La chiara percezione
mi assale
di avere nelle tasche
l’eterno fuggente, numeri
di un’infinita serie peggio di ombre molli
scivolare via per le gambe.
Comprese le rincorse per l’oggetto amato
in un tramonto in cardi neri,
compresi i nomi delle minutaglie
bottoni erosi a penetrare il petto
come gli occhi di assenti dietro le stazioni.
Vorrei risillabare i pappi che allontana il vento
è quello il rarefarsi
dei miei bambini- favola.
Saranno rastrellate ciocche di crisantemi
e io, madre d’autunno
soffoco l’ultimo lembo di appartenenza
in terra -e di un monolito di provenienza ignota
farò il mio dio scientifico, da pregare a pelle.

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qui non è il solito attimo fuggente da cogliere, ma la consapevolezza di stare a contatto con una serie infinita di eventi
e dunque di vivere dentro ad un infinito reale, immanente che trova il suo fuoco divino e rigeneratore in un monolito di provenienza ignota
come quello di Kubrick in "2001,Odissea nello spazio". Così la leggo e la trovo davvero notevole. ciao