di questo viver la vita
e i suoi molteplici inganni,
si resterà soli.
Soli su di un letto di amarezze
o seduti a tavola, dinanzi a un piatto pieno di dolore
e a un bicchiere colmo di lacrime
E se dopo abbiamo ancora il coraggio di sorridere,
quel sorriso non è il nostro, ma quello della morte.
se qualcosa si rovesciasse.
Se la lingua inaridisse
e gli occhi parlassero;
l'ipocrisia seppellita
senza onore delle armi;
occhi puri,
incorrotti dalla bocca.
Palpebre immuni
da ogni infezione.
Messaggi captati
in religioso silenzio.
Lunghi e interminabili discorsi
si alzerebbero trionfanti
sul ciarliero mormorìo.
Occhi fissi,
sganciati dall'imperio facciale,
saprebbero ridere,
senza arrestarsi.
l'alba urlerebbe col bacio del giorno
nuvole fredde piangendone il mese
Sarebbero grida il respiro di bimbi
stretti nel caldo dei propri colori
e lumi aprirebbero stanche fessure
alfabetizzando il freddo silenzio
Non cadono versi -neppure magnolie-
nel solo librarsi sentore di viole
ma muti s'aspetta lo spegnersi suono
di resti d'autunno in corsi sentieri
Fu tenera l’infanzia ,amaro il confronto .
Andò come tutto il resto in quel tempo
Ove , Angeli bianchi mi coprirono le spalle .
Ci furono attimi di giubilo in cui sollevai il cielo
Pregai la madonna ,per essa lodai il paradiso ,
La bontà fu il mio pane e rovistai tra i fiori
Ritrovai l’arcobaleno nel sole
E a piedi nudi , raccolsi lo stelo dalla terra .
Furono gli Angeli bianchi a dirmi che tu non c’eri
In quel diluvio che spezzò il mio cuore
In quella strada si tracciò il mio destino ,
Squarciò il sanguinoso dardo di quell’inatteso amore .
Ad oggi ,prego ancora la santa donna
E odo doloroso il suo lamento ,
Le gioie dell’amore sono gli alchemici misteri
Vanno ad assopirsi ,tra le stelle del mattino .
« Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. »
(Marcel Proust)
Libero dai sette demoni
non posso più coltivare
la mia idea fissa.
Non posso più
guardare la vita
attraverso gli orari
dei treni
o
divagare
sul passato
della mia malattia.
Perché non c'è armonia
oggi, nel mio tè caldo,
nessuna intuizione.
Nella deriva
del tempo
cercavo
meditazione estetica,
nel sapore della madeleinette
ho trovato l’essenza del passato,
un’idea che ha sovrastato la mia.
Peccato che si arrivi comunque
all’indifferenza della morte,
e che tra un’inspiegabile
e inutile entusiasmo
e quell’amabile
vago senso
di depressione,
di colpo si smetta di crescere;
per lasciare che un’altra vita
riempia completamente
la nostra anima.
c'è il coraggio del leone
l'artiglio della tigre
il timore del bambino
la carezza della madre.
In ogni battito di cuore
c'è il colpo del cannone
il suono del violino
il sospiro dell'amore.
Fino all'ultimo respiro
tutto passa per il cuore.
quando la purezza
si corrompe
e si dissacra
tra le dita
e tutto esplode
selvaggio
quando gli argini
delle vene
si rompono
e il fiume preme
contro i sensori accesi
della pelle
e nell'interno
la fiamma dall'inguine
sale piano
su per la schiena
brivido di sudore
sulla nuca
e gli occhi diventano
un voyeur
È l'apice del calore rosso
tra le mani e tu
con uno sbuffo ridevi.
il tuo passo ciondolante
sovrastava il mio
e nelle tasche avevi tesori per me.
mille cuori battevano sul mio
dolce la mano posavi sul capo
quell'amore di padre un po' stanco
gioiva solo al mio tenero riso.
seii ancora al mio fianco
con la tua anima bella
sento ancora il tuo sorriso
anche se tra le mani
il tuo viso non posso piu' aggrovigliare.

Quel ricordo:
- un respiro -
che porto racchiuso in me
come raccolto di grano d'estate...
lo rivedo con lo sguardo rivolto in alto
nel cielo d'azzurro e d'oro
donante una gioia sfavillante
connessa al tuo sguardo di miele
in una comunione a sorgere di albe
intrise nei nostri sorrisi...
che per darmi la vita, ha rubato...
l’azzurro del cielo per il color dei miei occhi,
i petali di rosa per darmi morbida pelle,
la forza degli alberi per forgiar le mie ossa,
al vento, il sospiro, per donarmi il respiro
e il canto degli usignoli per la voce.
Il tatto perché la possa accarezzare
e le labbra per assaporare i baci d’amore.
Gambe, per correre fin dove arriva l’infinito
è lì, stanco, potermi sedere così
che con gli occhi possa ogni cosa guardare.
Infine, due possenti braccia
con cui stringer sul mio petto chi amo,
affinché oda il palpitar del mio cuore.
di cava è il quartier generale
- intorno a ogni pietra la terra.
Fragore: muto alzo lo scettro
e resto - raccolto sul palmo -
connesso allo scranno che frana.
Al buio lavato di luna
s'inerpica un tremulo corso:
scintille sull’acqua, nel sorso
la pace dell'occhio di cruna.
Un’onda s’infrange…
accarezzando il mare
scivolando su altre ondecome in un gioco
trasmesso dal suo nascere!
Si riflettono adagiate
e sonnolente
bianche dimore…
su colline lussureggianti
alcove di teneri amori
di abbracci e sussurri di vita
tra pianti di felicità
e dolori consumati in lacrime.
Un’onda s’infrange…
sulla roccia scivola la risacca
rispettosa in un tranquillo mare…
tavolozza speciale del Creatore!
Fuoriescono leggiadre come miele
i colori si intrecciano fra loro
appaiono monti, mari e lusinghe
e presto il dipinto prende forma
lanciando all’inizio timidi sguardi
ma al ripassare del pennello
da malizia e slancio
agl’occhi sfumati della sua opera.











