se, così come io la vedevo,
scendeva impassibile e retta
sul nero dei rombi d’asfalto.
“Che acqua!” - mi dissi, impaurito.
E nera, più nera della iella più nera,
la sudicia notte mi circondava
annodata alla sciarpa mia preferita,
i sette colori a cingermi il collo.
“Che notte!” - mi dissi, accucciato.
Il vicolo, poi, era come sparito
tra riflessi d’insegne e metalli
inghiottiti dall’ultimo cono di luce
di un vetro non ancora oscurato.
“Che buio!” - mi dissi, angosciato.
Al margine non del tutto inondato
di una pozzanghera che vidi lago,
miracolo fu che io mi accorgessi
di una colomba bianca e affamata.
“Che bella!” - gridai all’istante.
Nel tempo che infinito sembrava
alla pioggia si mischiò una crosta
che lenta cadeva, precisa cadeva,
nell’unico punto voluto dal fato.
“Oplà!” - mi dissi - “La vita procede...”
Quando attraverso una poesia,
i tuoi occhi perdendosi tra le parole,
si illuminano di felicità
e senti una carezza che ti riempie
di profondo calore,
ecco che un poeta ti entra nell' anima
e condivide le sue emozioni,
facendole tue.
Condivide le sue gioie,
ma anche le sue tempeste.
Condivide i suoi sorrisi,
ti capisce
e trasforma la tua tristezza
in un raggio di sole.
Ed è subito affetto,
complicità.
Un abbraccio infinito.
Il ramo spezzato di una thuya fa da rastrello improvvisato,
e guarda,
escono gambi

a stento stilate righe,
la percezione del mio essere
vestendo l'animo di dorate spighe,
di profonda ispirazione l'oscura trama
gioiosamente al filo laminato s'intreccia,
raccolgo dal mio esile giardino
se l'incessante pioggia all'improvviso poi l'abbraccia,
l'ardore senza forza lievemente mi consuma,
il profumo di sfogliati petali
verso l'infinito sfuma,
il ritmo musicale che rallenta,
fragile stupore si dimena
in quell'angolo assolato
soavemente si addormenta.
un'inutile donna che vive
nell'ombra del suo cuore,
incapace di riuscire ad uscire
dalle maglie della rete dei suoi dubbi
e incertezze.
Vaga la mente e s'attanaglia nella speranza
di una luce, che illumini solo poche ore.
Si crede forte, invincibile,
dentro le sue ali spezzate e
si accarezza la pelle per non sentire tagli
e le croci.
Io forse sarei...
se avessi la forza dell'amore, si...
sarei un profumo che inebria
lasciando una scia.
Sarei roccia, sarei la forza del mare,
sarei vento e fuoco.
Sono...
Non è proprio così.
E lo dico davanti a un Bergamino
dal quale manca sol un bicchiere.
Fino a che un solo mastro nella
sua bottega continuerà a forgiare
versi, continuerà ad accadere
che Atreiu fermerà il Nulla e una
brama possa ridar vita a Fantàsia,
sebbene sembri non appartenere
pìù all’editoria esporsi al cimento.
Finchè anche un solo bergamino
con l’arrivo dell’estate dal podere
eserciterà la transumanza
delle mandrie sulle montagne
alpine o nella valle tanto ambita,
noi retrivi baluardi della poesia
continueremo a far parte
noi tutti della storia infinita.
Languidi cespugli
crescono con sinuosa
fragilità,
tu, come loro
accanto a me
appoggiandoti sulle sponde
di un tramonto
Infrangi il tempo
che ci percorre risoluto.
Ma il mondo m’inghiotte
e tutto il male mi avvolge
soffocandomi, sviscerandomi...
Con la tristezza immensa
di un domani incerto,
grido queste parole
sotto la luce di una stella
che sincera mi invita
a non mollare
e mi riprende il cuore,
fermando quella trottola
impazzita.
Dove sei finita amore mio
oh vita,
oh costellazione infinita...
E mentre cammino
fra le rovine del mondo
rimenando parole stanche,
un cespuglio
che spunta dal cemento
mi insegnerà a volare.
e l’ultima matassa di nuvole
si dipana a favore del sole.
Mentre il sipario s’apre sul mare
dalla riva tutta mi appare la scena
e sento il rumore della quiete,
tanta quiete, troppa quiete…
Persino l’onda smorza il fragore,
la risacca ora non respira.
È, la mia, solitudo inopportuna
che, perfida, sghignazza e poi mi assale.
Ma son talmente ricco di bellezza,
talmente straripante d’emozione
che chiedo ad un pagur condivisione.
Corre solitaria e scarna.
E’ un atto gratuito
un piano accurato
privo di alcun impulso morale.
Non esiste calda tinta
piacere
mano sicura
Il grigio sudore scivola
lungo le tracce di stagioni
bruciate troppo in fretta
da fiamme plumbee,
che respiravano deliri febbrili.
Cio’ malgrado, corre.
Corre
onorando un morbo implacabile
per il nulla
nulla di spirito
nulla di mente.
Nemica del giorno
sorella della notte
piega il mio capo
donami un diadema della pochezza
per una decadenza esemplare.
Al di là della percezione
un vortice nero di vertigine
un magma primordiale di silenzio
ci attende.
E piove addosso ai miei sensi
il taccuino dei tuoi meridiani
planato, come piuma smarrita
d’un concerto d’anima e silenzi,
nel crepuscolo isoscele
d’uno sfitto orizzonte.
Se potessi scordare
i compleanni del cuore,
come crisalidi accoccolate
su un pianto di garofani,
così addizionerei
solitudini d’aurore
all’abaco dei giorni senza nome
e tu confezioneresti
cicatrici d’autunno,
saran quei battiti imperfetti
del nostro tempo perduto.
Antichi Cavalieri sostan fieri;
attendono quel freddo locandiere
che schiuda l’uscio fresco di vernice
all'aria netta di leggenda eterna
perché si posi in ritrovata lena
tra nuovi e vecchi tarli adesso sparsi
sott’occhi ignudi di trofei dormienti.
Su, da tempo, li aspettano le dame
a mo’ di madri riposate a lungo,
innamorate del previsto sgarbo
di un muto lattante che pria o poi,
non più immobil perla tutta rosa,
dal fondo della tana paradiso
e dal tepore d’immacolata coltre
si desterà braccando lesto il seno.
Stagion dei sempre vivi eroi
a tutti annuncia già il suo ritorno.
Altèra e schietta, oggi si prepara
a rinnovare i sogni un dì spezzati
dal Nuovo Evo dei previsti cieli,
delle ventur vagliate una ad una
e dei respiri freddi e soppesati,
del nulla che ormai non ci consola.
Antichi Cavalieri sostan fieri.
Si guardan tutt'intorno frastornati,
le grate d’ombra solo rischiarate
dai riflessi di tegole argentine.
E c'è chi lustra lame affezionate,
chi già si appresta con arditi guizzi
ad allestir lo sventolio di chiome
alla conquista degli amori persi.
L'abbraccio della vita.
Un danza sinuosa fatta di miliardi di contatti, costellazioni di piccoli baci.
Infinito dentro un minuscolo cosmo.
Come un sapiente Maestro ci fai scoprire il modello di quello che un grande amore può fare,
di quello che un grande amore è!
Da solo non si danza ed esiste solo una Etoile che può dare vita alla meraviglia.
Tu sei quella stella,
balla con me amore mio,
balla come sempre hai fatto, semplicemente essendo te stessa.
A costruire lo spettacolo ci pensa il noi.












