nel Baltico esilio
di Madri e di amanti
Le tredici nel buio si adorano
nel consiglio del giorno
La fune e il riscontro
Il verso e il versante
e i sorrisi impassibili
Tu...
la mia vecchia Norimberga
saggezza dai piedi uniti
applaudi per i primi
nelle discese veloci !
Sparamissili e Promettodisparartiuncolpo
allestiscono una piccola Siria in camera da letto
vogliono a tutti i costi un lignaggio potente
una discendenza dal Re Sole
La corona di ferro è di grido tra le siringhe
il solleva carne
La scorta di pillole e granulati
Il medioriente è due metri quadri
Di fronte un’orchidea sogna tempi di eleganza
quando era chic la vista a mare
il bagno stile liberty
l’habitat borghese e l’antitesi marxiana
Per il momento soggiace a volontà di cardi
e belle di notte
da quanto tempo non radono le barbe
da quanto sobillano le sedie del salone
da quando perlomeno è cominciata la guerra alla vecchiaia
Le truppe della dialisi coalizzate contro l’iprite
Furore di guanti, spray e amuchina
vedrei di buon occhio un buco nella televisione
migrare un governo da Berlino verso l’Africa
ed in fondo un ciclamino azzurro-no un sanpietrino\ un giavellotto\una molotov\ un missile un cucchiaio sollevasorti del Sahel -
Ma non è così semplice governare le trincee
senza musica di Verdi contro gli Austroungarici
allearsi con i Promettotempimigliori
che sfilano nel deserto accanto
c’è da lavare le piaghe
privarsi della meraviglia
innestare la crudeltà nelle baionette
Oh l’acqua è mutata in fisiologica
le pomate estreme lottano contro l’impeto della gangrena
La cucina discorre con la clinica di fronte
invidia la scala di sicurezza
il comodino con una rosa vera
Il portone esagonale da cui entrano le api
il notturno di pace che regna
sull'esterno bianco
di mezzo un territorio curdo
dove svolazzano pipistrelli su lupi d’ombra
e boccioli divelti fanno primavera
(*)Piccolo omaggio al lavoro domestico
Rammendo attimi d’addio
e tu ti scuci accanto
in un battito di scuse,
ranuncoli di storie recise,
naufragar di parole rescisse
in un soliloquio d’anime ascritte.
Morderemo una colazione di sbagli,
poseremo un cruciverba di cuore
ad ogni angolo sfitto del dolore,
l’alba pioverà sul nostro viso
e tu annoderai il mio petto all’infinito
come assonanza di stelle maldestre
sottratte all’incuria del destino.
Siederemo fra le braccia del tempo,
amore, la notte è un raggio di passione,
mendicar di zingaro e stupida illusione,
e tu ti scuci accanto
come fiammifero d’inquietudine
ma sosta nei diverbi del mio sguardo,
nel divieto dei miei sensi sciupato,
collezioniamo insieme questo cielo
in un canto d’amore rubato al silenzio.
illumini il mare.
Aspetto
che mi dia forza e coraggio,
lui forte e possente
si allunga sul mare,
da la luce a chi naviga
tra pensieri e sogni.
Una voce arriva da lontano
urla di gioia,
urla di liberazione...
nulla più ti può far male
è tutto si realizza in questa
notte di sogni...
Da qualche parte ho letto di te
della tua profondità dell'amore .
Tra le righe dell' Inverno
ti ho ascoltata e trattenuta nel cuore .
Mi sono rifugiata nella tua fantasia
nelle tue ombre da colmare
nelle tue lacrime salate
nel vento raccontato ad un quadrato di mare .
Cosi c'incontrammo
riga dopo riga
ed io conobbi il tuo amore folle ,
l'amore perduto ,
le sofferenze della vita .
In un un volo
onirico e senza ali
il tuo sguardo ,
la tua luce , i tuoi rumori .
Ad Alda Merini

Artista Furchi Modesto
dipingendosi la faccia
coi colori più avari dell’inverno.
Il rosso ormai era un sogno
dilavato dal torvo balenio
di celtci orpelli
e croci di sventura.
E’ il rosso che ti manca
non un pallido raggio di luna
che scava aridi solchi
non l’arancio del sole
che scalda solo i forti ed i potenti.
E’ il rosso della vita
che si perde in questi
Stupidi
Tempi
Imperfetti.
Supinamente ormai s'accetta
che d'accetta, al rispetto
sia recisa qualche faccetta
nemmeno più ci s'accorge
di sottili e sintomatici interventi
che passano in convento,
ma danno resta a lavorare
anzi a prassi comune elevata
per bocca di tanti, troppi
... anche, di chi non t'aspetti.
Abbassata o spostata
ad altre incombenze
è stata la guardia?
Risovvenera, incontaminata Nostra Signora
che non dovrebbe mai avvenire al mondo
che qualcuno abbia implorato la tua tutela,
sia ricorso alla tua ala,
implorato il tuo manto
e sia stata recisa dai monaci come una candela.
Animata dall’archiviazione dell’inchiesta,
abbandonata, da una volta vergine a te vergine
ti domando dov’eri quando imploravo pietà.
Oramai non mi preoccupa se disprezzerai oppure
ascolterai le mie preghiere, perché mi domando
cosa facevi mentre venivo violata con abitualità.
portano al mare, impetuosi
strappano sassi,
nelle anse riescono ad allagare.
Puliscono via gli anfratti,
pieni di resti d'amore, e forse
così l'anima si scopre ancora pulita del candore,
del suo stupore, sa traslare davvero adesso,
aspirando confini.
Immagine tremula di te si specchia,
nell'acqua rimane solo il contorno
vibrante che svanisce.
Sotto la luce fioca del mattino,
candide le mani non sanno più
accarezzare la nivea pelle...
Scorrono fiumi e tutto tace.
l'assenza si sente
la presenza mi manca
e come se ti vedessi
racimolo il tempo
prestando attenzione
alle tue parole
che non sento più
ma non le ho dimenticate
dentro me ci sono
e sono ancora vive
provo ad ascoltare
il mio cuore
e a cercare di sognarti
per un tuo aiuto
quello che cercavi
da me, anche
ove scorrono le idee
...e la parola non avrá piú voce nè inchiostro a sporcare mani
sudate in abbraccio a sfregarsi un bacio
sciolte da un tizzone a nuovo giorno
l'unghia graffierá l'affanno del tempo
e di sangue urlerá il palmo
-mio equilibrio, stasi mistica, viola a sud-
fradicio il verbo a rimpicciolire un sole
Un punto.










