Si ferma il volto
diaspro
dove la strada sembra
morire al buio.
Al dorso un’eco,
miele da calendari
avvezzi ai muri
e chiodi
risospinti al bianco.
Pallore in tatui
scampato all’esodo
in chissà quali reticoli
di vanità e incertezze.
Non si contano gli alberi
dal ponte dell’orsa
dacché il divieto dei sogni
un clangore, l’ha rimosso.
la fine a volte sfugge d'incatenate cime
Dicono che è colpa del gorgogliar d'un rio
ed altri dello sguardo che non rammenda pezze
ma noi sappiamo già che il nuvolar di stenti -sovrastare vigne-
si tende inquieto e salubre a proferir carezze
e nell'udir angelico il gesto d'intonare
note -allungandosi ricreando un canto-
or cade nella selva dei desideri incolti
nel nascere ghirlanda che dall'amore chiede
muto bianco
Non smettere mai di bussare a quella porta,
dove chi ti risponde è solo e sempre il silenzio,
dicendoti qui non c’è nessuno.
Non smettere mai di amare il mare,
perché le sue onde distruggono i tuoi castelli di sabbia,
tu continua rifarli, un giorno potrà essere calmo
e in piedi, potranno restare.
Non smettere mai, di sognare di voler volare.
Sai già che non si può vivere nei grattaceli fatti in aria,
quello è il mondo dei sogni, anche se tu ci vorresti abitare.
Continua a sognare case di cui i muri, fatti di cartapesta,
si sgretolano sotto la pioggia ed il vento.
Ma vivere è anche soffrire.
Non smettere mai di credere nell'amore.
Lo zingaro che ti ha fatto le carte è mentitore,
lui non ama, ma ruba l'anima,
per andarsene via, poi, con il tuo cuore.
a profumare la vita.
Un echeggiare
per le stanze, di antiche note.
Mani con movenze di farfalla
accarezzano un’arpa.
Si risveglia Psiche
e con lei, tutto il suo mondo.
Ora non c’è più confine
tra tempi e tempi.
Ci sei tu, c’è Amore…
Qualcuno distrattamente guarda.
Ma nessuno sa dove siamo…
tra preghiere e migrazioni
in queste pagine
senza pieghe
con le tue vesti di nero
nel tremore del tempo
nei cieli deserti
di questo flebile spazio
in ogni battito
ad oscillare pensieri
nel riflesso del resto
nell'estasi che attende
le tue mani raccolte
sei sicuramente tu al primo posto,
anche se ti intrufoli in questa classifica barando;
di fatti credo non si possa mai perdere qualcuno
finché i suoi ricordi non abbandonino per sempre la tua memoria.
Ballerò solo per te alle feste dove tu non ci sarai
e canterò a squarciagola in quei karaoke notturni del giappone le nostre canzoni,
bacerò gli sconosciuti sotto una luce neon nostalgica che perimetra le nostre silhouette
ma quando nelle vetrine cercherò un riflesso
fingerò di aver te tra le mie labbra.
Tutti quei piani lasciati in sospeso come i ti amo che avrei voluto urlare
e tutti i posti da visitare insieme che non vedremmo mai,
tutti quei film da affittare e paure da affrontare,cibi da provare e amici da conoscere.
Come faccio a dimenticarti
con tutte queste cose che tieni ancora di me?
Ma ho fatto posto al perdono nel mio cuore
e forse mi manchi o mi manca ciò che saremmo dovuto essere un giorno
prima che tu smettessi di aver bisogno di me.
ago e filo a stendersi per una processione lamellare.
Se provi ad affastellare la mia ricerca,
conterai solo lamine, ma aspetta.
Non greve e non piuma,
estintasi in pastura di cemento è l'aria,
l'acrimonia è raduno allo sfianco prima della mia Pentecoste.
Anima, servimi le due gocce del trabocco,
verdume al vaglio della mia risata,
al costo di un bailamme verso l'ultima crociata.
Regola. Forzare l'inganno ed il gusto proibito,
mai fortuito o forbito.
Non si vogliano calare i miei accenti sulle posizioni acute - ottuse delle vostre memorie.
Io non ho accenti da ghigliottinare,
se non parole apocopate, spesso ossimori
monologhi contraddittori
già usate a preferenze sterili;
e ora riverberi d'accusa.
Ché scusa l'adombri tra i monumenti fattisi piaga dell'illazion comune,
peste del traballante abbiocco dei sensi concreti,
delle rivoluzioni compiute e permutate,
evoluzioni.
Non sarò padrone, né cernitore di cardini in frantumi.
Ma avete solo dieci dita per contarvi ogni pezzo mancante.
E per ricomporvi.
Se poi franassi su incensate alture
d'emozione, d'amore non parlerò
Taccio, poichè fu tutto un niente
vuoto a perdere vince
Strati fermi e onde nubili, l'incanto si detta a salmo,
recitandosi vano le vesti incorrette.
Le fiere e noi sullo sguardo in attesa
si abbaccava correnti diverse
e fogge sul raduno d'acqua.
E resto foce, scorsa e metodica.
Mi trascorsi in sacralità d'attimo la torba e la vita.
Ero di confine, ero come proteso lungo le infinità persistenti.
Fitte parvenze di sito scuro e tue
che sia astinenza lucida da sulla sponda brada
essente calma di terra
e sii studio denso, l'egemonia labiale
di fronte alle visite che ti porto.
(Solo timore d'esserti solita gobba convessa)
e l'urlo tace
e sa di gola
ogni dannata passione, d'ingoiato mare.
Perderti è d'isola, un'isola,
stremando lucore a te sacro
di un solco. E la voce s'arrende al bersagliarti.
Cade dentro inveterate maree,
sollevandosi le funzioni d'acqua.
seno incontro al perso tuo andare verso
chissà, d’un passo o della scia d’un fianco
lo svelo e l’attimo che sembri eterno.
Come un sorriso anche sul viso mano
ch’asciughi lacrima d’un bimbo in pianto
raggio che saldi vene e polsi, rughe
d’estate, un’altra insieme e sembri eterno.
si perdono sognanti e giocosi
e un dolce sorriso
accenna il tuo viso!
Son due lumi...
che guardano lontano
splendono e ricamano
nell'animo infiniti tesori!
Le luci del tramonto...
s'avvertono nello sguardo
mentre quelle del mattino
s'aprono gioiosi...
al nuovo giorno che nasce!
Sono due lumi...
sono due occhi caldi e teneri
sguardi d'infinita bontà!
Un autoritratto della pittrice Marilena Pisano
cercano un po' di gioia.
Vogliono mangiare qualcosa di buono.
Qualcuno va a prendere il cibo desiderato.
Si torna in ospedale,
con buste piene di patatine,panini,
salse di tutti i tipi.
Tutto doppio!
Nello scontrino solo zeri.
Sopra un messaggio d'affetto,d'amore.
Un dono spontaneo,senza pretese,
ma grande nella sua semplicita'.
Fatto da ragazzi come tanti,
che hanno voluto regalare un po' di felicita'.
Tra centinaia di notizie brutte,
finalmente una degna di essere ricordata.
Si conclude il giorno
sotto forma di parole
sequele ad effetto
per volere
ma poi cosa resta?
di sensazioni buttate
come frutti mature
son cascate.
occhi aperti a guardare nel mondo
processioni e incantesimi
strappi e ricucite
come tramonti senza sole
prendi petali e componi un fiore
sotto ali d'angeli senza nome
ora arriva la sera
e nel tuo canto non sarà piu' nera
filugelli e ragnatele
a proteggere il cuore.
ti devo seppellire
e nella stessa fossa
seppellirò il mio cuore.
Vedi
ti devo dimenticare
per non impazzire
per non sentire le tue mani
la tua bocca
i tuoi seni
sulla mia pelle
che sta per squamare.
Vedi
ti devo seppellire
e io stesso morire
insieme alle mie poesie
ai giunti delle gambe
all'energia
che mi portava da te.
Vedi
mi rimangono ancora
poche stagioni
e il sole che verrà
sarà una pietra
la luna una nuvola
e le stelle un sortilegio
da cui non mi sveglierò
Vedi
è tardi ormai
e il fumo ha raggiunto l'orizzonte
lì dove l'incanto
era il nostro incanto
nella notte che non era notte
e l'azzurro un sogno
da dove pensavo non svegliarmi.
Vedi
ho la terra ormai negli occhi
e sto per scivolare
giù negli inferi
da dove ero riemerso
per cantare l'amore.
Sei simpatico
Grazie delle risate
A volte
A te
A te
A te












