L'ombelico del mondo... ci siamo finiti dentro.
Un elfo narra la storia della terra,
gli occhi della mia regina ridono.
Un cavaliere le sta accanto non osa respirare ma la desidera.
Comincia un viaggio tra acqua terra e antichi imperi,
la regina ed il cavaliere attraversano ere passeggiando mano nella mano.
Lontani dal regno nella vecchia locanda tra poesia e vino si spogliano di inutilità.
Nel bosco resta l'essenza, l'uno tra le braccia dell'altro ci sono l'uomo e la donna.
Nel bosco la favola ha tutte le tonalità di una splendida realtà.
Realtà che dipinge intimità e vuole imprimere sul tuo bel viso un sorriso di felicità.
Ti amo mia Regina, mia donna, mia compagna
... E vissero per sempre felici, contenti, insieme
Non puoi restare in superficie
se pretendi i segreti
degli anfratti e dei nascondigli.
Devi scendere nella bocca rovente
degli inferi e danzare con i demoni.
E scavare nelle viscere
fino a insanguinarti le mani.
Rovistare nel buio a caccia
di una pagliuzza d'oro
o di un raggio di luce residua
a costo di ferirti gli occhi.
Magari con un filo di fuoco.
Puoi solo affondare
perché una caduta non è un volo.
Non ascendi al cielo nel conoscerti.
O almeno non per il tempo del viaggio.
Le tenebre sono cortine d'illusione,
sipari oscuri su interpretazioni d'anima.
Devi entrare nelle tue allucinazioni.
Viverle. Dissipare il fumo delle paure.
Affrontare lo specchio.
Farti devastare da un momento
di piena solitudine
e lasciarti scuotere dal brivido
di una febbre ignota.
Bramare alla cima
intrappolato alla radice.
Devi sentire la morte abitarti,
renderti inerte, un essere rarefatto.
E poi l'oscura resurrezione
nel cuore freddo di un incubo.
Devi sudare e gelare,
piangere e urlare, infine ridere
come un pazzo scampato
al proprio orrore.
Ma prima devi lasciarti incarcerare
dalla tua colpa.
Neonata o remota.
Allora inizia la libertà,
quando scovi le ali dimenticate
da un angelo ribelle.
E te ne impossessi.
Poi lo guardi in faccia
e gli trovi il tuo volto addosso,
una smorfia di dolore
sciolta in un sorriso innocente.
E le tue stesse iridi scure
sotto le ciglia nere.
Segni sul petto nudo.
E sei proprio tu , fantasma
che piano si smaterializza,
saturo dell'umano caos.
Le due imponenti torri coniche
che dominano Castell’Apertole
danno ricovero ai demoni dormienti
di Belzebù, suoi tegumenti e costole,
in attesa dell’adunanza apocalittica.
Detta così mette i brividi, non credete?
Gli abitanti delle terre alle porte di Trino
credono che il loro cielo e le acque chete
sian contaminati dall’uranio del reattore
della discussa centrale elettronucleare .
I neonati che nascono senza piangere
e gli uccelli che si scordano di volare
non fanno forse più rabbrividire…?
E la paura ha smesso di far tremare.
Il tuo respiro.
Chiudo gli occhi e divento aria,
piano entro dentro te per diventare tuo sangue,
sangue che è vita.
Sono in te questo è il mio posto,
felice apro gli occhi.
Dormi serena ed io continuo ad essere aria mentre
tu continui ad essere la mia vita
Cosa nascondi dietro quella maschera,
fragilità o semplicità?
Nascondi il tuo mondo così profondo.
Nascondi il tuo viso, il tuo sorriso.
Non vuoi farti vedere.
Hai forse paura di sognare?
Togliti via quella maschera
e di te sii fiera.
Il tuo viso
col nostro cuor abbiam condiviso.
La speranza di rivedere quel bel sorriso.
Hai bisogno di amore,
non di dolore.
Cerca col tuo cuore
chi ti possa far gioire.
La vita è il tuo avvenire.
Non sprecarla inutilmente,
di te abbi cura intensamente.
Scappa via dal passato,
da chi il cuor ti ha rubato.
Lo sciacallo le mani ha allungato,
ma il tuo amor non ha spezzato.
E se la tua vita via ha portato,
nulla di te ha consumato.
Le speranze nel nostro cuor hai conservato.
E quella gioia di rivederti col sorriso.
Quando ero bambino
Io credevo che un bacio non potesse essere mai un tradimento
credevo che una carezza potesse fermare una guerra
e un sorriso illuminare il buio.
Io credevo che un sogno non potesse mai trasformarsi in un naufragio
e che una finestra non potesse mai diventare una prigione.
Credevo che una lacrima
– una soltanto-
potesse salvare il bambino che la versava.
Io credevo che il silenzio non potesse mai diventare un rumore
che il sangue si potesse solo donare
e non lasciarlo sgorgare inutilmente
da un foro di pallottola
inzuppando il mondo.
Io credevo nel profumo del pane
e nel sapore del mare
io credevo che l’amore non potesse mai diventare tutto
per poi tornare ad essere nulla.
Io credevo che chiudendo gli occhi
avrei visto molto più lontano
invece…
adesso…
non credo più a quello che vedo ma a quello che respiro con l’anima
così...
un bacio diventa piacere, un sorriso può essere una finta
una carezza uno schiaffo
e una lacrima una gioia.
Labbra, rosa, morbide, invitanti;
luce che illumina biondi capelli,
un bacio, poi un altro ed un altro...
Mai sazi ci cerchiamo,
apri gli occhi e leggo lo stesso stupore che ho nel cuore.
Migliaia sono i baci che ci diamo,
una sola la verità che ci restituiscono:
sei tu l'altra parte del cerchio.
Grande follia è la vita.
La vita dispersa in mille rivoli
di pensiero fluente
verso un mare di nulla.
La vita consunta,
cercando il senso
e la direzione dei passi,
verso un Dio inquietante
che sprona e che libera
che osserva, lontano,
le nostre cadute.
A volte ci aiuta
a volte ci lascia,
arbitro impietoso
dell ’umano arbitrio.
La folle vita umana
lontana dalle eterne leggi,
nemica di Natura
e delle sue creature.
La felce a corna di cervo non ha invaso
per ora la Terra, io non vorrò sfuggire -
ma altri non capiranno, sarà l'unica volta
in cui le cose peggioreranno per migliorare
e una brina leggera farà le veci del borotalco,
sui polpastrelli
sulle mattonelle
sulla parte di un masso che affiora.

spegne i pensieri
Il sogno è prepotente.
Il volo di una speranza
distende il respiro
lo rende piu calmo
Il sole e' più vivo.
Allegra poi triste
la vita si alterna
la dimora perfetta
è un castello o
una caverna.
Ma gli occhi dolci
velati di tristezza
traballano le certezze
la storia è la stessa.
Di un amore ferito che
vaga senza sosta
cercando un rimedio
un anima persa.
Corsi e ricorsi di storie perdute
profumo di noie
di gioie mai avute.
Chi siamo noi che cerchiamo
nel fumo nero?
Mangiatori d'amore
che coltivano il futuro.
Si cerca un riparo
per fare una sosta
si accende l'orizzonte
riparte la giostra.
e d’antracite la luna si veste,
alta e discreta la notte s’accosta
mentre la stasi mi fa prigioniero.
Nella collina non più contornata
dove presumo già dorma il borgo,
con ostinazione cerco una luce
capace di darmi continuità.
Lassù, non una stella intravedo
che si riveli dell’altre più ardita
nell’infinito di nero rigato,
avaro nel dare spazio al respiro.
Riporto lo sguardo dov'era prima
e di una nave pretendo la scia,
quel tocco bianchissimo a soppiantare
il cupo disordine di onde folli.
Vorrei arrivasse l’aurora
del tipo fucsia, netta, e impaziente
d’aprire in cielo lo squarcio ribelle,
l’effetto euforia di sistole errante…
In quest’attesa del via alle danze,
conforto mi è nel prendere tempo
l’idea di essere non del tutto solo.
É la notte che mi prende per mano.
ti ha distrutto nel profondo.
Ha divorato le tue carni senza cura,
e rimasta solo la tua ombra,
così fragile e bianca.
E ti guardo passare i giorni dentro la tua gabbia,
cerco invano di trovare la chiave,
ma è celata al mondo,
e rimango inerme a guardarti,
senza più riconoscerti.
Non resta più nulla di un tempo,
solo occhi di cielo, vacui e stanchi,
che mi guardano con un soffio smarrito.
Tutto passa, tutto scivola piano,
dammi ancora la tua mano .











