anima senza indirizzo,
scampolo di cielo in affitto
in questo temporale di parole
ed il cuor è un meridiano spezzato,
ala di granaio lunare infuocato.
Muto è il petalo del ricordo,
grigio stelo la bocca del pensiero,
lacrima l’acquerello del mio sé,
ed io son naufrago d’amore,
anima senza indirizzo,
cicatrice d’immenso infinito.
verso la segretaria accidiosa,
e diaconi in prova.
minigonna rosso fiamma
sull'altare di san paolo
buca per le lettere
in forma apocrifa
ipocrita, già egotica.
E quando prega
lo squadrone
delle comari scarafaggio :
un euro e mezzo
a candelina
per tenersi buono il santo,
squacquerone su piadine
per fulminare ogni donnina
con la rabbia verso
i figli, le badanti e i cristi negri.
non tralasciando il vigore.
Intrepido, vincente
-sfrecciando al vento-
sogni aurei cullavi
nei fulgidi giorni.
Anche l'amore
volle starti vicino,
a nutrirsi di vento
e di fuoco, raccolto
sull'asfalto straziato.
La musica anch'essa
correva al tuo lato
Poi maliarda ti prese,
riempì ogni tuo spazio.
Il ritmo batteva
dall'orecchio al cuore
e dal cuore agli occhi.
Maledetti! Si fecero rapire.
Uno STOP non visto.
Alla tua luce fu dato tramonto.
illustre maestro
si potrebbe,
ma spoglia, vuota noto la voglia
di vedere ben oltre quel sì
là dove non giungon,
d'insensato stregati,
la brama e il fare
e la battaglia del sì,
ancor prima del suo iniziare,
si ferma nel dire
e perennemente
nemmeno più serve il mentire
al no del fare
maraviglia, illustre maestro
illuminerebbe ... ad ampio spettro
Quanti, in balia dell’onda
deflagrata nel cielo d’agosto
ignari che il sole possa precipitare
mentre crediamo solo di girare
fiduciosi del viaggio
-mattino su sera, estate poi inverno.
Cade la notte improvvisa
diluvia, lucentezza scura
orribile macchia, unica su ognuno
la tunica incandescente.
Vortice, schiarisce il volto alla Terra
già piena di ceneri che hanno amato la vita,
corpo su corpo, humus all’uranio.
Neanche la morte osa svegliare
dai loro polmoni la luce
scavare il sonno di case e respiri,
l’età del bronzo.
L’abbiamo vista la vergogna salvare
la scienza dal suo male?
Negli ossari di Amleto rivolta il buio
avanza, tra pace e follia.
pensavo che la morte
non fosse una cosa seria
comunque, non mi riguardava
pensavo che i grandi
fossero troppo grandi
per essere stati un tempo
come me bambini
non credevo che gli aerei
potessero cadere
non credevo che le guerre
fossero storie vere
e credevo che il Natale
fosse una festa
senza distinzione di colore
pensavo alla tristezza
come a un gioco dei poeti
alla vita come al più bello
dei sogni più segreti
poi ho capito che cos’è il dolore
che l’uomo finge di essere buono
e invece mente, senza alcun pudore.
Da ragazzo
avevo tanti sogni
ma non si sono avverati
e il mondo che ora vivo
non è proprio quello che avevo sognato
avevo tanti sogni, non si sono avverati
comunque. erano bei sogni
e io, li ho avuti.
con un bicchiere vuoto tra mani,
che ascolto una canzone alla radio;
la mente è a palla e implora il silenzio,
in questa stazione di treni che non ha orario
ed è rimasta senza biglietti…
Ma, dopotutto, non saprei dove andare.
Una sirena urla al suo passaggio,
diretta all’inferno o in Paradiso,
con sopra chi fa il suo ultimo viaggio.
Non c’è mai silenzio in questa città,
non dorme nemmeno di notte,
seppur tu chiuda finestre e porte,
ti vive nelle vene, rubandoti il cervello
e facendoti divenir un drogato assuefatto.
Fumo nel cielo e asfalto bagnato,
non consolano un uomo affamato;
che specchiandosi nelle vetrine,
vede solo un vecchio mendicante abbandonato,
che chiede ad un passante una sigaretta,
quattro parole, un po’ di compagnia.
Non c’è alcuna differenza tra il giorno e la notte,
la gente passa di corsa nella totale apatia.
Tra i mille rumori, i sogni la mia città se li porta via.
Veleggio su mari d'azzurro
dove nulla può
sostenuta dal soffio
del libeccio che mi circonda bonario
mi accarezza viso e mani
come tenero amante
e accompagna i miei sogni
piccoli , intensi
dove io protagonista attraverso.
solitudini e malie non esistono
sorreggono il fardello
di un cuore incompreso
dove il peso e' piuma impercettibile.
veleggiò con le vele tese
gonfie d'aria salmastra
e respiro nel profondo
dove l'anima può ancora
una volta provare a volare.
Il mondo era quadrato.
Un giorno il padreterno
(onde evitare spigoli
e divergenze varie)
pensò di farlo tondo.
Lo fece riportare
nell'officina universale
lo mise sotto tornio
poi tutto soddisfatto
lo pose delicato
al centro del creato
bello e rotondo.
Ma visto il risultato
a parer mio 'sto mondo
poteva rimaner quadrato.
E tu, Sommo Architetto Caro
risparmiavi tempo e fiato.
tra la coscienza e il divino.
Fase primordiale,risulta stentorea
di forza bruta.
Ciascun barlume di coscienza
risulta annerito.
Il ruolo della ragione
miseramente sguarnito.
Controverse emozioni
si ripropongono in un abito rosso.
Esplodono i desideri repressi;
infieriscono turpi oltraggi;
si riaccendono antichi rancori
che sembravano assopiti.
Eclissi: un nero sipario calante,
ad epilogo di un noioso spettacolo
di periferia,
scarsamente affollato.
nel non trovarti.

Non è ancora sera ma
Vedo che sono già accese
Le luci blu del nuovo bar di fronte
Si sono ispirati a un'astronave
Perciò non vedo i tavolini
Inerti con altri inerti con le loro gambe.
I tre alberi della mia compagnia
Di tre verdi a un passo dall'oscuro
Non hanno polmoni
(non respirano movimento)
Siamo in attesa
(s'aggiungono stelle rosate al soffitto)
Di un ospite gentile dal cielo










