Cosa ci facciamo qua?
Dovremmo essere vicini, a versarci sorrisi negli occhi e baci nella bocca.
A giocare con le dita sulla pelle,
sotto la pelle, nei muscoli.
Prendere i nostri sentimenti
metterli in un tritacarne e usare solo l’istinto.
Soffocarti di passione
fino a quando ti senti morire per mancanza di aria
come testa sott’acqua che torna a respirare
riempie di nuovo i polmoni
ansima.
Afferrarti i capelli e obbligarti a nutrirti di sesso.
Azzannarti alla gola
come una belva con la sua preda mentre ti entro dentro
nell’anima, nella pelle, nella carne, nei sensi, con le tue unghie
conficcate nella mia schiena.
Istinto.

Acqua ad infranger massi di pietra,
tintinnio di gocce e vive figure.
Sangue a fuoriuscir dal cuore e
rosso corallo a tinger sabbia.
Speranza in sciacquio di onda
ad echeggiar su mare.
Ed onda su onda guizzar di
schiuma ed imperlar i bordi della riva..
Nella scogliera il silenzio va come
le nuvole grigie a svanir nel nulla e
far tornar il sereno.
Foschia a diradar nel cielo
fievole e trasparente come
ali di mosca..
Il vento con amor e d'amor parla
in crescita di pace all'anima si pone.
Sogno in questo nido d'ombra ed
afa ad arroventar la baia ma
in quest'angolo il cuor parla .
Anima estendi lo sguardo e
a fil di voce il mare saluti!..
Un trionfo annunciato… il tour del regno,
ogni metallo trasformato in oro,
la povertà un ricordo lontano, il sogno
che si avvera a comando, il lavoro
è a buon punto per Re Mida e la sua corte.
Poi l’incontro col poeta errante, le carte
rimescolate nel mazzo e il capolavoro
dell’oro trasformato in metallo nel coro
di versi dismessi dal vocabolario. Lo sdegno
dei sudditi trasformato in ribellione,
la ricchezza va difesa con la spada
e la prigione. Re Mida è vulcano in eruzione,
i poeti vanno esiliati tutti, accada
quel che accada. “Maestà sia clemente,
è dell’amore sfortunato la colpa, il dente
da estirpare, non della poesia, in questa contrada”.
“E’ della tua fiamma il peccato? L’opzione
è la galera per entrambi, in forma cruda”
"Davvero mio sovrano volete imprigionare
la vostra consorte? Perché è giusto
che lo sappiate, è lei che amo da impazzire”
E il brusio che si levò dalla folla, al gusto
d’eccitazione, fu l’apice dell’affronto:
Re Mida volse lo sguardo alla moglie, il conto
delle lacrime sul volto fece il resto.
Che tutto debba andare in malora per un amore
molesto? Le ricchezze a rischio per un pretesto
del cuore? E il divorzio fu dichiarato a furore
di popolo. “Che siate felici e maledetti,
che sia la miseria il vostro orizzonte
sino alla morte” La regina dei banchetti
si sfilò la corona e consegnò il diamante
della collana. Gli occhi bassi e un sorriso
di liberazione, la folla lanciò riso
come al matrimonio e aspettò adorante
che ogni metallo tornasse oro. I confetti
dei nuovi sposi sparsi per l’Atlante
divennero madrigali, odi e sonetti.
dentro un cuore di granito
Scorre un fiume tumultuoso
dentro carsiche doline
Ghiaccio di mare i miei pensieri
sciolti al sole restan sale
Alzo muri a giorni vuoti
tra la noia e l'indolenza
Tolgo spine dalla carne
ma rimangon le ferite
Ho sognato mondi altri
forse ho perso la partita
Non mi resta che sfogliare
tutti questi"fleurs du mal"
-giammai lo perdonerebbe.
Un refolo di vento la ristora
rigenera il suo non essere,
vi trova tutto il tirocinio inconscio
alla cura,
la dedizione, l'empatia.
Intuito e sensibiltà
come se fosse appena ieri
-quel savoir-vivre leggero
che la fece donna,
una sapienza strana
indispensabile e sfuggente
quanto una poesia.

Crepuscoli di cielo
svaligiano l’anima mia
ed il pianto del silenzio
telefona al mio petto
come squarcio di primavera
sul plettro dell’universo.
Ed il mio sguardo s’infrange
come ritornello d’onde
increspato dal volo d’una rondine
ed un maestral di stelle
s’abbiglia ai furti del cuore:
siam petali di storie
disciolti in compleanni d’aurore.
Non cadere nel cratere dell’incomprensione
la fragilità ti stordirà
annebbierà la tua forza
la paura raschierà il fondo
seppellisci in un cratere la rassegnazione
non vivere cosi
sorridi, corri incontro alle verità
riappacificati con te stessa
macina la rabbia
i ricordi ti lasceranno libera
vivi l’oggi, non pensare il domani
la brezza del mare e il suo calore
soffieranno la sabbia dal tuo cuore
prendi per mano la speranza
amala, accetta i tuoi limiti
non cadere nella trappola
sorridi lascia andare il suo aquilone
accarezza il profumo della sua pelle
impara a capire
concentrati il cuore è libero
se saprai ascoltare il silenzio
le parole diventeranno musica
e riderai, riderai
tu possiedi l’amore
ruba il tempo
usalo con dolcezza
abbraccialo e ridi
prendi in grembo il suo sorriso
l’aurora vi bacerà il risveglio
il giorno darà un senso ai vostri passi
ringrazia la sua luce
e ridete, ridete
consumate le vostre suole
correte, cantate, ridete, ridete
nessuno potrà fermarvi
se un giorno vorrai andartene
vai ma senza rimpianti
i cipressi non hanno radici.
Del dolore acqueo che mi veleggiava nel corpo
rimangono i canali scavati, il sentore
radicato, gli spasmi involontari degli attimi.
E tu che li percorri in senso inverso,
ne baci ogni traccia e mi guarisci,
che per ogni croce incontrata
hai levigato i legni e trasformato
il rosso in oasi, scale di pianura in baci,
angoli in luce fiorita e tremori in parole.
Tu che mi traduci in versi
hai donato alle mie sere pluviali
il dono calmo della tua voce.
Tu che leggi in rima stonata il suono
delle mie parole mentre albeggia, scheggia
è l’ispirazione: del piacere, del dolore
o delle quiete. Magnete che attrae in favore
di vento anime in sospensione, la reggia
delle ombre è regolata dalle ore del tuono
e del lampo. Sarò la tua ultima pioggia
allo scadere dell’inverno e il tuo calore
sarà la coperta dei miei sogni, costeggia
il paradiso l’amore quando è un dono.
si fa voce su orizzonti solitari
Nel giorno di impervi sorrisi
carezzeremo crepacci
dove l'alba china il volere
su vette alienate
dall'evanescenza di fili e di ferro
Viviamo nei fogli
di onde e d'istanti
plagiando il canto dei poeti
deluderemo le assenze
nel riflesso che sgretola
la magia del precipizio !
L’assenza bruciava nel vento
in un crepuscolo ridipinto d’eco
ed una gemmazione di cielo
fu narciso temporalesco del vissuto
posato fra narrazioni lunari
e poesia d’animo ferito
e più non sei
fra le geometrie del respiro,
fra i graffi della notte,
fra monologhi di polvere stellata
accoccolata sul pianto del mio mondo.
Occhi scoscesi di malinconia
mordono le passeggiate dell’essere:
sei solo abitudine
di una cieca emozione…
una musica...
Un’emozione mi colpisce.
Sotto lo sguardo
della luna piena
un abbraccio.
Mi scuote
la luce filtra
dietro le persiane.
Il domani alle porte
e arrivato
il momento di vivere,
di respirare l’istante
senza domande.
Il sole riscalderà
l'emozione il fremito
del corpo.
Chiudi gli occhi
ascolta il cuore...
Forse era questo
che stavo sognando
la felicità.
Ho ascoltato bisbigliare mio figlio e il suo
amichetto mentre facevano merenda, lui
“Io ho un supereroe che torna sempre da me”.
Il piccolo Luca -E ha il mantello?-
“Qualche volta metto la sua giacca
e volo, ma mi va larga… quando non c’è”.
-E ti vuole bene?-
“Si, mi aiuta dal primo giorno che sono nato”.
-Ti credo solo se adesso apparirà-.
“È vero, lui ama me e io lui”.
-Davvero, e come si chiama?-
“Ha un nome, ma io lo chiamo papà”.
Quando Luca e la sua mamma sono rientrati
a casa ho spiegato a mio figlio che cerco
solo di esserci per lui, mentre con le manine
si copriva il viso per non lasciarsi risciacquare.
“Ci vorrei dormire nelle tue manone”, e mi
ha sorriso col nasino di sapone tra le bollicine.Pioggia d’anima
m’attende controluce
tra i navigli del pensiero
ed io son virgola d’infinito,
profumo d’un fior
perduto nel silenzio.
E rimembrano d’immenso
questi scampoli di cuore
fra intercapedini lunari
ed orizzonti da cullare
ed allor raccolgo
le dolci carezze dei giorni
a mareggiar incomprese
fra infinite storie sole.
Mentre attendevi all’ufficio postale
ti è venuto forse da pensare a quelle
volte che sei stata in coda per pagare
le conseguenze del tuo sederti
in disparte sull’argine di un ruscello,
a guardare le vite degli altri passare.
Come i papaveri che crescono
ai bordi dei binari, riempi lo sguardo
di chi nel grande viaggio della vita
ha la fortuna di incontrarti.
Incurante di tutto regali il tuo rosso
al grigio di qualunque matita.
Sei quel fiore ritratto
dalla mano appassionata
di Monet, degno dell’affezione
folle di ogni singola pennellata.









