nessun tramonto mi scalda...
chiudo gli occhi e mi vesto di ricordi,
sotto questo cielo grigio.
Immagini sbiadite mi passano
tra le lacrime e la pioggia.
Il mare fa rumore...
il vento gli si è accanito contro,
come il tempo perseguita il cuore
che mortificato urla più delle onde.
mentre il sale s'alza... la vita scende.
L'abisso ha un altro aspetto,
niente di azzurro da qua sotto,
nessuna mano che mi tiene...
richiudo gli occhi, una sola immagine
rimarrà stampata per sempre
nel labirinto dell'eterno
e nell'ultimo giorno di pioggia.
Dove l'alfa s'innalza
l'omega dona l'ultimo respiro.
Fiumi di parole
straziano segreti amori
trattengono impavide mani
ma lascian cadere lacrime.
Dirò solo un lago di parole
affinché quest'anima chiusa
non sia più dolente e,
il cuore sia più leggero.
Schiere di pensieri son pronte
per a dichiarar guerra...
le labbra si schiudono
lasciando uscire l'aria.
Dovrebbero formarsi le parole
poi frasi, alla fine discorsi ma,
esplodono dentro ogni perplessità.
Son Comete senza scie.
Ed è così che dove l'alfa vive...
l'afflitta omega muore.
Fa niente se la notte è stata lunga,
se l’afa ha seccato la linfa vitale
di quei sogni ch’avrei voluto fare.
Nessun bosco teatro di magie,
assenti le mie fate canta fiabe
o lampi di mare a strozzare il buio.
Non una madre da saldare al petto,
né fratelli da poter rivedere
o il viso mai smarrito dell’amore.
Poi, finalmente il nero s’è stancato
di dominare me e i miei capricci.
Lei, infatti, puntuale è arrivata…
Mi tuffo nell'alba che mi è fedele.
Di là, oltre l’antenna, è gioco di luci.
Mi immergo nel fondale dei sorrisi
per andare risoluto a stanare
quella serenità che si rinnova
agli occhi spalancati sulla vita.
ogni umana bruttura
la dignità dei bambini
composti, come s'addice
al DIVINO
subiscono della guerra gli orrori
e le malattie, con timida paura
di gattini sollevati da terra
occhi grandi, di perché spalancati
come gli angeli e i San Giovannini
dell'ARTE
stupiti interrogano gli interlocutori.
Abitano il bene sempre, rassegnati
mai tristemente a ciò che non si dice,
la MORTE
i suoi preludici fetori
angherie soprusi abbandoni.
Della VITA
entusiasti solerti,
promotori inconsapevoli di pace
dimorano l'AMORE sempre,
ne sono testimoni.
Sui misteri più grandi son usci aperti.
Quella sera tu
Sono passati anni,
sotto i ponti,
ma ancora adesso,
che sono
ormai bianco e vecchiotto,
ancora adesso,
mi ricordo bene,
quella sera,
di anni fa;
quando tu entrasti nella stanza,
c’era afa e caldo,
ma io ti notai,
e ti desideravo;
tu ti accomodasti vicina a me,
poi,
d’improvviso,
le nostre dita si toccarono,
allora,
tu ti sei sporta su di me,
e mi hai baciato,
le mie labbra sulle tue;
un lungo bacio,
che non scordo più,
e da allora,
mi affezionai a te,
e non ti ho più lasciata,
amore tu,
unica,
tu.
lascito dell'imperversa innocenza
scalfisce innocuo , soffice come neve
indurisce l'essenza propria di ogni organismo umano.
Giova all'istinto, onesto piacere
gode di eterna giovinezza
nel tentativo invano di plagiarlo
..impossibili le lacrime.
Silenzi persi nelle tasche
di un infinito cielo,
sono code che danno direzione
timoni, senza tregua d'arrivare.
E le vaporose bianche raminghe,
ricoprono un azzurro che vuole
solo parlare.
Di te, dirà che ti sei perso
tra le vele, solcando mari profondi
d'emozione.
Di me, forse, avrà racchiuso nel pugno,
tutto l'amore, che come lava
può eruttare.
Rimango le briciole di un ricordo,
fatto di vapore che uniti ci vedeva,
senza altro da dire e fare.
Sottili fili ancora ci tengono
legati senza fine...
di intessute trame oscure
si rimbalzano nel tempo
di sopiti ardori antichi
Vaga in spazi siderali
un pensiero obliquo e stanco
È lotta aperta ed incessante
coi fantasmi della mente
Giorni spesi
solo uscite
ne' rimborsi a pie' di lista
Ho immolato a un Gran Moloch
anni intensi e spensierati
l'inflazione della vita
ha bruciato ogni risparmio
... forse il fin dell'esistenza
è cercare un dì la morte
Non conosco nessuna ragazza che mi provoca brividi glaciali anche in pieno agosto, quando la salsedine impregna le nostre vesti, mentre le nostre pelli si strofinano sopra un asciugamano di cotone creando scintille rosso rubino, che accendono il plumbeo mondo.
Una volta calate le tenebre ti presenti al cancello della mia mia prigione mentale, vestita di rimorsi e assenza, io che innaffio le mie interiora con assenzio e rum nella speranza che facciano arrugginire la maledetta serratura del maledetto cancello, ma invano, perché la chiave dei ricordi in presenza di sorella Luna è in grado di scardinare qualsiasi marchingegno. Allora è lì che ti accingo a raggiungere le finestre che danno sul mondo, e a versare fuori da queste ultime acqua salata raccolta dal grande lago della disperazione. Solo dopo quel rito allora le persiane si chiudono lentamente, divorando anche l'ultimo spiraglio di lume dalla stanza, provocando sonnolenza anche a te, che fai ritorno silente verso il tuo ergastolo con un ghigno di sfida, di chi sa che tanto ogni prigionia concede un'ora d'aria al giorno, che libera momentaneamente il condannato, ma intrappola per lo stesso lasso di tempo il carceriere, che li rende eternamente vicini, ma invisibili l'una a l'altro
Pioggia notturna,
nelle tenebre,
boati di tuono,
e poi
d’improvviso,
un lampo,
fende la notte;
scroscio di pioggia,
si sta bene in casa,
al coperto,
accanto al focolare;
la furia degli elementi,
autunno ormai;
il tempo delle piogge,
dei funghi,
castagne.









