Ah, Cleopatra:
la tua fine, scaduta come mozzarella
scritta su talloni di pelle morta
su scatole natalizie dimenticate in soffitta fra topi
e vomiti d'imperfetto.
Farfalle ed ali
canti d'Ottobre
fughe dal marcio care d'esuli pensieri -vespero, Vespro-
Comprati l'amore di licantropi a luna piena nel seghettarti buccia
Sorriso verticale.
Giunge la sera
con incedere costante
a Bra, “Cada Bra”
in quell’ultimo istante
avrà forse pronunziato Alarico
dibattuto nel dilemma inquietante
d’aggirare o meno le colline di Bandito.
Ma così allettante
il pensiero di sbaragliare le truppe
romane, e annientare l’irritante
Generale Stilicone.
Nell’insonne notte aberrante.
Giunge la sera
su ogni abitante
a Bra, cada Bra
in una notte garante
di quella che sarà ricordata
come la battaglia di Pollenzo.
Dacchè ho giusto qui del rosso Piceno
Gotico, lo accosterò alla tartare di manzo.
oppur nell’arco di un intero giorno
o anche in quello d’una lunga vita.
Offerti poi a tua e altrui lettura,
fai presto a dire anch’io sono un poeta!
Non ho mai visto, ahimè, due gabbiani
scambiarsi un bacio da perduti amanti
e poi librarsi ubriachi e mai stanchi
nel campo d’aere per destinazione.
Io, non li ho visti ancora…
Ho visto, sì, coppie di pesci luna
squassar bonacce e ravvivare azzurri
di miei tratti di mare consenziente.
La coda dentro e il muso fuor dall’acqua,
fecero ciao a un vento già sconfitto
ch’oltre collina andò a cercar riparo.
Gabbiani e pesci luna, caro Auré,
non hanno preso mai la penna in mano…
Io e te siamo approdati alla forma
perchè ad agitarsi tra i contenuti ci sono demoni irresponsabili
aspersi di sangue stragista e che dico?
Sugo negli occhi,
diamanti e verità biforcute nei cavò di Roma
Così si spalanca la via dei ginnasi
e si educano i figli alla metrica dei giudizi sommari
solo sillogismi d’ora in poi che la dialettica è roba da impostori
e non si deve sapere che un tempo c’è stata una signora Prassi in giro
maleducata e rivoluzionaria (persino pasionaria)
se c’è da imparare è dalle lezioni dei cuochi perchè le bevande alleviano
ogni tipo di dolore, fanno navigare in oceani di champagne
e la ragione è carne scolastica, priva di colesterolo cattivo
che fa approdare tranquilli su San Salvador
anche il grido delle piaghe sul letto di morte
rientra negli universali
e dunque niente scuole infermieristiche sul ditirambo
troppi non digeriscono carne marxista
tori inferociti ancora urlano nei freezer
mai rassegnati ad essere serviti in tavola, freddi e senza lingua
meglio approvare una leggina che capovolga il congelamento e lo renda ebollizione
per farli tacere almeno
Senza base di rispetto
non si può certo
parlar d'amore:
la fascia è indispensabile
fortifica la strada, rilassa
rilascia la fiducia necessaria
oltre cui si serve il sogno
per concretar la sua esistenza
potrà parlare, ridere e scherzare
fare puro l'occhiolino, oltre
dell'opportunità di scelta ... regno
per librarsi ad ogni altezza
e ... in assoluta sicurezza.
Ma la dolcezza non so cosa sia
se si trova in me sarà certo residuo
di altre vite, di un passato ormai perduto
nello spazio inesplorato.
Dove forse ero un fiore, magari una rosa.
Una rosa bianca di una piantina sul davanzale
di una casetta piccolina.
Una di quelle rose che appaiono improvvise
che non le hai viste nascere né le vedrai morire.
Era lì in quella vita la bianca rosa
sembrava ricordare il passato
di un tempo incantato.
Forse la rosa in un' altra vita
era stata una sposa.
Una sposa bianca che aspetta alla finestra
di una casa piccolina, uno sposo che mai torna.
Non piange la sposa di quel tempo lontano;
come se in lei ci fosse il ricordo di un tempo più antico.
Quando era stata una rosa, forse bianca o forse rosa...
lungo la linea delle stelle,
dove è nascosta la rotta.
Dove il posto giusto per noi si fa nido,
tra le ombre della sera,
già è segnato il tragitto.
Ma i passi tuoi sono incerti,
quasi stanchi, volgi indietro
il viso serio e allunga la mano,
non raggiunge la mia, son distanti
le dita stringon vento.
Sete d'affetto resterà sulle labbra,
aride le bocche.
Quella rotta così bella è segnata,
ha perduto la strada.
Brillio nel cielo fa reclinare la testa.
Era il caos e nulla taceva,
l'universo urlava
il bisogno di quiete.
Poi, venne la prima stella
e danzò per tutte le cose.
Le cose la videro
ed ebbero quiete.
Nacquero gli astri, nacque la terra
ed altre stelle danzarono,
il sole le vide
e donò loro i suoi raggi
per farne vestiti splendenti.
E nacque la terra
il sole la cinse di calda coperta.
Nacque la luna,
che sparse la bianca luce d’intorno.
Il mare la vide e la volle per sé
nelle fredde notti stellate.
bocconi amari,
recuperiamo forze e parole
ricominciamo a sorridere!
alle debolezze.
Combattiamo, difendiamo i nostri versi
deboli o fragili,
sbagliati o giusti.
Capire o tacere,
l'arma è l'ipocrisia
non sempre produttiva.
Rimane il peso delle parole
qualcuno ci tende la mano
ci dona un sorriso.
Un sorriso
dagli occhi dolcissimi
che ci ama
ci sostiene,
in un cuore speciale
e grande si fa
senza nessuna distinzione di rango
o appartenenza.
Provando con immenso piacere a farti stare bene
ad asciugare ogni lacrima,
ogni tuo respiro affannoso,
ogni brutto pensiero
accarezzandoti il viso.
Mentre tu te ne stai
innamorando
da non sentire più
il cuore dolente
quando il tempo si dispera
e fugge lontano.
eravamo uno davanti all'altro.
Il buio oscurava le strade,
ma i nostri occhi
luccicavano come stelle,
scoprendo sempre più quell'infinito
ora non più nascosto.
Quella sera,
eri pronto a scoprire l'amore!
Da una carrozza,
come un principe,
mi venivi incontro.
Le tue guance
erano rosse d'emozione.
Le tue mani,
erano pronte a donare carezze.
Le tue labbra,
pronte a donare quel bacio intenso.
Quella sera accanto a te,
non sentivo più freddo,
sentivo solo il nostro amore nascere,
crescere,
diventare unione, passione, favola!
La favola che
ancora oggi mi fa sognare.
Grazie a quella sera!
Come ogni giorno
nell’ombra limpida di un sole pallido
percorro il sibilo del suono stridulo
che fa ogni sole nella sua sera
perdendo il tocco della campana
che segna il tempo che piano chiama.
Come ogni giorno respiro il sale
di questa vita percorsa a folle
e accendo fiaccole sulla mia strada
In questa vita ch’è un vuoto a perdere
dove mi perdo lungo il cammino
e la via d’uscita sembra smarrita.
Come ogni giorno richiamo il sangue
che dalla testa ritorna al cuore
e segna l’ultimo lieve battito
prima che il giorno perda il colore
e come ogni giorno
muoio d’amore.
Cala la sera
sul fico e sull’olmo,
tolta la cinta calano
le braghe del nonno.
Scese le braghe,
ruzzola il nonno
che voleva spaurire quella
peste intanata sotto l’olmo.
Scende la sera sul fico,
e su Serafino dietro l’olmo
che guarda scendere il sole
verso il fienile sul colmo
con la bocca aperta.
Così accanto a lui il nonno.
Scemata la marachella,
come la sera dietro il colmo
cadono come fichi in una
grassa risata dinanzi all’olmo.
La vita s'infrange
l'amaro gusto d'ortica
l'avvolge pungente
- a stento la trattiene -
vuoto risvolto
di voto assente
e riso irridente
d'alcunché dire
... incapace
che molla al primo inghippo
e come molla rimbalza
per ritrovarsi, subito
dalla parte opposta;
anoressico vizio
d'inseguimenti assurdi
ai contanti protesi
vita di sprechi
e allucinanti pesi.
Come posso additarti
se già - anche se non senti -
tarlo non tace
e verso il baratro ti sospinge?
se l’alba mi si racconterà tutta,
dal più preciso istante incustodito
in cui il buio è sazio ormai del buio,
a quello ch'è altrettanto benedetto,
quando a lei s’inchina il nuovo giorno.
Vorrò sentire senza sosta alcuna
parole e musiche delle mie canzoni,
in dolci pieghe le storie rintanate
nel solo tempo che adesso più non è,
momenti entusiasmanti, su nel cielo,
l’amica alba a guardare innamorati,
intendo quelli i meno fortunati
che non s’accorgono d’essere scrutati.
Scriverò i miei versi impossibili
nell'ora giusta, adatta allo specchiarsi
di cieli aranciati, azzurri e gialli
su un mare di smanie incredibili.









