Sul far della sera
il cuor mi s’incendia,
come champagne di luce
un acquerello di grano
e m’abita l’anima
uno spiffero di cielo
avvolto nel dolce tramonto.
E mi cibo d’orizzonti,
sazio il petto d’attimi vissuti,
dove sei ora che ho intinto
i miei passi nel calamaio
degli inverni miei?
T’aspetto ad una colazione
di parole nuove
fra scucite carezze
ed illusioni d’amore.
La sera prima la nebbia
si introduceva dal camino,
e ricordo di aver fatto
una gran fatica
ad accendere la stufa.
Ancora non sapevo
si sarebbe interrotto
un giovane cammino:
non ho parole per quanto
sentite, comunque vuote.
Ma ho per te una strofa.
S’era nascosta la sera
dietro la caligine
del focolare di Dio.
Io avevo un lieve malore,
e sulle mani la fuliggine.
Ma tu cominciavi sul calar
della sera a non percepire
più il tepore del caminetto.
Come può una madre assistere a Dio
che esce dalla sua caligine per lasciar una
figlia senza un’altra sera sopita nel letto…
Non tace
l'esigenza di un mondo migliore
artiglia anche il cuore
- pure il tempo se n'è accorto -
utopica intesa
tra forze discordi
bandiere d'opposte fazioni
risentono ancora
di brucianti sconfitte
e cercano solo vendetta.
Giace giustizia
in fondo al cassetto
per un sogno
... che tale rimane.
Strapparsi di dosso il torpore dei poeti.
Perché avrebbero rinunciato a correre?
Ma io non ci sto
non ho nulla da spartire con le orde di Serse.
Poesia è guardare fino in fondo l’abisso delle colpe.
Assumere Edipo a parametro di giudizio.
E Medea nel novero delle amicizie care.

Dal Web
nel cielo scavato di questo mattino,
dichiarano l’ennesima guerra
mentre il vento, ancora lontano, si allea.
Che triste realtà è anche questa
proprio quando di nuovo desidero il sole,
un angolo piatto dell’azzurro mare
o la calma di quand'ero piccolo.
Prigioniero delle mie paure,
ascolto muto le condanne venute
cercando con rabbia tesori lontani
oppure sognando domani migliori.
Fuori, la pioggia gareggia coi tuoni
mentre pian piano la gente scompare.
Din, don! É il suono di campane vicine
là nella chiesa dove unirò le mie mani.
Il naso schiacciato sull’umido vetro,
ancora una volta è triste quest’oggi,
ancora una volta m’invento sorrisi.
Prigioniero delle mie paure,
mi affido ai lampi felici di un istante,
al ricordo fugace di un vivace colore,
al limpido sguardo di mia madre.
Un pallido raggio si posa neutrale
sui rami di un tronco intirizzito.
Vi dimentico compagne amarezze
mentre, medicando queste mie mani,
trovo la forza di ricominciare,
di schiacciare gli odiosi riscontri,
di sfiatarmi al grido di essere forte,
di essere vero per essere grande.
Gocce caddero,
non ci sono ripari solo un sorriso in cui perdersi.
Comincia un ballo al ritmo della pioggia,
capelli bagnati, vestiti aderenti.
Intorno rumore dentro la felicità di un bacio.
Una corsa folle ci portò su un letto,
eri una dea, sei una dea!
Al ritmo del piacere continuammo il nostro ballo finché sfiniti ci addormentammo su una pioggia di ti amo.
Assaporammo l'eternità e le uniche parole che ebbero un senso furono:
Ora e sempre amore mio.
Tutta pettinata di stelle
sposo le onde del mar,
così, da quando non ci sei,
rivive il tuo amor
nella dolce orchestra della sera.
E sborserò sorrisi lunari,
ed il tempo,
impalpabile come l’aria,
telefonerà a quell’universo
che va dalla mia bocca alla tua.
Raccoglimi come un fior,
la mia anima
è ormai perduta nella tua.
Ed allora inciampo nel tuo cuor
come luce in un campo di grano
ed il tuo amor
è grammatica d’emozione
cucita per sempre
alle vecchie labbra della luna.
Una voce giunge da lontano è solo un sospiro,
flebile e tenace,
parla al tuo orecchio, parla di me...
Di questa stella che brilla ad intermittenza,
solo nei giorni di luce,
e si veste di fiori e respiri.
Ascoltala quando griderà tutto il suo dolore,
e riempirà di pioggia i suoi giorni,
non stancarti di tendergli ode,
accompagnala sul cammino parallelo.
Ogni tua risposta al richiamo
sara balsamo e forse inganno,
ma denso d'amore.
Resterà solo, questo giorno,
che s'appresta ad arrivare.
che pioggia incessante lo governa,
che vento da Nord tutto ghiaccia,
inclusa luna mezza e ardita,
vorrò sognare come da bambino,
nascosto nella trapunta azzurra,
la pelle a spianar la buona lana,
le mani giunte a toccar la gota.
Il fiato, addosso alle lenzuola,
al suo ritorno m’arderà la testa
e per un po’ mi sentirò più vivo
sentendo battiti dimenticati.
Non ditemi niente, per cortesia,
che sono strano o chissà che cosa,
che domani è ancora martedì,
che la città bagnata non si ferma.
Non svegliatemi se sorriderò
a prìncipi dai colori sgargianti,
a fate coi cappelli delle fate,
a giostre che non si fermano mai.
E, soprattutto, state immobili
se arriverò a toccare il mare,
a mescolarlo coi ricordi miei
e a berlo fino ad ubriacarmi.
Vi prego, non fate altro rumore
che non sia il passo della notte,
specie quando incontrerò mia madre
per dirle che non vorrei svegliarmi.
ci sei tu,
Amore.
Una rosa che profuma
d'autentico sentimento.
Felicità,
che spazza via con il suo calore
il passato
e mi fa vivere appassionatamente
solo questo dolce presente.
Un porto,
dove fermarsi e perdersi,
scrivendo la nostra favola,
ora e sempre!
Nel romanzo eterno della sera
appunto le mie malinconie
ed il tempo sfiorisce
in un volo di gabbiano:
ecco il dolce dipinto
dell’anima mia.
Il tuo sguardo
è matematica d’oriente
ed io son neve d’occidente
che si scioglie fra le tue braccia
in questo appuntamento
d’infinito e silenzio.
Promettiamoci l’eternità
come una conchiglia
in riva al mar,
scambiamoci pure
i battiti del cuore
ed anche la luna impallidirà,
perché siam noi il segreto
del nostro domani più bello.











