Su il sipario.
Al mio fianco lo spettacolo più bello del mondo, di fronte, per molti un film, per noi una promessa.
Respiriamo normalità ma nelle tue mani il quotidiano diventa uno scrigno, un bacio un diamante, un cinema un castello, ed io il tuo re.
Tra abbracci, qualche lacrima caramelle e tanti sorrisi va in scena la storia di un amore.
Tra quelle immagini compaiono le nostre fotografie di un pranzo gitano, prosciutto vino e pecore intorno...
Tra quei dialoghi sento le parole più dolci: "io amo te, non potrei mai più amare altri"
Tra quelle luci sento ancora il tuo corpo che completa il mio scrivendo la passione.
Giù il sipario,
sono io il fortunato a continuare lo spettacolo.
La malinconia di un saluto abbraccia la felicità di un pomeriggio e sorride al futuro di un domani fatto di noi.
una stella caduta dal cielo
un passerotto inesperto
dall'avvenire incerto.
Col volto coperto
da un velo bianco
il cuore giovane
ma già stanco
Il corpo fragile ed esile
come i petali di un narciso
il suo viso si incupii...
all'improvviso.
Sarebbe stata maritata
ad un uomo dalla mano spietata
che non l'amava,
solo il suo corpo bramava.
Ora la sposa bambina
ha la testa china
il volto impetrito,
lo sguardo perso e sbigottito.
Senza più un barlume di speranza
porta avanti,
indesiderata,
una gravidanza.
Sposa bambina , non disperare,
un giorno potrai tornare a sognare
e camminerai per i sentieri, orgogliosa
di tuo figlio stretto in petto.
Racconterò i miei silenzi
ad un filo d’erba,
l’orizzonte mi si sdraierà addosso
come un bimbo da cullare
in un concerto di cielo,
perduto per sempre
nel nostro ricordo.
Ripenso a te
ad ogni compleanno lunare,
chissà se respiri ancora
i battiti miei nella solitudine
di un gomitolo di strade.
Sa di te anche l’aria
in questo inciampo d’inverno
caduto sulla scrivania del mio petto.
amore voglio addosso
come tiepido flusso d’acque chiare
su nuca, spalle e fianchi infreddoliti
in un mattino quando fuori brina
e il davanzale ruba gocce alla vetrata.
Cocente,
il sole arriverà puntuale
ad ingoiare i vapori della notte,
a dare un senso a questo giorno nuovo
ma nell'attesa dell’atteso evento
vado cercando anticipi del bello.
che fissa un passerotto.
Lo guarda curioso
affascinato da quel pennuto.
Che bello, che piume
che canto sublime.
Il gatto abituato
a correre, saltare
senza mai pensare.
Ora e rapito da tanta
delicatezza.
quelle ali leggere
che volano con destrezza.
Pian piano si avvicina
per fare e amicizia,
L'uccellino lo guarda
senza malizia.
Ma un balzo felino
travolge il pennuto,
Il povero uccellino senza
capire,
si trova azzannato.
Il gatto tranquillo
per giustificare il
suo gesto pensa
candidamente.
Scusatemi tanto,
forse per la colazione è
troppo presto?
or che un bagliore
nei tuoi occhi tramonta,
mentre mi tieni le mani
e mi sorridi con la tua fierezza.
Il mondo
ancora una volta
ti piace sfidare.
Avvolta
nel tuo alone di pace,
in te mi par di vedere
un passero impaurito,
quasi atterrito
che ha bisogno di esser rassicurato
con tutto il cuore, cullato.
Nonna
senti ancora
il mio amore intenso
che si espande
per tutto l'Universo?
Seppur sei isolata
da una nube dorata
ancor su questa terra
tu sei invocata.
Nonna,
tu che mi hai insegnato
a lottare
e sempre di più
a sperare,
che mi hai donato
sempre gioia e allegria
seppur coi tuoi occhi profondi
velati da una certa malinconia,
Nonna
ora io so...
tu vivi con serenità
là nell'immensità
non per odiarti,
quel destino crudele.
Inizierà il cammino
Pensieri volando
La mente
di un cielo blu...

Accesi nella sera
un bacio lasciato a metà,
abbracciai un ritratto di papaveri
sottratto al tempo dell’esistenza
ed il cielo planava sul cuor mio,
leggero come pioggia d’estate.
Ti sento in ogni sillaba
che carezza le mie spalle.
Ho profumi e mani
che custodisco
ricordi
che mi porto dietro
angoli di cielo
velati da sottili ombre cure .
Ho fatto di quelle ombre
le mie lacrime.
Ogni volta che penso .
Senza un filo di vento
una nostalgica malinconia
s'intrufola nelle vie
del mio cuore.
Lei conosce il mio calore
sa dei viaggi
che restano .
Zia F. fa girare i pedali con tanta
leggerezza che non la si può non
restare a guardare, come le pale
del mulino oltre l’esiguo ruscello
mosse dal vento, appena fuori dal
minuscolo paese ove la strada sale.
Percorrendo le viuzze in su e in giù
dalla prima delle casette dai tetti
aguzzi al bianco praticello di alisso,
a quasi tutti quivi lei ha insegnato
l’amore; e lei sola è stata a ballare
al Riobo, sebbene il vigile cipresso.

Ci siamo lasciati come un fulmine lascia la nube
quel giorno funesto che non scorderò mai.
Sapessi i pianti dirotti, lo strappo dell’anima
il dolore di un albero spezzato dal vento
e il turbine che frantuma i pensieri più dolci.
Non ho più parole da pronunciare ne frasi d’amore
ne futuro da immaginare senza di te.
Con i giorni sempre uguali che passano pigri
che non lasciano più lieti ricordi e nemmeno le gioie.
Nuvole nere coprono il cielo che sapeva d’azzurro,
si nasconde quel sole che ora fugge la terra.
Forse è l’ora di disperdermi nel vento
scomparire tra i flutti di un mare in tempesta,
ma il coraggio di morire è come quello del vivere
nascosto tra i rami di un albero morto
aggrappato ad esso senza nessuna speranza,
in un oblio che odora di morte.
lavava il panno
che asciugava
la sua miseria.
Vedeva l’umido germoglio
tagliare di volta in volta
la sua dignita’,
sospesa in un rosso
vestito di fiori,
in minuscoli pezzetti.
Non avrebbe lasciato mai
le baracche
disse
in quanto non sognava mai
il mare.
Il vecchio pittore lasciò che
si dissolvesse
nel colore di una sua tela.










