il suo nido sta andando in frantumi,
per il mondo è già un triste presagio,
non si odono canti, né dolci profumi.
Fiumi di lacrime gonfiano il mare,
nel celo la pioggia si tinge di rosso,
la rabbia nel corpo adesso mi sale,
come un cane a cui rubano l'osso.
Torni l'uomo al suo ruolo reale,
col pianeta, in perfetta simbiosi.
Questo mondo è malato e sta male,
ci scolla da dosso, perché fastidiosi.
le auto della domenica,
lasciando scìe rumorose
sull'asfalto grigio.
Grigio come il cielo,
grigio come la stanza,
dove si affaccia
la piccola finestra.
Indugiano i Pettirossi
tra i rami spogli
e i frutti appassiti.
C'è aria di tempesta
nell'acceso duello
tra due gatti,
mentre un cane,
pian piano si allontana.
Impavide vecchiette
sfidano la pioggia
a colpi d'ombrello,
cavalcando...
incerte biciclette.
La messa le aspetta
e passano veloci.
Scappano... i gatti.
Fiumi di parole, gocciolano
dai fili del telefono
mentre passa un aereo
e un Picchio da lontano
batte il tempo.
Dalla casa di fronte
il camino, disegna
segnali di fumo.
Fa freddo e pioverà!
Forse fino a sera.
Il mattino si svela alla coscienza
impaziente di conoscere il mondo
Ci sarà tempo per la verità così difficile
Ci sarà tempo per visioni e indecisioni
Eco di passi nella memoria che apre i passaggi
Dove non fummo sconfitti ma continuiamo a tentare
a vivere, a cercare le opere e i giorni
che sfuggono dalle nostre mani
l’eco delle mie parole nei tuoi pensieri s’adagia
dolce ed infinitamente soffre.
Effimera apparenza
vestita esteriormente
in ricchezze ed effusioni
di pretesa bellezza
frinire estivo
d'una cicala cieca.
Canti chi puote
e fortuna plagi, sì
che non si scanti
e cambiando strada
vada tra la natura
di campagna in compagnia
d'anime solari
a cercare l'armonia
e compiacersi
in verace vezzo.
affiora il tuo ricordo,
tra quest'acqua che
scura, non più scintillante,
diventerà poi ghiaccio.
Ad Igor,
che amava
il mare e nei suoi abissi
si trova,
lancerò
tra onde, fiori:
chiederò invano
all'immensità
di te.
Nell'indecoroso atto'l beccheggiar,
Che le risorse stavan a essicàr.
Ingordigia la tolse dal pollaio.
No lo vide 'l ladro del vaso l'aio
Si stette lì al tubo boccheggiar,
Che 'l morso di fam' non si fa notar.
Negligenza a la prole tolse un paio.
I peccati criminosi trascurano
Dando il fio ad altrui pella lor colpa
Chè non prendono'l fatto dalla polpa.
Ma pelle forti le lezioni imparano
Se nonché d'uno rotoli la testa,
Gira li oculi e col piè la calpesta.
Grande Nikola Tesla di Belgrado,
qui noi tutti ti abbiamo amato,
grand’inventore, grande scienziato,
all’Europa il cuore hai donato.
Celebre mente illustre di tutti i tempi,
il nostro cuor d’amore ci riempi,
hai rivoluzionato tutta la tua era,
hai scoperto quel ch’ancor non c’era.
Uomo che cambiasti radicalmente,
la storia della scienza con la mente,
grande tenacia e nuova tecnologia,
erano per te realtà senza magia.
I tuoi viaggi tanto t’hanno ispirato,
insieme alle tue idee han lavorato,
ogni tuo appunto così com’era,
per l’Unesco gran patrimonio era.
Quell’esistenza tua tormentata,
sarà di certo sempre raccontata,
con tanto di cappello, onore e gloria,
è stata la tua vita grande vittoria.
si ribellano
a questo
freddo inverno senza luce.
Mi avvolge
il ricordo delle tue carezze
dei tuoi abbracci.
Combatto fra tristezza
e speranza
di raggiungere
quel giorno d'inverno
dove il sole scioglierà
la neve dal cuore.
Ho bisogno di distruggere l'odio
e dell'amore per rendere felice.
a tirare un sospiro di sollievo
che la vita ti propone un nuovo inferno.
Mi chiedo
quanto ancora devo amarla
per sdraiarmi sull'amaca duratura.
E mi sfida
lungo i solchi più depressi,
tra pareti dove appigli sono assenti.
E la sfido
penetrando nella bruma
mentre già mostro gli artigli.
per scandire quella parte di te
che da me ti differenzia.
Incosciente sei, di ciò che fai.
Giocoliere d'emozioni.
-
Tu, poeta da quattro soldi...
mi hai barattata per i tuoi versi
dove lune, tramonti e mari
rispecchiavano i miei sensi.
Hai schernito le mie emozioni.
-
Tu, sai, che meravigliosamente
adoperi parole mirate al cuore
dannatamente ammalianti...
ed io che ci son finita dentro
fino a perdermi per poi ritrovarmi.
-
Tu, donatore di sogni proibiti,
illusioni di lusinghe maligne,
invadenti nell'anima e mente...
mi leghi a te stringendo più forte
per poi allentare di nuovo la presa.
-
Ed io... perduta, t'assecondo,
maledicendo la tua pazzia
che colpisce dritta al petto,
impietosa e crudele ma...
amante perfetta di ogni mio pudore.
Vidi l'infinito
E i raggi rifratti del sole
Sembravan stelle sulle tue pupille.
Nei tuoi occhi blu cielo
C'erano anche sfumature rosso chiaro
O rosso sangue, sangue
Che forse hai visto.
Mentre continuavo a guardarli
Mi sovvenne una sensazione,
Non quella dell'amore,
Ma non avrei potuto darle un nome;
I tuoi occhi son speciali,
Quasi m'ipnotizzano
Sul punto di farmi pensare
Che la vita sia una futile questione.
Mentre li ammiravo
Vidi la tua paura, la tua angoscia
E capii che erano come scudo
Per quel ch'eri veramente:
Mentre continuavo a guardarli
Mi sovvenne la sensazione
Che quello non fosse amore
Ma terrore e depressione!
E quando compresi era troppo tardi,
Cercai di distogliere lo sguardo
Ma i tuoi occhi divennero rosso sangue,
Sangue delle vittime che hai mietuto.
Alzasti le braccia
E ti aggrappasti ai miei fianchi;
Mi guardasti negli occhi
Ed io non potei non ammirarli.
Stetti lì per non so quanto tempo
Pensando a cosa mi sarebbe successo,
Come in una stazione
Dove il treno non viene a prenderti più.
Ma nei meandri del pensiero
Vidi una lucina in fondo al tunnel di silenzio
Una piccola ma potente, tutta bianca
Benevola, quasi il niente!
Mentre continuavo a pensare
Mi sovvenne un'altra sensazione,
Non quella precedente,
Ma di speranza, unione, passione!
E con il cuore ci provai...
A poco a poco uscii dalle segrete
Del pessimismo e da quell'idea
Che mi sussurrava "tu morirai!".
Mentre mi allontanavo via da te
Mi voltai
Non per un apparente motivo,
Solo per curiosità.
E allora guardai nei tuoi occhi
E vidi l'infinito,
Ma non c'erano più le stelle
Soltanto il vuoto... incompreso...
il suv nero lungo la sponda
la palude affonda,il flebile frullare le ali.
Tutti uguali?
Basterebbe un appello di Vasco
e i cappellini si rivolterebbero
Mannarino,Ferrotiziano,il poeta Catalano, Ligabue
dovrebbero, dovrebbero.
Sul borderò la cover band
depenna i pezzi scomodi,
solo questione di minutaggio,
il coraggio che abbiamo nel naso (dice De Sfroos)
le frequenze del canale quattro
nelle case degli anziani
avranno fatto più danni degli uragani,
con gli ombrellini cinesi nella testa.
per cancellare la stanchezza
e gli affanni .
Trucchi le labbra di rosso vermiglio
per ammorbidirle
dal veleno sfiorato .
Trucchi le guance
di cipria speranza
per nascondere dei segni
l’abbondanza.
Strenne di lividi viola
anziché rose
vivi DONNA
respira ancora!
Per tutte le parole che hai ascoltato
per tutte le lacrime che hai versato
per le emozioni annientate
per la quiete che invano inventi
per l’adorazione
che raccogli e senti .
Nasci e muori senza fragore
poliedrica rotoli
nel contesto del suo malato amore
lui scommette e punta
improbabile è la vittoria
non paga
non perde
non rimane sospeso
con una sola mano
sferza un colpo
e ti schiaccia alla parete
ti accasci , sanguini stremata
e ti adagi
come una coperta stesa.
... e in un minuto, in un secondo le tue lacrime
commuoveranno il mondo.








