Ho ascoltato bisbigliare mio figlio e il suo
amichetto mentre facevano merenda, lui
“Io ho un supereroe che torna sempre da me”.
Il piccolo Luca -E ha il mantello?-
“Qualche volta metto la sua giacca
e volo, ma mi va larga… quando non c’è”.
-E ti vuole bene?-
“Si, mi aiuta dal primo giorno che sono nato”.
-Ti credo solo se adesso apparirà-.
“È vero, lui ama me e io lui”.
-Davvero, e come si chiama?-
“Ha un nome, ma io lo chiamo papà”.
Quando Luca e la sua mamma sono rientrati
a casa ho spiegato a mio figlio che cerco
solo di esserci per lui, mentre con le manine
si copriva il viso per non lasciarsi risciacquare.
“Ci vorrei dormire nelle tue manone”, e mi
ha sorriso col nasino di sapone tra le bollicine.Pioggia d’anima
m’attende controluce
tra i navigli del pensiero
ed io son virgola d’infinito,
profumo d’un fior
perduto nel silenzio.
E rimembrano d’immenso
questi scampoli di cuore
fra intercapedini lunari
ed orizzonti da cullare
ed allor raccolgo
le dolci carezze dei giorni
a mareggiar incomprese
fra infinite storie sole.
Mentre attendevi all’ufficio postale
ti è venuto forse da pensare a quelle
volte che sei stata in coda per pagare
le conseguenze del tuo sederti
in disparte sull’argine di un ruscello,
a guardare le vite degli altri passare.
Come i papaveri che crescono
ai bordi dei binari, riempi lo sguardo
di chi nel grande viaggio della vita
ha la fortuna di incontrarti.
Incurante di tutto regali il tuo rosso
al grigio di qualunque matita.
Sei quel fiore ritratto
dalla mano appassionata
di Monet, degno dell’affezione
folle di ogni singola pennellata.
È a notte della non deriva
quando friggono - i silenzi -
quando mutano - le stelle -
che io mi ascolto...
Voce, allora, arriva chiara.
Contro muro si fa palla,
fino ai bordi l’aria colma,
del respiro m’assicura.
E mi ascolto
dentro l’ora di felicità aggiustata
e non fiato, non rispondo
se non per dirmi ciao.
La notte,
ancora una notte,
ancora una vita da vivere,
ancora delle ore vuote,
senza fine,
che non passano,
si fermano
e indulgono,
in questa notte autunnale,
mezza fredda,
silente,
con la tosse che ti perseguita,
con l’insonnia greve,
mentre i pensieri sciamano,
tra ricordi,
cose positive
e negative,
che ti fanno incavolare;
notte d’autunno,
cielo adombro
di nubi,
nuvole di pioggia,
si vedrà,
notte.
torrente, fiume, rio, laghetto, stagno...
vi sono nata, porto il dolce segno
profondità scura che si dilegua
La contemplo, mi contemplo, dissolvo
scorro, trascorro, muoio e poi rinasco
limpida traspaio, di nuovo fluisco
cambio, muto, metamorfoso, evolvo...
Non sono altro che un riflesso fuggiasco.
Metacarpo lunare
d’addii condivisi
su questa battigia d’anima
e grafemi d’orizzonte ad orchestrar
le nevicate del cuore.
E così rammendo sguardi
sciupati dal teorema dei silenzi tuoi
mentre ombre e colori sfioriscono
come pioggia sul mio volto
e noi,
chirurgia astronomica del pianto
siam talamo e chimera,
abito scomposto di parole
alle pendici dell’eterno
in questo battito di poesia sospesa
sul petto degli amanti.

scorron linfe d'amore
che la mente percorre
nei ricordi sopiti
di un passato scaduto
Tace muto il presente
in assenza di affetti
Scuote frutti dai rami
che si sperdono a terra
Cattedrali di sabbia
sgretolate dal vento
sembran quasi ologrammi
in mondo virtuale
Verrà presto un domani
a schiarir l'orizzonte...
Oblio e notte
Silenzio atono,
in ogni dove,
notte fonda,
i miei pensieri
levitano nell’ etere,
animo dolente,
ricordi dolorosi,
cattivi pensieri da dimenticare;
e questa notte perenne,
ed infinita;
oblio,
ma il sonno fugge,
e guardo la notte
incommensurabile,
dove il tempo pare fermarsi,
per sempre.
“La chiave delle interpretazioni sarà scoperta quando sarà giunto il momento di dissipare l'ignoranza.”
(Nostradamus)
Vediamo di piangere anche oggi,
e di soffocare la notte con l’amore
e col suono della risacca del mare.
Poi partiamo alla volta del cielo
rossi di vergogna e verdi di invidia.
Noi due, solo illusoriamente felici,
solo temporaneamente sazi di spine.
Forse sono io che non posso farcela.
Abbindolato dalle idee più infeconde
ho le spalle troppo piccole
per l’impietoso moto delle onde,
e troppo grandi per la cruna dell’ago.
È bastato uno sguardo e tutto è caduto nell'oblio. Pensieri, parole, passato...
La tua bellezza dirompe nelle mie iridi e svuotandomi mi riempie dell' unica cosa che mi sazia e rende felice,
la tua bellezza selvaggia e pura mi ha rapito e portato dove voglio essere: abbracciato a te ora e sempre
In sella ad un cavallo bianco
mi avviai dall'alba verso il giorno
per poi, oltrepassate le colline,
con un inchino salutar quegli anni,
gli stessi che ora chiamo giovinezza
e che allora non avean nome.
Scendendo di gran fretta a valle,
a lungo mi fermai nei verdi angoli,
poi cercai il mare e sazio di emozioni
mi abbandonai al suo perenne abbraccio.
In seguito, odorai di uomo
e mi tuffai nei fiumi dell’amore.
Conobbi pure i duri labirinti
a prima vista di città qualunque
solo che quelli eran del Meridione
così che mi inventai nuovo Teseo.
Intanto che la vita andava avanti,
che i chilometri me li bevevo tutti
tra gli insistenti sguardi al mio futuro
e le carezze del passato prepotente,
ahimè ho smarrito il filo portentoso
e quel cavallo non l’ho più trovato.









