
Fu il vento caldo
di quella natura incontaminata
a trascinarmi
col suo ammaliante canto
dentro un groviglio d’emozioni:
- un languore –
che mi cinse d’assedio
e m’avviò verso quel sorriso,
verso quello sguardo…
e fu come un bagnarsi
nel blu di nuovi orizzonti.
Fu un destino
di travolgente passione
a condurmi
nel biancore e nella luce
dell’aurora
dirigendomi in nuovo mattino
nel profumo e nel tremore
di un’aura rovente.
Scansa
l'aria umida
scavalcando le foglie
arrampicando le braccia
scala
le correnti contrarie
formando coni
sbattendo i denti
plana
ai piedi dei marciapiedi
mescolando gli aghi
accatastando amici
Fugge
rincorsa dai viali
trascinando i pensieri
limitando l'andirivieni
d'immagini solite
verso comode
vittorie
l'aria umida
scavalcando le foglie
arrampicando le braccia
scala
le correnti contrarie
formando coni
sbattendo i denti
plana
ai piedi dei marciapiedi
mescolando gli aghi
accatastando amici
Fugge
rincorsa dai viali
trascinando i pensieri
limitando l'andirivieni
d'immagini solite
verso comode
vittorie
Straordinaria l’aria dopo il pranzo
Che si tinge d'un colore opale.
È un silenzio misurato dal respiro
Sa dei ritmi del cuore
-E mi abbandono a poco a poco
Ad un nuovo sentimento
Che mi fa chiudere gli occhi
su ogni ansia lontana.
Una trasparenza d’ambra liquida
M’imprigiona dentro-un lieve sonno
-E mi viene da sperare
Di svegliarmi più nutrita e avvolta
Da me stessa;
-Dalla grazia del mio amore
Del mio grande unico amore!


Note gravi
intonate dalle tue dita
strisciano sulla mia carne
- mentre il silenzio ascolta assorto -
il coro degli spettri ulula,
leggo un gelido labiale
su volti senza occhi
- la notte accompagna melodie distorte -
e tu streghi la mia anima
trasformandomi in pietra,
assiderandomi le vene
- impazziti gli strumenti hanno vita propria -
anche il buio ha un suono
che si fa frastuono
mi assorda e mi stordisce
- legioni ballano nel sottosuolo della mente -
e gli inferni vibrano nel fuoco,
voci di dannati ammorbate
da oscure formule uscite da un'ordalia
- l'arte maledetta dell'incanto mi rapisce -
canne d'organo in fiamme
in una sala rovente
il ghiaccio di un richiamo
- e non posso non rispondere -.
intonate dalle tue dita
strisciano sulla mia carne
- mentre il silenzio ascolta assorto -
il coro degli spettri ulula,
leggo un gelido labiale
su volti senza occhi
- la notte accompagna melodie distorte -
e tu streghi la mia anima
trasformandomi in pietra,
assiderandomi le vene
- impazziti gli strumenti hanno vita propria -
anche il buio ha un suono
che si fa frastuono
mi assorda e mi stordisce
- legioni ballano nel sottosuolo della mente -
e gli inferni vibrano nel fuoco,
voci di dannati ammorbate
da oscure formule uscite da un'ordalia
- l'arte maledetta dell'incanto mi rapisce -
canne d'organo in fiamme
in una sala rovente
il ghiaccio di un richiamo
- e non posso non rispondere -.
Abbottoni la giacca
con la noncuranza
di un gesto semplice,
meccanico,
senza neppure guardare
ciò che fai.
E respiri lenta,
ormai sveglia
dal suono dei sogni
della notte,
poco prima delle scale
che ti accompagnano
al lavoro.
Ti immagino
nella confusione dell'ufficio,
tra facce assonnate e non,
tu, serenamente indaffarata
nelle cose che ben sai.
Chissà dove saremmo,
non ci fosse tutta questa
modernità,
un mattino di novembre,
freddo ma pulito,
nel mondo.
con la noncuranza
di un gesto semplice,
meccanico,
senza neppure guardare
ciò che fai.
E respiri lenta,
ormai sveglia
dal suono dei sogni
della notte,
poco prima delle scale
che ti accompagnano
al lavoro.
Ti immagino
nella confusione dell'ufficio,
tra facce assonnate e non,
tu, serenamente indaffarata
nelle cose che ben sai.
Chissà dove saremmo,
non ci fosse tutta questa
modernità,
un mattino di novembre,
freddo ma pulito,
nel mondo.
S’annebbia a poco a poco l’eco
del mondo muto e lago incalza
il febbrile e dissepolto volto
spettatore a ceppo d’universo, ansa.
Col petto al senno e il sogno al giogo
plana sull’anima il rimorso
d’occhi intrisi all’eterno patto
sospiro di temerario inietto.
Al mutar l’anima la malinconia
stringe la mancanza al cappio
e l’assenza alleata ritrosia
riapre porte all’io e al suo dio.
L’idea abita e dimora la mia anima
quel che fu amore ormai non è che vana
ingestione d’avara proiezione
che nulla ama se non la sua maledizione.
del mondo muto e lago incalza
il febbrile e dissepolto volto
spettatore a ceppo d’universo, ansa.
Col petto al senno e il sogno al giogo
plana sull’anima il rimorso
d’occhi intrisi all’eterno patto
sospiro di temerario inietto.
Al mutar l’anima la malinconia
stringe la mancanza al cappio
e l’assenza alleata ritrosia
riapre porte all’io e al suo dio.
L’idea abita e dimora la mia anima
quel che fu amore ormai non è che vana
ingestione d’avara proiezione
che nulla ama se non la sua maledizione.
Vissi non sapendo di vivere,
morii sapendo di morire
e quando venne il trapasso
presi un compasso,
disegnando un cerchio
su cui sottendere le tangenti dell'esistenza.
Esse toccarono una e una sola volta il tutto
e io fui vivo ancora una volta.
La volta del cielo m'accolse.
Nell'unico primordiale mi riconobbi.
Fui polvere e macerie perse.
Fui tanto nell'esser poco in fine.
Ora tace pietra fredda e solitaria
in terra straniera.
Ora tace dilemma e oblio
mentre altrove l'anima banchetta.
morii sapendo di morire
e quando venne il trapasso
presi un compasso,
disegnando un cerchio
su cui sottendere le tangenti dell'esistenza.
Esse toccarono una e una sola volta il tutto
e io fui vivo ancora una volta.
La volta del cielo m'accolse.
Nell'unico primordiale mi riconobbi.
Fui polvere e macerie perse.
Fui tanto nell'esser poco in fine.
Ora tace pietra fredda e solitaria
in terra straniera.
Ora tace dilemma e oblio
mentre altrove l'anima banchetta.
Non negare
non pensare
che il dolore sparisce
scuotendo il capo
accompagnando
i pensieri
nell'ora in cui vorresti
quando la verità ti viene
a cercare quando stai china
e ti metti a pregare, senti il cuore
che tra una lacrima ed un sorriso
ti sprona, suggerendoti di incidere
sui palmi delle mani l'anima cresciuta
inciampata spesso, nel tappeto
sulla soglia della porta
mentre sobbalzi e fai molto rumore
sull'impulsività, nel giardino
senza fiori
Quanno surrid’ tu
se sceta ‘o sole a mezzanotte.
Pure ‘e stelle, ‘ncoppo ‘o mare,
faje cchiù bbell’…
E se accumpar’ ‘a luna chiena
se fa rossa e s’annasconne,
nun p’o’ cumpet’r se ce staje tu!
E mò, ‘stu viento friccicariello
s’apposa ‘int ‘e capilli tuoj
e ‘na ddora ‘e giuventù se smov'.
S’ì uocchje doce e vocca pure
tu, s’i volo ‘e farfalle!...
… Che m’mporta se fore chiove
ma che fa’ se ‘o core è scuro
se me puort’ ‘a primmavera
co’ u' surriso ca’ faje tu.
… E je ancora rid’ e guardann’t,
zittu- zittu dico pure,
“Quant’è bbella chesta vita
quanno me surrid’ tu!”….
... Quando tu sorridi
sembra svegliarsi il sole
a mezzanotte
e le stelle,
sul mare a specchiarsi,
son più belle…
Se poi c’è luna piena,
diventa rossa e si nasconde,
non potrebbe competere,
se ci sei tu….
Questo vento leggero, frizzante
gioca nei tuoi capelli
e tutto intorno
s’inonda della tua gioventù…
Tu, sei occhi dolci
così come la bocca…
tu, sei volo di farfalle.
… Non m’importa se fuori piove
che vuoi che sia
il mio cuore malinconico
se porti primavera
col sorriso che fai tu…
E sorrido ancora,
sorrido e ti guardo
e sussurro, sottovoce
“ Bella è la vita quando mi sorridi tu”….
se sceta ‘o sole a mezzanotte.
Pure ‘e stelle, ‘ncoppo ‘o mare,
faje cchiù bbell’…
E se accumpar’ ‘a luna chiena
se fa rossa e s’annasconne,
nun p’o’ cumpet’r se ce staje tu!
E mò, ‘stu viento friccicariello
s’apposa ‘int ‘e capilli tuoj
e ‘na ddora ‘e giuventù se smov'.
S’ì uocchje doce e vocca pure
tu, s’i volo ‘e farfalle!...
… Che m’mporta se fore chiove
ma che fa’ se ‘o core è scuro
se me puort’ ‘a primmavera
co’ u' surriso ca’ faje tu.
… E je ancora rid’ e guardann’t,
zittu- zittu dico pure,
“Quant’è bbella chesta vita
quanno me surrid’ tu!”….
... Quando tu sorridi
sembra svegliarsi il sole
a mezzanotte
e le stelle,
sul mare a specchiarsi,
son più belle…
Se poi c’è luna piena,
diventa rossa e si nasconde,
non potrebbe competere,
se ci sei tu….
Questo vento leggero, frizzante
gioca nei tuoi capelli
e tutto intorno
s’inonda della tua gioventù…
Tu, sei occhi dolci
così come la bocca…
tu, sei volo di farfalle.
… Non m’importa se fuori piove
che vuoi che sia
il mio cuore malinconico
se porti primavera
col sorriso che fai tu…
E sorrido ancora,
sorrido e ti guardo
e sussurro, sottovoce
“ Bella è la vita quando mi sorridi tu”….
Nel bianco nitore
Di un mattino assonnato
Sotto cielo d'opale vestito
Io m'involo tra spasmi e paure,
Sollevata dalle mie incertezze,
Cerco la strada giusta,
Quella che forse arriva a te,
Che sa di baci e parole.
Tremante m'avvio insicura d'arrivare,
E poter rivedere quel sospiro di viso,
Che fa vibrare.
Quelle mani che stringono con dolce certezza,
Che portano a riprovare l'ebbrezza,
Di un calice da bere con rispetto.
Difficili i passi lasceranno forti impronte,
Ma vale solo l'idea di un folle tra le folle,
A cercare un cuore sospinto dal vento.
Dove cattedrali d'amore copriranno
Rendendolo lento.
Mai più persa sarò,
Dentro il tempio divino,
Sarà...il destino.
Di un mattino assonnato
Sotto cielo d'opale vestito
Io m'involo tra spasmi e paure,
Sollevata dalle mie incertezze,
Cerco la strada giusta,
Quella che forse arriva a te,
Che sa di baci e parole.
Tremante m'avvio insicura d'arrivare,
E poter rivedere quel sospiro di viso,
Che fa vibrare.
Quelle mani che stringono con dolce certezza,
Che portano a riprovare l'ebbrezza,
Di un calice da bere con rispetto.
Difficili i passi lasceranno forti impronte,
Ma vale solo l'idea di un folle tra le folle,
A cercare un cuore sospinto dal vento.
Dove cattedrali d'amore copriranno
Rendendolo lento.
Mai più persa sarò,
Dentro il tempio divino,
Sarà...il destino.
Stavo seduto, ieri, all’osteria,
appiccicato a li pensieri mia,
quanno d’un tratto sortisce a la vista
‘n omo che pareva ‘n conformista.
arto, slanciato co un bel colore
facea girà la testa ‘e signore.
“Io te conosco” me disse “ Nì “
sedennose a ‘na seggiola garrì."
“ ’N sei quello, si insomma, lo scrittore
che scrive poesie e frasi d’amore ? “
“ V’ hanno turlupinato sor giornalista !
Io scrivo, si, ma nun me metto ‘n vista.
E scrivo sortanto se devo dissacrà
le emozioni che vedo qua e là.
Artri le scriveno, ne fanno madrigali,
a ogni parola ce mettono le ali,
e allora giù co a mi catilinaria
a criticà chi se ciba d’aria.
Che l’emozioni e li sentimenti
se partoriscono da li granni stenti,
e quanno pare sia sortanto unico
me sa purtroppo de materiale organico.
Se po’ parlà d’amore, de la vita.
de’ delusioni, ‘e scoperte, d’una ferita,
perché poetà sulle stesse cose
forzate, rabberciate, non più briose ?
Vedete, ho ‘na donna pure io,
‘na vera donna, ‘n ira de Dio
ma nun je posso dì, nun è normale,
c’a vojo bene e nun co rima orale.
Risponnerebbe “ e nun me ‘n fastidì,
fatte sotto Ninè, se voi fatte capì”.
Perché i fatti so mejo de parole
e quelle scritte volano ner sole,
ma quanno so spesso ripetute
er rischio c’è che ‘n siano conosciute.
Dimola chiara nun ce se po’ campà
co quei poeti che vonno drammatizzà,
e fateve ‘na bella, gran risata
che ve viè mejo puro la giornata.
D’amore e vita, de tutti li problemi
ce se po’ scrive senza fa li scemi.
Se rischia de nun essere capiti
neppur da noi scemi malcapitati.
Ecco chi so, nun sono ‘no scrittore,
nun so nemmeno ‘n morigeratore.
Sono diverso e amo poetare,
co quello che la vita me po’ dare,
evitanno tutta a litania
de le disgrazie della vita mia !
appiccicato a li pensieri mia,
quanno d’un tratto sortisce a la vista
‘n omo che pareva ‘n conformista.
arto, slanciato co un bel colore
facea girà la testa ‘e signore.
“Io te conosco” me disse “ Nì “
sedennose a ‘na seggiola garrì."
“ ’N sei quello, si insomma, lo scrittore
che scrive poesie e frasi d’amore ? “
“ V’ hanno turlupinato sor giornalista !
Io scrivo, si, ma nun me metto ‘n vista.
E scrivo sortanto se devo dissacrà
le emozioni che vedo qua e là.
Artri le scriveno, ne fanno madrigali,
a ogni parola ce mettono le ali,
e allora giù co a mi catilinaria
a criticà chi se ciba d’aria.
Che l’emozioni e li sentimenti
se partoriscono da li granni stenti,
e quanno pare sia sortanto unico
me sa purtroppo de materiale organico.
Se po’ parlà d’amore, de la vita.
de’ delusioni, ‘e scoperte, d’una ferita,
perché poetà sulle stesse cose
forzate, rabberciate, non più briose ?
Vedete, ho ‘na donna pure io,
‘na vera donna, ‘n ira de Dio
ma nun je posso dì, nun è normale,
c’a vojo bene e nun co rima orale.
Risponnerebbe “ e nun me ‘n fastidì,
fatte sotto Ninè, se voi fatte capì”.
Perché i fatti so mejo de parole
e quelle scritte volano ner sole,
ma quanno so spesso ripetute
er rischio c’è che ‘n siano conosciute.
Dimola chiara nun ce se po’ campà
co quei poeti che vonno drammatizzà,
e fateve ‘na bella, gran risata
che ve viè mejo puro la giornata.
D’amore e vita, de tutti li problemi
ce se po’ scrive senza fa li scemi.
Se rischia de nun essere capiti
neppur da noi scemi malcapitati.
Ecco chi so, nun sono ‘no scrittore,
nun so nemmeno ‘n morigeratore.
Sono diverso e amo poetare,
co quello che la vita me po’ dare,
evitanno tutta a litania
de le disgrazie della vita mia !
Chissà perché nessun messia
è nato vicino a casa mia.
A Trento per esempio
oppure anche a Sorrento.
Invece guarda caso
vengon tutti dall'oriente
dove pochi han tutto e tanti niente.
Se ascolti un notiziario
tra attentati e morti suicidati
c'è solo da star male.
Si vede che laggiù c'è certa gente
(e non importa da che parte stia)
che per ammazzare quotidianamente
ha giusto bisogno di un Messia!
è nato vicino a casa mia.
A Trento per esempio
oppure anche a Sorrento.
Invece guarda caso
vengon tutti dall'oriente
dove pochi han tutto e tanti niente.
Se ascolti un notiziario
tra attentati e morti suicidati
c'è solo da star male.
Si vede che laggiù c'è certa gente
(e non importa da che parte stia)
che per ammazzare quotidianamente
ha giusto bisogno di un Messia!
C’era una volta…
Si c’era quella volta in cui tu Bella,
credevi nell’Amore.
Fatto di sogni,
speranze,
e progetti futuri…
C’era una volta,
quel sorriso dolce che illuminava il viso
e ti faceva brillare gli occhi.
Eri una donna soddisfatta e appagata,
amavi la vita, il mondo, e la Bestia.
Si…
La Bestia che ti ha rapito il cuore,
posseduta e fatta tua.
Un amore magico dicevi … ricordi!
Avevi solo occhi per lui,
respiravi per lui,
vivevi per lui,
ma non ti rendevi conto
che per lui esisteva solo se stesso.
Mi chiedo perché
I calci e pugni
ti rendevano felice…
… tu mi dicevi
che era il suo modo di amare.
Sai Bella, credo che tu non abbia capito
quale sia il modo giusto per essere felice,
conoscere il tumulto del sentimento,
avere chi ti protegge e ti fa
capire davvero l’importanza di essere qualcuno.
Svegliati!
Annulla quell’incantesimo che ti ha reso cieca
e soggiogata al suo volere, liberati dalla Bestia
immonda e riprenditi la tua favola.
C’era una volta
Una donna che amava la vita,
e che per colpa dell’uomo malato,
si è addormentata nel sogno eterno
Si c’era quella volta in cui tu Bella,
credevi nell’Amore.
Fatto di sogni,
speranze,
e progetti futuri…
C’era una volta,
quel sorriso dolce che illuminava il viso
e ti faceva brillare gli occhi.
Eri una donna soddisfatta e appagata,
amavi la vita, il mondo, e la Bestia.
Si…
La Bestia che ti ha rapito il cuore,
posseduta e fatta tua.
Un amore magico dicevi … ricordi!
Avevi solo occhi per lui,
respiravi per lui,
vivevi per lui,
ma non ti rendevi conto
che per lui esisteva solo se stesso.
Mi chiedo perché
I calci e pugni
ti rendevano felice…
… tu mi dicevi
che era il suo modo di amare.
Sai Bella, credo che tu non abbia capito
quale sia il modo giusto per essere felice,
conoscere il tumulto del sentimento,
avere chi ti protegge e ti fa
capire davvero l’importanza di essere qualcuno.
Svegliati!
Annulla quell’incantesimo che ti ha reso cieca
e soggiogata al suo volere, liberati dalla Bestia
immonda e riprenditi la tua favola.
C’era una volta
Una donna che amava la vita,
e che per colpa dell’uomo malato,
si è addormentata nel sogno eterno















