Animo mio travagliato
dalla rabbia funesta
mista di delusioni,
illusioni e amarezza
Avvolto nella trappola
dell'odio reattivo,
incapace di liberarmi
cado silenziosamente
Attirato dalla negatività
impotente ad ogni felicità
oramai mi rassegno
a questo destino crudele
Nessuna abilità innata
infelice di professione
ripercuoto il mio tragitto
in questa bipolare vita
dalla rabbia funesta
mista di delusioni,
illusioni e amarezza
Avvolto nella trappola
dell'odio reattivo,
incapace di liberarmi
cado silenziosamente
Attirato dalla negatività
impotente ad ogni felicità
oramai mi rassegno
a questo destino crudele
Nessuna abilità innata
infelice di professione
ripercuoto il mio tragitto
in questa bipolare vita
Intorno è natura aspra...
fenicotteri rosa danzano
intrecciando cuori,
dolci melodie accompagnano...
momenti sereni!
In un cielo ancora nascente
la natura si ricompone solerte
quasi che un richiamo ancestrale
indichi momenti e colori diversi!
I colori si mescolano sapientemente
nell'incontaminata vegetazione.
Rigoglioso il bosco sonnecchia
e vallate si rincorrono
attraversate da fiumi di tranquille acque.
Si odono là verso i monti,
ancora ricoperti dalla polvere di stelle,
i melodiosi e stupendi canti
della dolce e cara Sardegna...
terra baciata dal mare che il buon Dio
ha concesso, per la sua bellezza,
una carezza per un sereno vivere!
Che bella sei tu, notte
che le stelle, in te, fai brillare,
al pari degli occhi dell'amore.
Notte, che dalla luna,
tua figlia prediletta ti fai illuminare.
Notte, che tutto rendi uguale,
come i mari nei quali navigare.
Notte, io mi perdo in te,
nell'ammirare il tuo cielo,
intriso di tutto il tuo mistero.
che le stelle, in te, fai brillare,
al pari degli occhi dell'amore.
Notte, che dalla luna,
tua figlia prediletta ti fai illuminare.
Notte, che tutto rendi uguale,
come i mari nei quali navigare.
Notte, io mi perdo in te,
nell'ammirare il tuo cielo,
intriso di tutto il tuo mistero.
Mi avvolse quel silenzio
guardando la mia stella
scegliendo nei cieli miei
splende sempre quella luce
che consuma i giorni miei
solo per noi due
raccontando la vita è credere
in un idea ed il mio sorriso non si spegnerà mai
Mentre il destino ci accompagnerà dove vivere
per sempre io sarò presente e risplendera nell' alba incoronata in noi
guardando la mia stella
scegliendo nei cieli miei
splende sempre quella luce
che consuma i giorni miei
solo per noi due
raccontando la vita è credere
in un idea ed il mio sorriso non si spegnerà mai
Mentre il destino ci accompagnerà dove vivere
per sempre io sarò presente e risplendera nell' alba incoronata in noi
Il sorriso abbonda
nel viso degli sceicchi
dai denti luccicanti,
le pupille in filigrana
in turbanti mai turbati,
con i papillon ai carri armati
e l’argento vivo del mare di Dubai.
L’oro nero e noi al verde
come la speranza che dispera,
lo stridor di denti
e le pupille in fiamme,
invasi da turbanti turbolenti
e i carri armati sull’attenti
nella guerra per il rame dei centesimi …
La notte che creò
anche la poltrona di pelle fu creata
La notte del quarto movimento*
anche il fico fu creato
Il fico nano a cui doveva l’ombra
la poltrona a cui doveva una puttana
Anche le labbra creò e allargò le gambe
perché bevessero le spine d’uomo
e nascessero le ortiche dallo sputo d’uomo
e mise cartone dove era carne
coltelli nelle tasche degli agnelli
e li chiamò magnaccia
per quel che doveva al viaggio
Il primo violoncello nel ciliegio
il terzo movimento* nel trifoglio
durò tutto gennaio
perché solo l’inverno era creato
E mise paglia sul cranio nero
perché doveva oro al collo di farfalla
e la volle donna per la rotatoria
perché doveva un corvo al canto d’usignolo
un solo istante al terzo movimento
per quanto si poteva stare
accavallando gambe
per quanto si poteva
mischiare al cardo
il viola della passione
il viola delle calze sulla poltrona
creò queste cose perchè c'era lì uno
che doveva un topo a un cassonetto
e bisognava rosicchiare foto
cuscini
lenzuola:
"c'è del rifiuto prezioso nei cassonetti
se ci sono impressi lo sposo la sposa siano benedetti
non sia perso il lenzuolo d’amore
il sudore
il calore del pube
se scivolano carezze ancora l’una sull’altra
e se i baci hanno generato siano benedetti e conservati
il distruttibile abita in loro"
perché doveva sale ai cristi sulla terra
come fosse luce nelle trombe dei cipressi
e doveva un grido al giallo del trifoglio
* V Sinfonia di L.Van Beethoven
anche la poltrona di pelle fu creata
La notte del quarto movimento*
anche il fico fu creato
Il fico nano a cui doveva l’ombra
la poltrona a cui doveva una puttana
Anche le labbra creò e allargò le gambe
perché bevessero le spine d’uomo
e nascessero le ortiche dallo sputo d’uomo
e mise cartone dove era carne
coltelli nelle tasche degli agnelli
e li chiamò magnaccia
per quel che doveva al viaggio
Il primo violoncello nel ciliegio
il terzo movimento* nel trifoglio
durò tutto gennaio
perché solo l’inverno era creato
E mise paglia sul cranio nero
perché doveva oro al collo di farfalla
e la volle donna per la rotatoria
perché doveva un corvo al canto d’usignolo
un solo istante al terzo movimento
per quanto si poteva stare
accavallando gambe
per quanto si poteva
mischiare al cardo
il viola della passione
il viola delle calze sulla poltrona
creò queste cose perchè c'era lì uno
che doveva un topo a un cassonetto
e bisognava rosicchiare foto
cuscini
lenzuola:
"c'è del rifiuto prezioso nei cassonetti
se ci sono impressi lo sposo la sposa siano benedetti
non sia perso il lenzuolo d’amore
il sudore
il calore del pube
se scivolano carezze ancora l’una sull’altra
e se i baci hanno generato siano benedetti e conservati
il distruttibile abita in loro"
perché doveva sale ai cristi sulla terra
come fosse luce nelle trombe dei cipressi
e doveva un grido al giallo del trifoglio
* V Sinfonia di L.Van Beethoven
Con facilità mentre s'appoggia
la gamba sull'altro ginocchio
in un movimento che si fa spesso
sul treno o nelle sale d'aspetto
seduto raccogliere le pesche e le albicocche
e voler piangere, ma invece rallegrarmi
in un movimento di lacrima e secchezza
in una stagione a venire - si pensava -
di chissà quale increspatura fresca
di un dimenticato frizzare di greca menta.
La città è una cosa assurda
Con i suoi fetori e le voci assordanti
Lanciati
Da balconi ed edifici sempregrigi
Da auto e moto e velivoli simil-giapponesi
Da bambini e carrozzini ibridi uomo-astronave.
Ma
Dalle città provengono luci
Veloci
Scattanti
Altro che fulmini
Sono i NEGOZI
Sono i NEGOZI
Riempiti di schifezze e opere d'arte
Colmi di gente tra cui puoi trovare
Poeti
Puttane
Artisti
Doppiogiochisti
Squallore
E altra bella gente.
Avete mai provato a guardare
A girarvi se siete in auto
Verso la città che vi si staglia dietro
E
Coprirvi gli occhi
Coprirvi gli occhi
Per le milioni di luci
Che vi accecano
Vi bruciano le pupille?
Vi bruciano le pupille?
N O N F A T E L O
Dove sarebbe il divertimento dell'abbandono altrimenti
Dove sarebbe il gusto del lasciare
Dove sarebbe quella magnifica sensazione
Come Si Chiama...
Ah
Nostalgia
La migliore delle cose
innalzata
a calmare le facce
a coprire le fessure
abbattere le alture
permalosa
esagerata
da creare pianti
fino a sentirsi alti
poi scomparire
promesse zittite
eco di parole
sentite e ritrite
plagi o accomodate
sentimenti smemorati
seppur d'interiore forza
allontanati
felicità blanda
diradata
dal poco nervo
di pochi istanti
una manciata
innalzata
a calmare le facce
a coprire le fessure
abbattere le alture
permalosa
esagerata
da creare pianti
fino a sentirsi alti
poi scomparire
promesse zittite
eco di parole
sentite e ritrite
plagi o accomodate
sentimenti smemorati
seppur d'interiore forza
allontanati
felicità blanda
diradata
dal poco nervo
di pochi istanti
una manciata
Eppure guardo ancora li
dove ogni passo
mi ricorda il tuo,
dove il muretto siede la tua ombra .
Mi soffermo
e abbasso gli occhi
lasciando al vento
la carezza più dolce.
Quel soffio
è l'unico rumore rimasto
del tuo andare...
A piccoli passi .
dove ogni passo
mi ricorda il tuo,
dove il muretto siede la tua ombra .
Mi soffermo
e abbasso gli occhi
lasciando al vento
la carezza più dolce.
Quel soffio
è l'unico rumore rimasto
del tuo andare...
A piccoli passi .
Guardo il calendario: oggi è il 30 di dicembre
lo guardo ancora e ci vedo l'estate
Vedo il colore di un verde che si spegne
vedo occhi tristi riflessi in uno specchio
Vedo tanti fiori tante nuvole di fumo
tanti colori in quest'immenso cielo
tante luci che si spengono al mio passare
Vedo tante cose da raccontare
L'aria si fa pesante il poco cielo grigio
tante gocce gelate sono a terra
e bagnano i colori di un nero
che non va più via
Bolle di sapone color vermiglione
verde speranza e rosso amore
bolle che ti scoppiano sotto gli occhi
accecati ormai
lo guardo ancora e ci vedo l'estate
Vedo il colore di un verde che si spegne
vedo occhi tristi riflessi in uno specchio
Vedo tanti fiori tante nuvole di fumo
tanti colori in quest'immenso cielo
tante luci che si spengono al mio passare
Vedo tante cose da raccontare
L'aria si fa pesante il poco cielo grigio
tante gocce gelate sono a terra
e bagnano i colori di un nero
che non va più via
Bolle di sapone color vermiglione
verde speranza e rosso amore
bolle che ti scoppiano sotto gli occhi
accecati ormai
Divagazioni aritmetiche
spalancano angoli smussi
d'entrate secondarie
dalle sensazioni primordiali
sui guangiali precotti
appoggiati ai lati del cuscino
e i capelli arruffati disciolti
pettinati con corde d'avorio
dei tappewere reconditi
ultrasuoni le mani
poi brame artigliose
graffiano schiene gia ruvide
appoggiate a fili spinati delimitanti
amore ed odio
e conditi con lame di limone
a caratteri insinuati
sperduti nelle parole
groviglio solo di lettere
messe a caso per costruire parole
inutili
e divergenti
spalancano angoli smussi
d'entrate secondarie
dalle sensazioni primordiali
sui guangiali precotti
appoggiati ai lati del cuscino
e i capelli arruffati disciolti
pettinati con corde d'avorio
dei tappewere reconditi
ultrasuoni le mani
poi brame artigliose
graffiano schiene gia ruvide
appoggiate a fili spinati delimitanti
amore ed odio
e conditi con lame di limone
a caratteri insinuati
sperduti nelle parole
groviglio solo di lettere
messe a caso per costruire parole
inutili
e divergenti
C'era solo una strada
di fronte a me
e con lo sguardo, la seguivo,
come ogni giorno,
camminando tra molta gente che,
come me, ciechi,
si muovevano in tutta fretta,
come formiche indaffarate,
in scatole chiamate città.
Casualmente mi trovai
a distogliere lo sguardo dalla via,
dove eravamo tutte marionette.
Svoltai ad un incrocio della vita.
Mi accorsi che i miei occhi vedevano,
per la prima volta,
cose nuove e non ero cieco.
Vedevo che, oltre le consuetudini,
esisteva un nuovo vivere.
Vidi che, oltre il grigio e il fumo,
c'era l'azzurro del cielo infinito,
dove i sogni volavano liberi
e non confezionati dai media
o arrotolati sui giornali.
Assaporai l'aria della libertà,
liberandomi da tutti i mali
che ci avevano dato in dotazione,
per restare schiavi di noi stessi,
perché non c'è miglior servo
di colui che vuole rimanere servitore,
per paura di volare.
Quel giorno incontrai te, libertà e,
con te, portavi un grande dono,
l'amore e il perdono.
Piccola e tremante ti vidi il giorno
che bussasti alla mia casa.
Coi capelli tuoi arruffati
i piedi scalzi e infreddoliti,
mi tendevi la manina
ed in bocca: un'amara filastrocca.
<<Ti prego signora, ti prego!
Fai la carità a una poverella
di fame e di freddo sto morendo.
Dai qualcosa a chi non ha fortuna
e la tua, più grande diventerà>>.
Povera, tenera bambina!
Non è molto che sei nata
ma già fuori sei dal gioco.
I tuoi occhi azzurro mare
non ti possono aiutare.
Io ti diedi un eurino
di mia figlia, un abitino
ed un paio di scarpine.
Poi ti diedi un biscottino
e richiusi la mia porta.
L'indomani ch'ero uscita,
ti rividi in una strada.
Eri scalza e infreddolita.
Ti guardava una signora
a cui tendevi la manina
e di nuovo avevi in bocca
la tua amara filastrocca.
che bussasti alla mia casa.
Coi capelli tuoi arruffati
i piedi scalzi e infreddoliti,
mi tendevi la manina
ed in bocca: un'amara filastrocca.
<<Ti prego signora, ti prego!
Fai la carità a una poverella
di fame e di freddo sto morendo.
Dai qualcosa a chi non ha fortuna
e la tua, più grande diventerà>>.
Povera, tenera bambina!
Non è molto che sei nata
ma già fuori sei dal gioco.
I tuoi occhi azzurro mare
non ti possono aiutare.
Io ti diedi un eurino
di mia figlia, un abitino
ed un paio di scarpine.
Poi ti diedi un biscottino
e richiusi la mia porta.
L'indomani ch'ero uscita,
ti rividi in una strada.
Eri scalza e infreddolita.
Ti guardava una signora
a cui tendevi la manina
e di nuovo avevi in bocca
la tua amara filastrocca.









