I remoti ricordi sbiaditi
E renderli vividi e vicini
E Saprò posarli leggeri sul cuore .
E Come la risacca che accarezza dolcemente la riva ,
Saprò renderli parte di me ,
Liberi d' essere .
E in questa eco
Che richiama costante il tuo nome
Saprò giocare con la verità,
Vestita di terra e di sole ,
Mentre il vento risuona
In cori di stelle .
al di là dei confini
il sole passeggia
tra ombre di pini.
Si svegliano i fiori
tra roseti e viole
dintorno colori
sussurri parole.
Azzurri lontani
chiari splendenti
un insieme di mani
e di bimbi gaudenti.
Vaste verdi distese
caldi intensi profumi
turbinio di braccia protese
sonoro gorgoglio di fiumi.
Alberi popolati di bugni
pieni carichi di miele
dalle tane sordi mugugni
nell’acqua si dispiegan le vele.
Bianche rigogliose colline
la neve bambagia celeste
cavalli dal folto crine
foto di natura albestre.
I colori del giorno
in un susseguirsi d’azioni
nel loro eterno ritorno:
passioni sensazioni emozioni.
ogni parola si scioglie nel sangue
- attendendo un bacio di inchiostro -
lo capiscono bene i poeti e i pazzi
che le passioni sono calde
- divampa l'incendio emozionale -
La poesia è un fuoco
uno di quelli che tardano a spegnersi
-solo lo doma l'acqua di una lacrima-
al bagnarsi del foglio bollente
dove trascrivi il cuore
Abbozzo d'incerto sorriso
sulle labbra leggermente socchiuse,
la tua giovane età
sa' di polvere di fata
e t'atteggi come donna navigata.
sai di voglie e pesche rosa
cerchi nuove strade
e facili cammini
da percorrere in fretta.
sei crisalide in boccio
sotto un cielo che ti accoglie.
odi parole dove i sogni si fan veri
e la musica ti prende e ti porta
nell'azzurro che avvolge
senza pesi e paure.
giovane vita, osservi, respiri
senza mai aver sospiri
nella notte più buia brillerai
e il futuro avrà anche il tuo nome
scritto sopra una stella.
sottoveste d’anima
naufragata nei silenzi,
crine d’amor spento tu sei
e vestita di spiccioli di mar
t’inalbi cheta come sera,
t’accoccoli fra i vespri del pensiero
come quel nastro rosso
prigioniero d’amor vero.
Sguardi come arnie di cielo,
radice d’uomo ti calpesta,
sverna poesia d’intelletto,
avvelena il tuo sentimento,
pelle di labbra e tempesta,
trema cicatrice d’inferno
come quel nastro rosso
spettinato d’odio eterno.
vino o spumante
tavola di cristallo e musica da piano bar
mentre il disco cantava
t'ho arruginita fino a sentirti
sfinita
e le forchette per il riso
e le parole a bocca piena
bottiglie stappate
tovaglioli volanti
e tu con la testa che ti gira
ti stendi.
Mi son chiesto:
Sarai mai
più che possessione
e altro spreco di carne,
annuso te
come docce e vagine calde
per farne mia tortura, da quel mare tuo più acerbo
falcidiato dai deserti, senza saper nuotare
m'affogo con piacere, tra i tuoi seni
i tuoi sensi.
salendo umida la mia quota più dura,
Poi restai a guardarti sorridere e bere
bevvi anche io, sorsi di tua passione
e schizzi di peccato
T'ammirai mentre discorrevi il tuo sonno
afferrai il tuo respiro
senza mai innamorarmi
m'alzai timido ti guardai
e i bicchieri ricolmi
e le bottiglie ormai calde
ma bevvi d'acqua e mangiai di carne
mentre pensieri fissavano il tuo ricordo banale
non ci dicemmo mai i nomi
salutai la mia stanza
non volli più rivederti
nel peccato ma i tuoi seni
sudati
s'appisolarono poi, per una notte
tra le mie labbra
e il suo magnifico tepore.
spingo le mie braccia su di te.
Mi aggrappo ai tuoi baci, alla tua pelle,
alla tua passione.
Mi aggrappo ai tuoi brividi,
li brucio e li faccio diventare
fiamma di me.
Brucio della tua essenza
e della tua dannazione.
Brucio assieme alla tua follia.
Ti guardo e divento il tuo inferno.
Tra le fiamme aumenta
l' ossessione di averti.
Come anime dannate
traghettiamo il nostro amore
su acque incandescenti.
I nostri corpi,
dilaniati dal tormento,
fremono alla vista
d' uno scoglio,
mentre tutt'intorno
il cielo si oscura.
Un raggio dorato
squarcia il cielo,
la pelle vibra,
i sensi si attraggono,
onde magnetiche
ci legano...
lo scoglio brucia!
È passato il tempo
delle risposte...
nel vento.
È passato
e non torna.
È tutto cambiato!
Le persone
erano uguali
al loro riflesso.
Ora no!
Ci sono cose
che anche gli specchi
non sanno più...
riflettere.
A costanti domande,
immediate risposte.
Talvolta approssimate,
travisate...
Però, lo stesso,
vengono date!
Soffia un vento
diverso.
Il mondo... in meglio
è cambiato!
Le persone no!
Cavalcano onde
cercando gloria
e si illudono,
ogniuna per sé...
d'inventare la storia.
Chissà se è il cervello che parla
chissà, se è la coscienza
oppure l’anima, invenzione divina
benefattrice di ogni clemenza.
Sono stato sposato
venerai una donna per anni,
la fede lo permetteva!
offrivo messa ogni giorno
e coccolavo i figli,
quando il paese dormiva.
Il Nuovo Mondo: immense praterie
dimoravo nel secolo ventuno
ma in quel posto c’era una chiesa
trasferita da un tempo lontano.
Tra umili mura vivevo,
mentre l’alba bussava alla porta
svegliavo mia moglie
e scendevamo dal letto
il suo sorriso: quanto splendore!
vestivamo i figli assonnati
ma non erano gli unici
a cui portavo rispetto.
Proprio lì, nella casa del Signore
predicavo le gesta di uomini giusti,
dove un tizio in fondo ascoltava
tra occhi fedeli, districati nei posti.
Con aria balorda sorrideva
denti marci e un abito sgualcito
il sole entrava dalle vetrate
ma aveva paura del suo vestito.
Avvolto nell’ombra egli si alzò
la mia bocca soleva parlare
e i tre angeli a cui badavo
sedevano davanti, ad ascoltare.
La mia consorte suggeriva
i versi dei salmi che dimenticavo
la prole rideva sulle parole
che saltuariamente incespicavo.
E proprio l’uomo nero
col suo passo sinistro
avanzò da solo, senza disturbo
come un sommo ministro.
Quindi l'onnipotente
decise di poter imitare
sotto il pastrano teneva una cosa,
Il fucile d’assalto volle scoprire!
Quel rombo fu simile al tuono
ampliato dal peso della sua frustrazione
un bagliore di morte uscì dalla canna
colpendo i fedeli, attenti al sermone.
Privò il mio cuore con il suo gesto,
due poveri anziani, amici da tempo
e prima di ingoiare la canna fumante
tuonò tre colpi verso di loro…
la sacra famiglia che avevo creato
cadde a terra, in un istante.
La perdizione bussò alla porta
l’odio sussurrava vendetta
divenni cattivo e facile all’ira
i miei seguaci guardavano il futuro
“torna tra noi, abbiamo bisogno di te”
ripetevano in coro, oltre il giardino
e io chiuso a chiave imploravo
il coraggio nell’ingoiare cianuro.
Non fu la notte a portare consiglio
ma una voce tra mille
reduce di svariati travagli
che per salvarmi la vita
azzardò una follia...
egli era il mio medico
professore di stirpe
ed eccelso chirurgo,
distrusse una barriera morale
con prorompente energia.
Un esperimento inconsueto
non invasivo e mai attuato:
dal profondo i sentimenti inibisce
eliminando ogni traccia del passato.
Comprendo il benessere
qui e ora, sdraiato in una sala
e dopo i suoi scongiuri,
l’amico dottore mi ha sorriso
opprimerà il desiderio di furia,
insito nel sistema limbico
un abominio, forse...
ma questo è ciò che ho deciso!
Aiutami Dio, reggimi forte,
la gente critica la mia decisione
le dita che puntano sono pesanti,
ho perso tutto dopo l’operazione.
Dieci Natali, senza più un albero
la casa puzza di polvere stantia
bevo un goccio ed esco solitario
complice solo la mia completa afonia.
Smarrita la voce per la vergogna
raccolsi l’abito
che mi rese famoso
volevo tornare a diffondere bene
ma esso era sporco e malconcio,
ormai in disuso.
Non c’è posto per me
questo è il fardello!
la tristezza naviga austera
e lo specchio che tronfio osservavo
davanti a me mostra l’oblio,
del karma la parte più nera.
Non trovo il coraggio di guardare
Non trovo il coraggio di vedere,
la comunità che spezzai
mi detesta, ma osa giudicare.
Ascolto i demoni che ridono
invadenti scaldano il letto
nuovamente torno allo specchio
sudato e palpitante, mi rifletto.
L'ombra di vissuto rimane dietro
somiglia a un’orribile strega
serro gli occhi, digrigno i denti
mentre l'essere, nel profondo annega.
Corro fuori, oltre il giardino
ho un compito da terminare
una gamba supera l’altra,
l’epinefrina induce a scattare.
Ecco, coloro che mi esecrano
gente di chiesa e dirimpettai:
“Hai distrutto un pilastro,
implora la remissione e ti redimerai”.
Tremo, entrando in quell’edificio
il corridoio conduce a una porta
l’infermiere recita raccomandazioni,
sparendo nel nulla come un fantasma
l’entrata dista due passi
varco la soglia nel buio più pesto
accovacciato in un angolo
egli respira, con l’affanno dell’asma.
Fosse quello il problema peggiore!
il suo volto è una camicia di forza
i connotati si stringono
in un'espressione di sofferenza.
“Sono vicino e in ginocchio
scalda il mio cuore angosciato
concedi a me la pietà,
che una volta avrei meritato”.
“Caro pastore, compagno d’infanzia
la superbia regnava sovrana
feci un errore di calcolo
ho perduto te, oltre me stesso!
il tuo sguardo si lobotomizza
e i farmaci servono a poco,
ma nel profondo lo sai…
il mio scopo non era il successo”.
“La fede avrebbe amato la scienza
guarendoti dalla sete di collera
mi accorsi però che l’organo grigio
è un complicato Universo, in miniatura”
“Lotto coi diavoli infernali
domando la tua misericordia,
l’ultimo sforzo del discepolo
che fervente, testimoniò meraviglia”.
“La tragedia tocca l’epilogo,
un gesto lucido ti muove la mano,
liberando il mio spirito
dalle catene
allora mi accarezzi la testa,
un torrente di lacrime sgorga in piena
davanti al vero e unico
uomo per bene”.
e sorgesti tra ghiacci senza fine.
Si gelarono i pensieri per cercarti.
Lenta, lenta, inesorabile fu l'ibernazione.
Non sarà forse eterna
seppur la chiamo fine.
Chissà...
Forse un nuovo sole
in altra era, scioglierà ghiacciai
inabissando il mondo.
Correnti segrete muoveranno fanghi.
Si ritireranno le acque infine.
Sorgeranno paradisi
che si credevano perduti.
Rivedremo Atlantide
e i suoi abitanti.
Parleremo la loro lingua,
non ci chiameranno stranieri.
Non saremo bianchi, nemmeno neri.
Saremo di colori simili ad arcobaleni.
In cielo voleranno ali giganti,
ma non avranno artigli né appuntiti becchi.
Nessuno volerà mai in cerca di prede.
Ne camminerà tra boschi
strappando anime alle carni.
La sera ci si troverà attorno a un fuoco
che nessuno avrà rubato agli Dei.
Sarà stato recato in dono dagli stessi,
che ameranno sedersi accanto a noi.
Non più mortali; perché già morti.
Ma sempre e ovunque, tra spazio e tempo,
Anime capaci di grandi sogni.
dove sotto ogni stella
ho visto fiorire roseti
e petali cadere
sulla sabbia che amavo
infrangevano
le onde del mare
mentre l’albero
spandeva le sue foglie
e non facevano più ritorno
sopra i rami
ora
conosco il destino
delle tante stagioni
una veste gli alberi
l’altra li spoglia
la terra è un amore
un luogo assoluto
dove a ognuno
è dato scoprire
il suo cielo
allontanarmi da te
solo con il corpo non basta
non vi sarà più distanza
se il cuore resta.
avverto farne parte.
o farne parte.
Amo levarmi presto
nelle mattine estive,
al canto degli uccelli
che arriva da sopra gli alberi,
e l'allodola canta insieme a me.
Ho il calore del tuo abbraccio
che m'infonde amore e coraggio
nel prosieguo della giornata,
è un cerchio di affetti consolidati il nostro
che raggiunge con semplicità
la fibra del cuore.
Amiamo il nostro lido,
l’unico che ambiamo abitare
dov’è piantata la nostra radice.
Osservo le tue mani lavorare
nell'umidità della nera terra,
rastrellare, scavare solchi,
piantare semi, tagliare arbusti,
strappare erbacce
perché il prato del nostro giardino
sia eden prezioso.
Un sogno vissuto ad occhi aperti
il nostro connubio,
un vivere semplice ed agreste
che ci tiene legati agli stessi desideri ed ideali
e c’invola in armonia nel nostro divenire
benedicendo il nostro risveglio.












