Le pareti già trasudano
il loro caldo colore
Sembrano sciogliersi
su lenzuola liscie
La stanza sa di segreti
da sussurrarsi intimamente
da labbro a labbro
piano, dolcemente
intanto la pelle assorbe
scarlatti riflessi
dal gioco di candele accese
e il sangue si fa fiume,
un filo veloce di fuoco
tra i muscoli contratti in attesa
mentre morbidi cuscini
sparpagliati in ogni dove
invocano morbidi abbandoni
Bellissimi tappeti orientali
sembrano srotolare desideri
Un fumo dolce sale e vela
i nostri corpi in giochi d'ombra
Uno specchio nell'angolo
cattura un bacio intenso
e la danza delle mani sui fianchi
Un calice di vino e nettare sciolto
a cui bere, la tua bocca
rossa e accogliente
come questa alcova
e una finestra come occhio curioso,
a cui concedere un attimo
delle nostre voluttà
prima di bruciare nel cremisi
il loro caldo colore
Sembrano sciogliersi
su lenzuola liscie
La stanza sa di segreti
da sussurrarsi intimamente
da labbro a labbro
piano, dolcemente
intanto la pelle assorbe
scarlatti riflessi
dal gioco di candele accese
e il sangue si fa fiume,
un filo veloce di fuoco
tra i muscoli contratti in attesa
mentre morbidi cuscini
sparpagliati in ogni dove
invocano morbidi abbandoni
Bellissimi tappeti orientali
sembrano srotolare desideri
Un fumo dolce sale e vela
i nostri corpi in giochi d'ombra
Uno specchio nell'angolo
cattura un bacio intenso
e la danza delle mani sui fianchi
Un calice di vino e nettare sciolto
a cui bere, la tua bocca
rossa e accogliente
come questa alcova
e una finestra come occhio curioso,
a cui concedere un attimo
delle nostre voluttà
prima di bruciare nel cremisi
6 commenti
Nell’acquerello degli addii
scivola una lacrima come foglia,
apostrofo del nostro amor perduto
in questo sfratto d’anima confuso.
Amandoti
fui sorso di primavera,
chicco acceso dal silenzio,
grano di cuore al risveglio,
mareggiata di sole terso.
Fiorisce questa lettera al dolore,
apostrofo del nostro amor perduto
in questo porto di cuor distrutto.
scivola una lacrima come foglia,
apostrofo del nostro amor perduto
in questo sfratto d’anima confuso.
Amandoti
fui sorso di primavera,
chicco acceso dal silenzio,
grano di cuore al risveglio,
mareggiata di sole terso.
Fiorisce questa lettera al dolore,
apostrofo del nostro amor perduto
in questo porto di cuor distrutto.
Incendierò i tuoi occhi, la tua bocca,
le tue mani,
con il mio provocante calore.
Suderai passione e tormento
quando pronuncerò il tuo nome.
Mi ascolterai in silenzio
e sarai solo mio.
Ti benderò e ti farò scoprire
la vera trasgressione.
Le mie mani ti scalderanno,
ti cercheranno, ti provocheranno.
Toglierò ogni lato oscuro dalla tua mente
e la brucerò con il mio fuoco.
Sentirai i brividi lungo il corpo
e non potrai più fare a meno di me!
le tue mani,
con il mio provocante calore.
Suderai passione e tormento
quando pronuncerò il tuo nome.
Mi ascolterai in silenzio
e sarai solo mio.
Ti benderò e ti farò scoprire
la vera trasgressione.
Le mie mani ti scalderanno,
ti cercheranno, ti provocheranno.
Toglierò ogni lato oscuro dalla tua mente
e la brucerò con il mio fuoco.
Sentirai i brividi lungo il corpo
e non potrai più fare a meno di me!
Torna,
torna ad abitarmi feroce idea del cuore,
torna ad abitarmi feroce idea del cuore,
mischia ancora grano al sogno, musica alle rose.
Voglio dire un si al giorno,
alle ore verdi,
e anche a me stessa
Torna,.
Voglio dire un si al giorno,
alle ore verdi,
e anche a me stessa
Torna,.
che in riva al fiume non so più cantare;
in giro vado ad annusare strade,
spargendo incensi di preghiera.
Sono tragiche finestre chiuse
nelle casa che mi offrivi.
Torna …
che non ci sei mai stato,
che non ci sei mai stato,
luogo ameno che mi ha solo sfiorato.
E poi, torna,
per quella dolce guerra:
per quella dolce guerra:
voglio sentire un fremito d'amore per tutta la terra!


Non rispondi, sei triste, un’ombra vela i tuoi begli occhi
Un fiore è stato calpestato o hanno spezzato il cuore ad un colombo
Il silenzio mette i suoi occhi al riparo e tu stai per scoppiare
È così per un giglio nel suo seme e le api hanno pudore
A toccarlo per non fargli male.
Ma tu cos’hai?
Non è normale il viso chiuso
contro cui si schianta la mia bocca
la tua voce non la riconosco
mi parli di morte di giustizia fatta a pezzi
ideali in rovina sangue sparso sopra i muri
di eroi piegati al dittatore sotto il peso di raffiche di mitra
Hai sentito anche tu
Le grida dei tori spaventano ora la folla accorsa per vederli uccisi
E desidera in cuor suo che l’assassino ripieghi la spada sul suo corpo
Tu però risenti il grido del poeta
Lorca è nel cuore e per te che fu mistero l’accasciarsi di un gigante
Ora è chiaro che il suo cuore era d’uomo vero
E io t’aggiungo Guernica ed i salti della bestia quando più di mille agnelli
Vide stramazzare e la madre sepolta sotto le mura col bimbo in fasce sotto il corpo
Non valeva che un chicco di riso o il suono stupido di trenta denari
E s’unisce ora il canto del fucilato al grido degli studenti ad Atene
All’ultimo sguardo di Allende che muore
Ai morti sotto il segno della tortura
Al baraccato che difende la sua casa
Al gorgo di sangue dei fucilati a Giakarta
Perché dovunque la bestia ha la ragione
Lì ha la sua voce di piombo e paura
Noi da sempre conosciamo il suo nome
Ed i flutti di sangue in cui non ha imparato a muoversi
Non piangere Susanna
Anche per te pagherà il dittatore
Per questo peccato commesso sui tuoi sedici anni
Per i sogni fucilati e lasciati in agonia nel tempo
Senza che una lacrima possa resuscitarli
Un fiore è stato calpestato o hanno spezzato il cuore ad un colombo
Il silenzio mette i suoi occhi al riparo e tu stai per scoppiare
È così per un giglio nel suo seme e le api hanno pudore
A toccarlo per non fargli male.
Ma tu cos’hai?
Non è normale il viso chiuso
contro cui si schianta la mia bocca
la tua voce non la riconosco
mi parli di morte di giustizia fatta a pezzi
ideali in rovina sangue sparso sopra i muri
di eroi piegati al dittatore sotto il peso di raffiche di mitra
Hai sentito anche tu
Le grida dei tori spaventano ora la folla accorsa per vederli uccisi
E desidera in cuor suo che l’assassino ripieghi la spada sul suo corpo
Tu però risenti il grido del poeta
Lorca è nel cuore e per te che fu mistero l’accasciarsi di un gigante
Ora è chiaro che il suo cuore era d’uomo vero
E io t’aggiungo Guernica ed i salti della bestia quando più di mille agnelli
Vide stramazzare e la madre sepolta sotto le mura col bimbo in fasce sotto il corpo
Non valeva che un chicco di riso o il suono stupido di trenta denari
E s’unisce ora il canto del fucilato al grido degli studenti ad Atene
All’ultimo sguardo di Allende che muore
Ai morti sotto il segno della tortura
Al baraccato che difende la sua casa
Al gorgo di sangue dei fucilati a Giakarta
Perché dovunque la bestia ha la ragione
Lì ha la sua voce di piombo e paura
Noi da sempre conosciamo il suo nome
Ed i flutti di sangue in cui non ha imparato a muoversi
Non piangere Susanna
Anche per te pagherà il dittatore
Per questo peccato commesso sui tuoi sedici anni
Per i sogni fucilati e lasciati in agonia nel tempo
Senza che una lacrima possa resuscitarli
Ascoltami amica mia, forse luna,
Forse oscurità forse foglia che
Si spezza sotto il passo dell'autunno
Sono inquieto e non posso
Farci nulla
Vorrei
Resistere
A questa solitudine che specchia
Il suo volto
Nella mia anima dalla fronte
Aggrottata
E ti guardo dallo specchio e rido
non può essere vero che ti sto baciando
nel tuo regno incantato. Ho letto
il tuo desiderio nascosto, il cambio
delle coordinate, i giochi d’ombra
le fitte al costato invece dell’orgasmo
i tempi declinati al futuro. E ora
che hai dita di seta tra le trasparenze
della luce dell’estate, le desinenze
in coda al tramonto -la rima colora
i frame sfocati- magari saremo uno spasmo
tra echi di cornamusa oppure ambra
nei movimenti dell’alba, il tempio
dei suoni ovattati, il verso corretto
del finale da fiaba. Dimmi come e quando
saremo punti di luce nel nostro nido.

In quest’estate torrida
che avrebbe dovuto essere
gioiosa e versatile
e invece negativa in tutti i sensi
a deprimere quella gioia e quella serenità
dell’esistenza.
Oggi la vita non è vissuta più
all’insegna dell’umanità
e della fratellanza
se in una notte torrida ed orrenda
senza cielo e né terra
cessa il respiro nel silenzio e nell’indifferenza.
Un essere ignaro ed innocente
consegnato alla mercé di un energumeno
e di due lacchè suoi compari:
gente di vuoto d’anima in questo tempo
che pare senza Dio…
dalla vita, alla paura, al dolore
si passa alla morte
che spegne quell'aura luminosa.
Straniera terra che hai fagocitato
il solco lungo di quel petto
lontano dai propri cari in gelida solitudine
in una notte di bufera e di follia.
Umanità smarrita
che all’ululare dei venti
si guarda da sponde opposte,
non si aggrega e non aiuta
credendo di avere così mani pulite
anche se il rosso sangue
scorre per le vie.
Anche nel deserto fioriscono rose.
L'universo intero, urlante, ti chiama.
Ma tu dove sei? Dove hai ricetto?
Forse eri un Dio bambino
quando giocasti ad inventare il mondo.
Ed ora, noi, con le nostre cattedrali,
grattacieli e le atomiche bombe!
Non siamo altro che tenui bagliori
in un angolo della tua soffitta.
Abbandonati, perché venuti a noia!
Ci avranno mai pensato i grandi del pensiero?
Boh!
L'universo intero, urlante, ti chiama.
Ma tu dove sei? Dove hai ricetto?
Forse eri un Dio bambino
quando giocasti ad inventare il mondo.
Ed ora, noi, con le nostre cattedrali,
grattacieli e le atomiche bombe!
Non siamo altro che tenui bagliori
in un angolo della tua soffitta.
Abbandonati, perché venuti a noia!
Ci avranno mai pensato i grandi del pensiero?
Boh!
Nel riflesso di una luna scarlatta
con i piedi nudi sulla erba
mentre con le mani tremanti
stringo forte il mio cuore,
Dea perdonami.
Non sono stato all'altezza,
ho sprecato la freccia d'oro
per uno stupido gioco.
Soffoca il mio pianto,
come quando recido una vita.
Dai pace al mio corpo,
come io ho fatto con i suoi resti.
Nascondimi nel fitto del tuo bosco.
Fammi diventare ombra tra le ombre,
sussurro tra le foglie,
cristallo nella roccia.
Questo mio ultimo componimento
lo dedico a te dolce orchidea,
ispirato dall'amore che sento
spazzia via il male come marea
Il cuore condannato al mal contento
trova la felicità vedendo una dea
miste emozioni gli dan nutrimento
di loro divenne grande moschea
Tu a quest'animo hai dato salvezza
viso tuo è dotato di un dono
cura gli animi dall'odio esiziale
con la sua notevole dolcezza,
simile a quel meraviglioso suono
che vien emesso dalle onde del mare
lo dedico a te dolce orchidea,
ispirato dall'amore che sento
spazzia via il male come marea
Il cuore condannato al mal contento
trova la felicità vedendo una dea
miste emozioni gli dan nutrimento
di loro divenne grande moschea
Tu a quest'animo hai dato salvezza
viso tuo è dotato di un dono
cura gli animi dall'odio esiziale
con la sua notevole dolcezza,
simile a quel meraviglioso suono
che vien emesso dalle onde del mare











