo.
tristezza,
disperazione.
Un tradimento da te subito,
dall'uomo della tua vita.
Caricato sulle spalle di una ragazzina.
Confidando i tuoi dolori,
Chiedendo consigli,
soluzioni.
Lei non poteva aiutarti,
lei stava crescendo.
Non lo hai fatto per cattiveria,
ma per ignoranza,
per mancanza di aiuto.
Questo ha reso tutto instabile.
Sgretolando sicurezze.
L'emotivita'come sabbie mobili.
Non c'e' odio,
ma qualcosa si e' rotto.
un ghiaccio che non si scioglie,
neanche dopo tanto tempo.
Non ti rendi conto ma il grande amore
che provava tua figlia,
si è trasformato in fastidio,
stanchezza.
Non odio,
Ma difficoltà ad andare oltre.
Per lei una condanna.
Forse capira'e dimentichera',
solo quando sara'tardi.
O mari, mari ca m’agghiuttisti
allu miu amuri nun ci pinsasti!Chista è l’ura ca si susi
la niura ttrizza va sciugghiennu
mentri allu specciu si talia
già ci arriri lu mussiddu
pinsannu alli carizzi
ri quannu s’abbrazza a mia.
Iu lu sacciu chi va pinsannu
< quannu torna u me dilettu
ora ha fattu na simana
ca nun mi dormi n’ta lu lettu.
Cu sa? Se fici pisca bona
n’ta li acqui furasteri
chista vota mu prumisi
ca m'accatta la vistina.>
O mari, mari ca m’agghiuttisti
alla mia spusa nun ci pinsasti
cu ciò dici alla mia gioia
ca sugnu pani pi li pisci.
Ora u sentu, n’ta lu cori
lu risfiziu e lu duluri
di li tunni alla mattanza,
comu a iddi mi scannaru
e mancu fussi carni vasta
fora varca mi ittaru.
O mari, mari ca m’agghiuttisti
iu già quann’era picciriddu
ti tinia rinttra a lu cori
ora ca sugnu persu alli me cari
finu o iornu do signuri ,
n’ta lu funnu do to cori
cu dilettu ma sabbari.
ma profuman d’amore ad ogni carezza.
I tuoi occhi hanno pianto molte volte,
però quando ridi illuminan il mondo.
Hai un corpo esile tanto da sembrar debole,
ma ad ogni sussulto scorre l’ardor nelle tue vene.
Sembran sorrisi le rughe del tuo viso
e le smagliature
segnan il passar degli anni che ti porti addosso, son diventati adulti i tuoi figli.
Han molte cicatrici i tuoi ricordi, tante grida e rabbia,
tradita dall’uomo che ti aveva giurato per l’eternità sull’altare.
Sei ancora bella per chi ti ama,
perché non ha età l’amore per chi ha messo in gioco il suo cuore.
in schiere di richiami portarti a me
da un’antica selva d’oriente
e dal sognato, dalle chine aspre
dove ho lasciato un po’ della mia ombra
memoria prossima alla pelle.
Ma sempre qualcosa fugge l’impermanenza:
cosa sei per me? cosa hai fatto agli alberi
le cui gemme dispensano vaghezze di occhi interni?
Autrice delle spine, è questa l’arte
che scioglie balsami di aranci amari
tutto di me si fa apertura,
a piccoli morsi essenza e cura
sommuove il fondo, posa
dove io perfino dal corpo manco.
Non aveva fedi, l’ultima era sparita
quel giorno di ritorno dalla Versilia
li vedeva i poeti col labbro scucito
e il cuore a ridosso dell’abisso
e pregava. Nella sua notte serena
a tinte grigie solo la memoria di fedi antiche
l’oro slabbrato, il gancio della luna
a dividere le ombre. Al cambio di scena
qualcosa si ruppe, furono ortiche
e gelsomini, poi vide la carena
della nave uscire dal porto, l’asso
calato sul tavolo verde, il mito
del cuore sorgente, lei che non t’umilia
e ti ascolta, quasi il riverbero di un’altra vita.
Cuoceva il suo cinismo











