A casa di Leo e Donny,
che indossano le loro nuove
magliette blu e viola, quest’oggi
verran senz’altro anche se piove
gli amichetti Micky col suo
berretto arancione col diciannove.
E Raff con la felpa rossa che non
toglie dalla preistoria, per Giove!
Verranno a vedere in TV il papà
di Donny e Leo che farà col nove
la lepre nel mezzofondo; e Leo siederà
con mamma, che sempre si commuove.
Rimbomba ipnotica
nelle nostre valli irreali,
nelle nostre valli interiori,
il salmo millenario.
Voci di un coro sepolto vivo
rifratte da un incubo di specchi
recitano il vuoto umano breviario.
Quella vertigine patrizia
sibila attraverso i corpi,
stemperando il passo
succhiando il respiro.
Chiuderemo quindi gli occhi
e apolidi stringeremo il materno rosario.
di ricordarmi la tua assenza,
avrei più tempo di vederti qui,
in carne ed ossa,
fianco a fianco.
Infilerei le curve del tuo viso,
riempirei i solchi della tua vecchiaia
e toccherei i cieli di quegli anni
come accadeva sempre
quando tu mi sorridevi.
Da questa età che avanza
ti guardo e ti riguardo ancora.
Mi frusta a sangue, oggi,
la smania d’afferrarti tutta
ma... neanche un lembo del vestito a fiori!
Se il tempo iniziasse
a fare rotta in quel passato,
avrei più tempo di rivederti lì,
in carne ed ossa,
fianco a fianco.
Se mi desse finalmente retta,
raschierei i miei errori
come quando, alla lavagna,
cancellavo i nomi dei cattivi
quando entrava la maestra.
Non vorrei creare malcontento
ma è giusto che faccia testamento,
il dubbio pensava senza tema.
Certo, il mio è un bel problema.
Dovrei lasciar giù l’indecisione,
l’ambiguo, il forse, insinuazione;
sospetto, dilemma, diffidenza,
incertezza, ansia, bivalenza,
e anche il sospetto dovrei dare
ed il perché, e l’incubo donar
e l’angustia, l’assillo, la paura.
<È ora, adesso devo intervenire:
tu lo sai, tu non puoi morire.>
Intervenne brusco il proprio ego.
<Vorrei poterlo fare, non lo nego;
ma con l’uomo il dubbio prese luce
e solo l’uomo a morte lo conduce.>
È il dramma del dubbio che vorremmo
del tutto cancellar ma non possiamo
e a questo rassegnarci non vogliamo.
ormai spoglio,
di frutti
e di foglie.
Poco più in là
piange anche l'Ulivo,
ch'ancor vestito,
l'osserva.
Canta il Pettirosso,
vola e canta
che degli amori
è la stagione.
E nella pioggia
e tra le piante,
si piangono i Santi,
sulle pietre bianche.
Questa gelida alba
ottusa di nebbie e incerte luci,
viene da oriente a ricordarmi
la pena del vivere,
quando l’amore è finito.
Neppure il sonno ristora
la mia sete di colei,
che mi era fonte e pane
per l’anima.
Cerco nell’evanescenza grigia
un'ombra che le assomigli,
ma solo le morte foglie sul sentiero
recano la traccia confusa di lei.
Se domani
fossi nuvola sospesa e smarrita
vorrei che fossi tu
il vento su ogni mia direzione
se domani
non fossi più cosciente delle parole ,
delle frasi , dei gesti e l'ira m'imprigionasse
ricordati della tenerezza in ogni mio verso per te ,
il profumo buono che ti accoglieva ,
la morbidezza tra le lenzuola,
la dolcezza di ogni mia parola,
i tuoi percorsi dentro la mia anima
conchiglia di chimere
ora guscio vuoto e greve di parole.
L'ultimo viaggio ha il nome che non conosco
l'ultimo viaggio ha l'emozione che non parla di me
mi separa dall'armonia,
m'intrappola nelle tenebre del silenzio ,
nelle finestre senza sole ,
nei fiori che più non hanno odore.
Se domani
mi troverai seduta con lo sguardo fisso nel vuoto
tu non lasciarmi andare via .
Anche se come un albero perderò tutte le foglie
tu sarai il ramo capace di tanta umanità,
bramoso ti innalzerai al cielo
intimamente vivrai le stagioni
avrai germogli a nuova vita e frutti maturi
pieni dello stesso grande amore
che io ho donato a te.
colmo di semi e fragranze di serenità
I respiri migliori di un tempo
Le piccole cose che ora rimpiangi
Sparecchiami il cuore,
non ha più senso restare
in questo petalo di cielo
senza la poesia dei tuoi occhi,
così, sull’uscio del nostro addio,
rileggo alfabeti di brina
caduta sul palcoscenico
dei silenzi miei
e tu, scrivi pure del cuor mio
alle corrispondenze del dolore.
Coriandoli di luna
sfamano refusi d’anima mia,
chiacchiera di noi
solo questo apostrofo di cielo
che più non ci vuole.
cerco la stella,
galassie e pianeti,
con la speranza
di incontrare la luce
nell'emisfero boreale,
si aggiungono altre stelle
nel cammino nel viaggio,
la ricerca della luce
sempre più lontana,
la notte mi accompagna,
una parte del cuore
resterà lassù per sempre.
rimbalzi di luce,
risuoni cristallini sui fiori avvizziti,
tentenna il cuore nella bruna stagione.
Avanza il torpore,
addormenta come letargo,
e di quel scolorito colore pastello
Mai avrei pensato di dover soccombere,
sotto il tuo ocra mantello,
eppure il vero mi accompagna,
tirandomi forte.
Sentore di morte negli alberi spogli,
vestiti di pensieri e brina.
A terra fradicie foglie perse,
rivestono ancora di un verde scolorito.
Fumo esce lento dai camini,
e segna vie verticali verso il cielo,
che piange senza freni.
Respira... odore d'autunno.
cadono le certezze.
Gusci di uova,
si sgretolano
sotto i passi.
Buio fuori
si intreccia al buio
di un anima ferita.
Il vento schiaffeggia
lasciando scie
di oggetti strappati.
Appesi a un filo
come foglie
traballanti.
Appesi a un filo
come sogni svaniti
al mattino.
Il cielo scuro
di nuvole alla pece,
sorge un pensiero
triste d'impotenza.
Uomini operosi
cercano rimedi
ad una realtà
sterile di idee e
soluzioni.
Il nuovo giorno
come sempre
ottimista,
ricorda che in
ogni epoca
dopo la tempesta,
riparte la vita.










