- ci pensa la neve alle fioriture dei narcisi ma i veli pietosi saranno gelo -
C'è chi leva le tende
e chi le monta
per godersi lo spettacolo
inatteso... vibrante
in questa vallata, distesa
vestita di bianco come la sposa
Noi siamo qui, senza nascondere le mani…
e nessun sasso che ci zavorri…
e siamo giovani e belli
privi di rughe o solchi lacrimosi, vogliosi
di qualcosa che non sia la solita solfa
e allora cantiamo a squarciagola, spavaldi
nei cuori, i nostri, dove l'ipocrisia non attecchisce
Quel monte a picco sul mare lo vedevo ogni giorno dalla finestra
la voglia di scalarlo mi prendeva sempre di più
un giorno presi coraggio e mi misi in cammino
con molta fatica metro dopo metro ancora oggi lo sto affrontando
scivolando e rialzandomi centinaia di volte
ancora non sono riuscito ad arrivare in cima
ma so che dall'alto la vista sarà bellissima
andrà da Civitanova a Camerano ad Ancona
e forse riuscirò a vedere la Croazia.
La mia vita è una continua scalata fino alla cima della maturità
mi guarderò indietro e avanti
pensando quanto di bello ho fatto e farò
fregandomene della fatica fatta
sapendo che poi mi aspetterà una discesa dolce
come il mar Adriatico che luccica sotto questo monte.
Noi ci conosciamo,
ci siamo studiati.
Io ti ho studiato.
Tu hai provato a capirmi
e io forse
non ci sono riuscito.
So che ti devo un grazie,
che c’eri… e di questo
non me ne vergogno.
Che le hai riaperto gli occhi
rispedendola indietro,
che le hai restituito un sogno.
Non so per quale strano
motivo, ma non è la prima volta
che noi due abbiamo a che fare.
Forse ti sto simpatico o più
probabilmente ti faccio una gran
pena… non so che pensare.
Non so se ti credo
e non so
cosa io e lei faremo…
Ma ti credo… senza
logica, senza niente; noi ci
conosciamo… ci conosceremo.
cerchi si dilatano,
voli di libellule sono libertà.
Nell'insieme perfetto
ombre si diffondono.
Nucleo di vita,
nel quieto meriggio,
irrompe nello spirito evanescente.
Nulla è peso, è tormento,
s'intravede lavorio lontano nei campi.
Strappa lacrime e urli di dolore, sotto il fragore di bombe e esplosioni.
Ci sono bambine che vengono violentate, picchiate altre ferite e altre abbandonate.
Portano cicatrici indelebili nel corpo e nell'anima, non hanno la libertà di vivere la loro spensieratezza la loro fanciullezza.
Le loro lacrime sono pezzi di serenità violata, di infanzia negata.
È un orrore terribile che mi fa sanguinare il cuore ai bambini va dato solo amore.
Carezze e baci, coccole e tanta gioia, non è questo il modo di trattarli hanno bisogno solo di felicità, non di malvagità.
Non mi resta che pregare per queste anime innocenti, per queste creature plagiate e vittime di torture.
Questa umanità per loro non ha pietà, da loro solo sofferenza al posto di pace e protezione questa è la mia opinione.
Il sole abbottona
uno spartito di marzo,
arancia spicchi di periferia,
anagramma del cuor il laccio
ed il pescator di stelle
consuma un rebus d’amore,
incendia le sue reti
d’un nudo d’anima e pensieri.
Tramonti al discount
scissi in steli di cielo
parcheggiano la luna
sulla battigia del dolore,
piange in silenzio
crine di gemma che nasce.
Mi capita di pensare a quanto
Artù avesse creduto
alla Tavola Rotonda.
Ti offrivo uno stupido romantico
con il suo cavallo bianco.
Non far che il suono della ghironda
giaccia con la palanca di quella
che una volta era Camelhott,
tra le sue rovine…
Non avrebbe per nulla accettato
Artù di sacrificare neppure
una qualunque delle sue frine.
guarda sfilare il mondo
il grazioso andirivieni dei giorni
increspati da onde senza sale
lenti nel divenire
sapidi invece nell’approssimarsi
al compiuto destino.
Ricopre a mo’ di coltre
gli illusi amori e il resto
obliterando solo le certezze
del fiume che mai sarà lo stesso
se non confinato nel ricordo.
Avevamo vent’anni quella sera
ce ne scoprimmo cento il giorno dopo.
La carta il burro lo ripara nell'argento
ai ciottoli
ancora anello intorno ai colli di piumette
a gradazioni al blu,
per intuizioni di giumelle
giadasmeraldo, il fiume sbuca.
Perfino le tue sillabe d’erba
si allungano invisibili -non smetto di ascoltare
ebbra al meato sporto a primavera.
Ma noi: non siamo
avidi filamenti nel verde di fanghiglie?
Un ansito, il frinire d’acqua
sulle acacie, siamo?
così pesanti
ed è la stanchezza a cullarti.
L'unica cosa, però, di cui non sono stanca è
sentire te,
che mi prendi la mano
e, dolcemente,
mi sposti i capelli dalla faccia
mentre mi guardi con quegli occhi grandi e gioiosi;
per non parlare del sorriso
così splendente che
il sole avrebbe solo da vergognarsi.
Sono rientrata alle nove e in casa c’era tutto un altro odore.
Non più di muffa e di cane bagnato,
era un odore pulito, con vapore sui vetri, e profumo
di qualcosa di buono.
Mi sono tolta il giaccone, lui sorrideva
tintinnando il ghiaccio nei bicchieri.
Ha apparecchiato in cucina
su una tovaglia
che non sembra nemmeno la mia.
Una candela trema
nella bottiglia di vetro soffiato:
proprio dove tenevo le tue rose.
-E non mi chiedo dove sono le rose. Mi passano per la mente un secondo,
ma io sono due, e mi calo, ora nell’una, ora nell’altra, disinvolta.
Ma forse è il martini che ho bevuto vicino alla stufa-
Tutto qui è in equilibrio perfetto:
qualcosa borbotta nel tegame,
i fagiolini nella zuppiera arancione,
la besciamella nella ciotola di plastica blu.
Sarebbe da foto.
L’acquaio è stracolmo.
-E non voglio ripensare al passato
ma in un attimo mi ritrovo in quell’altra
e rastrello con gli occhi le mensole,
i ripiani della vetrina, con una scusa m‘affaccio al buffet…
Vorrei solo rivedere le rose-
perse in uno
spazio infinito,
rubate all'orologio
eterno o come
lacrime nascoste
dentro l'oceano.
Sono:
Attimi di vita,
un attimo prima
di morire.
Attimi d'amore,
confusi tra
momenti di dolore.
Attimi di gioia,
con mani al cielo
a supplicarne altri.
Attimi di sofferenza,
con mani giunte
a supplicarne l'ultimo.
Attimi di violenza,
lunghi come
una guerra.
Attimi di preghiera,
con occhi al cielo
a cercare aiuto.
Attimi di follia,
per vivere tutto
dentro quell'attimo.
Attimi:
Che non vuoi
che non sai
che non dici.
Sono gli attimi
di una vita che passa
e non ti accorgi
della bellezza
dell'attimo...
che stai vivendo!
Il bar ha chiuso un’ultima volta
in questo anno, sono rimasto
solo; o è quello che credo.
Almeno
fino a quando,
avviluppato nel pastrano, vedo
una donna.
Melenso chi l’ha lasciata
andare troppo in fretta,
o, disinvolta nel paltò come
nella sua guarnacca, beato
chi aspetta…










