Mi prese sotto braccio,
una frase banale,
mi parve una richiesta
alla quale non risposi.
Non potevo,
anello di una dolce catena,
quel braccio intorno al mio
mi toglieva la voce .
Sentivo il suo fianco ,
il suo calore,
ciò mi bastava .
Quando due anime si sfiorano
le parole sono vento sottile
Camminammo,
senza parlare,
complici di un miracolo.
Prologo:
Sei la persona più importante della mia vita.
Svolgimento:
Il sale nelle narici.
Soli e come musica la risacca delle onde.
Per molti follia, per qualcuno fantasia,
per noi solo vita.
Nudi diventiamo sabbia, mare, terra, fuoco, aria.
Il creato non è solo cornice di uno splendido amore,
noi siamo il creato e ci sentiamo ciò che siamo:
Uno!
Inseparabili, imprescindibili, inevitabili.
Epilogo:
sei la mia vita, la mia felicità, la mia donna, il mio presente, il mio futuro.
i mercatini,
come quando
eravamo bambini.
Dove ogni oggetto
aveva una storia.
Si illuminavano
gli occhi di gioia.
Quel pupazzo
per tanto tempo
sognato
finalmente
l'avevo trovato.
L' occasione
per vedere
gli oggetti più strani.
Anche quelli
che venivano
da posti lontani.
La bancarella
dei dolci era una festa.
caramelle colorate,
zucchero filato
da far girare la testa.
Poi quando si avvicinava
Natale c'erano
tante luci,
una magia
che rendeva tutti
felici.
Che bei tempi
quanti bei ricordi.
Ma se non siamo
troppo pigri
possiamo andarli
a vedere anche oggi.
Questa di Mara è di fatto
la storia vera, che a chiunque
le domandasse perché facesse
la spogliarellista rispondeva “Mi adatto”.
Al Barracuda ballava per camuffare
il traffico d’armi con Fidel, che amava.
Ma i numerosi impegni che lo tenevano
lontano fecero sì che, senza più celare
d’esser lusingata da quella banderuola
di Pedro, Mara ricambiasse l’interesse.
La voce giunse all’orecchio dell’autocrate.
E la tresca per i due finì a colpi di pistola.
del vino, sui graspi
d'acini appassiti,
aggrappati a tralci
ormai spogli
d'infiniti filari.
Morbido è il verdeggiar
del grano nei campi,
mentre lo Scirocco
col suo tiepido soffio,
l'ondeggia e culla.
Seguo impalpabili voli
di foglie che si posano
sui miei passi.
E si posa una Capinera,
sulle briciole
dei miei pensieri.
E sull'ultimo
sibilo di luce,
si posa anche la sera.
Il corvo
allo scrittoio
emette note basse e appunta
note su di un notes.
Col becco incollato all’orologio.
Seduto
allo scrittoio
canticchi “Alice guarda i gatti…”
e annoti note su di un notes.
Con il naso dentro l’orologio.
Dopo giorni
allo scrittoio
a dispensar carezze al bianco coniglio
sulle ginocchia, dovresti forse
accostarti ad altro abbeveratoio.
Dopo ore ad inalar mercurio
allo scrittoio
del termometro come il tuo cuore in cocci,
dovresti forse concederti un tè con diversa
lepre o marzolina, solo oltre il corridoio.
Pervaso dagli aromi di una falsa zuppa
di tartaruga, oh artigiano dell’ accoratoio
torna brucaliffo…
Regina di cuori ti ha stregatto corvo
mio, sottosopra come lo scrittoio.
Tappeto volante
è pan del poeta
dall'afa rinfresca
cerchi perfetti
affresca nell'aria
dirada le nebbie
e innanzi sospinge
il pan del poeta
è sogno che incanta
per anime sperse
che sfama nel limbo,
l'acre addolcisce
e respinge l'atroce
il pan del poeta
è bacchetta perfetta
anche i serpenti trasforma
in innocui stupendi monili
non è Peter
il pan del poeta,
è lampada magica
con tanto di genio ...
assieme sfondano muri
non solo porte
che ad aprirsi
pensiero è remoto.
vicino alla finestra.
Un caffè fumante,
vapore che scompare.
Una lunga attesa
di speranza latente.
Un orologio che colpisce
ore tormentanti.
Una tazza che si svuota
e si raffredda lentamente.
Un tavolo al bar
con una tazza, una lacrima,
e lei che non verrà.
Di chi rimane a terra ho certo le dita d'argilla
palmate, le cose passate che non hanno più un vaso
e se ne sono andate - a finire sotto
le gambette ritorte delle panchine
ci miete la saggina dalle spazzole rotanti
proprio come foglie -
le vecchie buste grigiogrigie
delle offerte vantaggiose.

Poi, raggiunse le scampate stelle
e mugugnò sui diritti tolti.
Da lì in poi fu soltanto giorno
col sole, odioso se è troppo sole,
a far luce su quanto era già chiaro.
Troppo evidenti queste nostre guerre,
fratelli che non sono più fratelli,
moderni amori privi dei sospiri.
Rivoglio belle notti, quelle vere,
che silenziose osano placare,
dove le luci posso anche sentire.
Viene a mancare più di tutto il sogno
quasi imposto da una stella amica
mentre l’ultima luna aspetta muta.
Il tempo imperterritodanza a fior di pelle luminose giornate,
mettendo in gioco
quelle presenti future
rigogliosamente passate,
cercando di scalare con mute parole,
che verso il manto celeste
drappeggianti nubi
sfidano l'abbagliante sole,
raccolgo qualche petalo
rimasto sotto l'ombra del roseto,
e la costante forza di lasciare
su ogni foglia un ricordo
sul mio vitale tappeto.
Voglio vivere in un giorno di festa
quando nell'aria garriscono le rondini.
Voglio vivere col sole dentro
e rincorrere nel prato la mia ombra ora aquilone
Voglio,e dico voglio e non vorrei
perché di se e di ma ho gia vissuto.
E ora voglio sentirmi viva.
PIÙ di ogni giorno andato.
PIÙ di quando davvero poco ho vissuto.
Voglio e non mi vergogno
la luna e le stelle
e l'universo intero.
Adesso voglio
e me lo prendo,
e...
NON dico grazie.
Questa sera la luna
parla ai poeti insonni
Chiede loro di non cantarla.
“Per una notte non si parli di me”
La luna violata dai piccoli,
grandi passi dell’umano.
Dice :
“Mi bastavano i poeti,
il canto di Debussy,
la carezza del sole.
Non voglio ferraglie e bandiere”.
Vedo scendere lacrime di luna
mentre scompare dietro
un paravento di nuvole.








