Suona di pace il posto da dove vengo.
Senza sapore ne' odore ,
ne' affanno dei sensi.
Il posto da dove vengo,
è il posto che sai che esiste solo dopo averlo lasciato.
E' un luogo di quiete,
di vuoto e buio,
quando sei pieno di dolore e abbagliato dalle possibilità.
Vorrei tornare nel posto da dove vengo,
solo per un pò..
Un istante.
L'ultimo.
Forse per sempre.
Senza sapore ne' odore ,
ne' affanno dei sensi.
Il posto da dove vengo,
è il posto che sai che esiste solo dopo averlo lasciato.
E' un luogo di quiete,
di vuoto e buio,
quando sei pieno di dolore e abbagliato dalle possibilità.
Vorrei tornare nel posto da dove vengo,
solo per un pò..
Un istante.
L'ultimo.
Forse per sempre.
6 commenti
Vane le ali di carne
per chi sa che essa
è misera davanti all'infinito
pelle destinata ad avvizzire
come un petalo
e piume caduche
Il destino perfino delle aquile
il mio volo inizia dalle viscere
di un sogno che si guadagna
palmo a palmo il cielo
non senza dolore e sforzo
il mio decollo nel cuore del divino
è frutto di espiazione
un amplesso con l'immenso
per chi sa che essa
è misera davanti all'infinito
pelle destinata ad avvizzire
come un petalo
e piume caduche
Il destino perfino delle aquile
il mio volo inizia dalle viscere
di un sogno che si guadagna
palmo a palmo il cielo
non senza dolore e sforzo
il mio decollo nel cuore del divino
è frutto di espiazione
un amplesso con l'immenso
Risorto,intraprendo un nuovo cammino,
dentro l'animo ho una grossa lapide
di sogni incisi con un bulino,
uno vivo,vittima,di serpi acide.
Lacerato e sempre sotto mirino
vuole salvarsi,raggiungere l'apice
risplendere come il sole al mattino
dopo le innumerevoli notti aride
dentro l'animo ho una grossa lapide
di sogni incisi con un bulino,
uno vivo,vittima,di serpi acide.
Lacerato e sempre sotto mirino
vuole salvarsi,raggiungere l'apice
risplendere come il sole al mattino
dopo le innumerevoli notti aride
Crani d’argilla,
come indomiti scrigni
mostrano
mostrano
desideri buffi,
tiri mancini,
tiri mancini,
minuscoli segnali.
Crociate fiammeggianti
profetizzano un- io sono-
tra le quinte del tempo
cancellando a noi il ricordo.
Passano,
affrettati o lenti;
vanno e vengono
tra fanatismi neri
e foschi.
e foschi.
Come attori smaliziati
d’ìmprovvisi addii,
si baciano impazziti
davanti ai nostri morti.
Gente,
senza un salice piangente,
Gente,
senza un salice piangente,
e io piango nel deserto, le menzogne.


Le trame di un film si fanno intricate
Né seguono altre puntate
Corrodono lo schermo lo bucano dentro
E tu protagonista assoluto
Ti muovi incapace
Sai camminare dentro senza calore
Strappando qua e là anche un po' d'amore
Mai vero , solo di cartone.
Sequenze di parole si susseguono
Reciti in modo perfetto
Mai riuscirai ad esprimere affetto
Nell'orizzonte del cielo
Senza il respiro di un anelo.
Movenze e moine
Chiuderanno la fine
Di una storia perfetta
Che come te difetta.
Né seguono altre puntate
Corrodono lo schermo lo bucano dentro
E tu protagonista assoluto
Ti muovi incapace
Sai camminare dentro senza calore
Strappando qua e là anche un po' d'amore
Mai vero , solo di cartone.
Sequenze di parole si susseguono
Reciti in modo perfetto
Mai riuscirai ad esprimere affetto
Nell'orizzonte del cielo
Senza il respiro di un anelo.
Movenze e moine
Chiuderanno la fine
Di una storia perfetta
Che come te difetta.
Accecante il mese s'apre
per pochi giorni ancora
all'anima-profumo
mentre il corpo pesa invece
sulla sedia e lo si sente cadere
a sera, e a sera sarà intriso
del primo freddo.
Alzavamo il naso a cenere cosmica e
siamo rimasti pieni di occhi e di tagli
nelle nicchie secche ormai della genziana.
Quando la purezza di un cuore,
tocca la profondità di una lacrima,
nasce il vero sentimento.
I nostri occhi luccicano di nuovo
come la primavera alle porte
e le nuvole danno spazio al sole.
Ci lasciamo avvolgere
dal suo profumo che ci inebria.
Ci lasciamo accarezzare nel profondo
e ritorniamo a lasciarci amare.
Ci abbandoniamo ad un bacio
di pura passione che ha conquistato
di nuovo il nostro cuore
e sorridiamo come non abbiamo mai fatto prima,
donando ancora più amore.
tocca la profondità di una lacrima,
nasce il vero sentimento.
I nostri occhi luccicano di nuovo
come la primavera alle porte
e le nuvole danno spazio al sole.
Ci lasciamo avvolgere
dal suo profumo che ci inebria.
Ci lasciamo accarezzare nel profondo
e ritorniamo a lasciarci amare.
Ci abbandoniamo ad un bacio
di pura passione che ha conquistato
di nuovo il nostro cuore
e sorridiamo come non abbiamo mai fatto prima,
donando ancora più amore.
Donna
mi sei entrata dentro.
Dentro la pelle mi hai penetrato.
Sulla mia mano il sapore dell’anima tua
e le mie labbra non hanno sufficienza forza
da stringerla.
Resto così in attesa del latte del tuo seno,
e come bambino appena uscito
dal ventre di sua madre,
la fame della mia bocca
arpeggia in tutte le linee del mio corpo.
Donna,
c'è nel mio cuore come un fuoco ardente,
chiuso nelle mie ossa;
fin dentro la cartilagine
mi sforzo di contenerlo...
ma non posso.
E diviene marea impazzita in queste mie vene
la tua seduzione di donna.
La stessa seduzione con cui miele cola dal favo
ed io avidamente me ne ubriaco.
E come ubriaco barcollante e tremolante
stendo il mio corpo accanto al corpo tuo di donna.
Donna,
non sai donna,
di come sfugge alle briglie del mio petto
l’anima mia,
quando m'avvicino alla presa
del tuo respiro.
Di come sgusciano le mani;
si svincolano le labbra,
nel mio desiderabile cercarti.
E quando il tuo fiato toglie ogni freno
alle linee delle mie mani;
alle curve delle mie labbra,
e con passione ti inclini su di me,
imploro perdono a Dio...
giacché io ti elevo
ad unica dea
del cuor mio.
mi sei entrata dentro.
Dentro la pelle mi hai penetrato.
Sulla mia mano il sapore dell’anima tua
e le mie labbra non hanno sufficienza forza
da stringerla.
Resto così in attesa del latte del tuo seno,
e come bambino appena uscito
dal ventre di sua madre,
la fame della mia bocca
arpeggia in tutte le linee del mio corpo.
Donna,
c'è nel mio cuore come un fuoco ardente,
chiuso nelle mie ossa;
fin dentro la cartilagine
mi sforzo di contenerlo...
ma non posso.
E diviene marea impazzita in queste mie vene
la tua seduzione di donna.
La stessa seduzione con cui miele cola dal favo
ed io avidamente me ne ubriaco.
E come ubriaco barcollante e tremolante
stendo il mio corpo accanto al corpo tuo di donna.
Donna,
non sai donna,
di come sfugge alle briglie del mio petto
l’anima mia,
quando m'avvicino alla presa
del tuo respiro.
Di come sgusciano le mani;
si svincolano le labbra,
nel mio desiderabile cercarti.
E quando il tuo fiato toglie ogni freno
alle linee delle mie mani;
alle curve delle mie labbra,
e con passione ti inclini su di me,
imploro perdono a Dio...
giacché io ti elevo
ad unica dea
del cuor mio.
Quando scende
nella bellezza, giù
come in terra
in bordature di odori
è quell'inabissarsi
che non chiede più
di un seme d'abbraccio.
Gli do la chiave
mi abbranca all'interno;
non c'è filo d'Arianna
a spezzarsi:
si torna
viaggio nel viaggio
cuore al cuore
e altre somiglianze.
Del tuo deserto vorrei essere l’oasi
l’acqua da bere, persino l’ombra
che ti ristora, il tramonto che colora
di rosso la sabbia, l’orma che guida
verso la notte. E al risveglio
stendere un velo sul tuo viso, essere intaglio
sulle vesti chiare, poi vederti nuda
alla luce del mattino, col sole che dora
la pelle, scioglierti il cuore e le membra
con un massaggio e una canzone d’applausi.
(con traduzione)
Mo’ basta
‘O tiempe de ‘pparole s’è fernute.
Te l’agge ditte e me so ripetute,
che, ‘ntussecusa, m’hai pigliato ‘o core
e stong’a patì pene d’ammore.
‘Nu juorne, ‘n anne, doje che to diche
nun so se l’hai capite, ma l’hai capite !
Mo’ basta !
Voglie trasì arinta a vocca toja,
vogle strizzà e zinne in fino a noia,
voglie arrivà fino al paradiso,
voglie murì si, ma col sorriso.
Cussì vedrai, in questa situazione,
nun ce sta posto pe ‘na spiegazione !
Mo basta
Il tempo delle parole è finito.
Te l’ho già detto e mi son ripetuto
Che, intossicante, mi hai preso il cuore
E sto a patir le pene dell’amore..
Un giorno,un anno,due che te lodico
Non so se l’hai capito, ma lai capito !
Mò basta !
Voglio entrare dentro alla tua bocca,
voglio mangiar le zinne in salamoia,
voglio arrivare fino al paradiso,
voglio morre si, ma col sorirso.
Così vedrai che in questa situazione
Non ci sta posto per una spiegazione !
Mo’ basta
‘O tiempe de ‘pparole s’è fernute.
Te l’agge ditte e me so ripetute,
che, ‘ntussecusa, m’hai pigliato ‘o core
e stong’a patì pene d’ammore.
‘Nu juorne, ‘n anne, doje che to diche
nun so se l’hai capite, ma l’hai capite !
Mo’ basta !
Voglie trasì arinta a vocca toja,
vogle strizzà e zinne in fino a noia,
voglie arrivà fino al paradiso,
voglie murì si, ma col sorriso.
Cussì vedrai, in questa situazione,
nun ce sta posto pe ‘na spiegazione !
Mo basta
Il tempo delle parole è finito.
Te l’ho già detto e mi son ripetuto
Che, intossicante, mi hai preso il cuore
E sto a patir le pene dell’amore..
Un giorno,un anno,due che te lodico
Non so se l’hai capito, ma lai capito !
Mò basta !
Voglio entrare dentro alla tua bocca,
voglio mangiar le zinne in salamoia,
voglio arrivare fino al paradiso,
voglio morre si, ma col sorirso.
Così vedrai che in questa situazione
Non ci sta posto per una spiegazione !
Quell’alone cupo
e funesto
che cova in un tempo
imperfetto
colmo di falsi ideali
tra crepe che stridono
come simulacro
a riportare indietro nei millenni
di un tempo remoto
castighi e supplizi divini
scevro di evoluzione
adagiato nell’odio per il diverso
inculcante agli adepti
un credo sbagliato e menzognero.
Un mondo che scorre
in una clessidra stagnante
di un buio che oscilla
in un cerchio di segreto frastuono
inviando al precipizio
vite messe a bersaglio e falciate
come pietrame triturato
dove il sangue zampilla copioso
a decretare
una morte di sillabe mute.
Nel cassetto di un comò
delle preziose e rare
perle di mare
stanziavano vicino
a un sottile e comune
filo di cotone.
Un dì qualunque
per buona educazione
tentò il filo
di far conversazione.
Gli risposero in coro
le vanitose perle:
" miserabile spago
inutile e pezzente
come ti permetti
certe confidenze?
Tu non sai con chi..."
Pose fine alla discussione
una delicata mano
che infilò piano piano
tutte le perle
nel filo di cotone.
delle preziose e rare
perle di mare
stanziavano vicino
a un sottile e comune
filo di cotone.
Un dì qualunque
per buona educazione
tentò il filo
di far conversazione.
Gli risposero in coro
le vanitose perle:
" miserabile spago
inutile e pezzente
come ti permetti
certe confidenze?
Tu non sai con chi..."
Pose fine alla discussione
una delicata mano
che infilò piano piano
tutte le perle
nel filo di cotone.
Nel paesello
al calar della sera,
riecheggia una campanella
che richiama i fedeli
alla preghiera.
Al suo suono,
alza la testa dal campo
il chino contadino,
chiude bottega il ciabattino,
si incamminan
la nonna con il nipotino
e mesti, mesti s’apprestan
andar alla chiesa,
dove si ritrovan
sui banchi a pregare,
insieme al prete, all’altare.
Onorano la Santa Madre,
in virtù di angelo del focolare,
colei che protegge i poveri cuori,
sapendo perdonare
tutti i peccatori.
al calar della sera,
riecheggia una campanella
che richiama i fedeli
alla preghiera.
Al suo suono,
alza la testa dal campo
il chino contadino,
chiude bottega il ciabattino,
si incamminan
la nonna con il nipotino
e mesti, mesti s’apprestan
andar alla chiesa,
dove si ritrovan
sui banchi a pregare,
insieme al prete, all’altare.
Onorano la Santa Madre,
in virtù di angelo del focolare,
colei che protegge i poveri cuori,
sapendo perdonare
tutti i peccatori.












