Voi, con le vostre infime bugie
dette occhi negli occhi
dopo il tocco passionale
delle nostre esistenze.
Sublime peccato è incatenarci
al tempo
all'illusione che un piccolo attimo
possa davvero riempire
le crepe dell'Anima.
Puerile giudizio
dentro un mondo di specchi.
Il mio impavido cuore
sarà sempre in battaglia.
velano stanze, polvere leggera,
La voglia di volare arriva mera
Il glifo alla parete è la stele.
Una giornata di quelle di miele,
Sogno una cometa cadere fiera
Incidere il suolo e brillar la sera
Ignoro le voci: “Non saltar, Lele!”
Glorioso il falco dalle alte montagne
Che spalanca ali e fluttua celermente
E che con un urlo appicca alla preda
Gloriosa la donna, la citareda,
Che spalanca alito e cade clemente
Ma appicca al suolo e non stride più lagne.
non ancora scolorito
che non dimentico.
Mancanza
peggio della distanza.
Rifiuto peggio
dell'improvviso decesso.
Sei la causa
del mio malessere
che non potrò
mai più riavere.
Stringo la tua mano
in un malinconico conforto
unica luce
di giornate di litigi
dove non troviamo pace
dove il dolore
rumorosamente tace.
Quando nella tua stanza
ogni ambrogetta si stringe
stretta stretta ad un’altra
e alzandosi sulle punte
pare vogliano toccare la vela delle travi,
amica prova a rileggere una telefonata,
quando trascinavi il dito
nella rumorosa rotella per far il numero.
Quando esci e il tuo soffitto
non ha stelle, e le pareti che ti porti
dietro ti girano intorno… prova
a entrare in una cabina telefonica
ma senza vetri, solo specchi…
Guarda negli occhi della donna che sei
danzare in cerchio le foglie d’autunno.
Siamo nati da due stelle
fiammanti ma lontane...
e sono impazzita nel cercarti
nel posto dove il cuore
nasconde i segreti più letali.
Sbagliando tempo, corpi, mondo...
t'ho ritrovato qui... nel petto,
dove un sussulto mi parla,
dove senza te tutto tace,
dove sbocciano i fiori più belli.
Passeggio ora per le vie
di un firmamento in tormento
che crollando porta via
il tuo nome insieme all'anima
persa nell'apatia suprema.
Nell'ormai errante immagine
del ricordo dei tuoi occhi,
ti nasconderai ancora dai miei.
E richiudendoli mi lascerai
nell'infame verso di una poesia.
Subivo inerme
lo sgocciolare della mia
ultima goccia di sangue, mentre
aspettavo che tu,
mia ossequiosa consapevolezza
arrivassi a me.
Il giardino incantato
del mio cuore
lentamente appassiva
ad ogni inverno.
Ma la tua presenza, ora
rende vive e forti le mie rose
e mi insegni che, quanto basta
per continuare a coltivarle
è tutto dentro il mio cuore.
Per una voce che non ha più ascolto,
il vento la porterà lontano,
oltre orizzonti conosciuti.
Per una voce che
è come una preghiera,
Qualcuno porgera'
la mano che qui è
stata negata:
si sentirà allora
un coro e non ci sarà
più una voce sola.
l'irruenza della tua parola
e darti un bacio sul cuore.
Avrei voluto un silenzio
avvolto in un abbraccio
che fermasse la tua
brama di scappar via.
Ma nell'ambrato senso
di un pudore sfacciato
ho accettato l'esito
di ogni tua scelta.
Avrei desiderato tenerti
ancora qui, accanto a me.
Ah, rammento la penna mia dov’è!
Rimembro con rimorso le mie gesta,
Ahimè! un ignobile azione mesta
Ha tolto la biro a sfera via da me!
Pietosamente cadde un bel giorno de
la mano, // ed ora là in pace resta.
Piano il bidello omette ignaro e pesta
La piccola; più niente da far c’è.
Quanti gioviali momenti trascorsi
Et lei con me, epicurea, euforica,
Seco la trae lungi Belzebù...
Buio pesto seguì: destra, su, giù,
manca, // non manca aria mefistofelica
E allora una luce d’inchiostro scorsi:
“Ah, piuma d’oca, petrolio lodante,
Onde stata sei tutto’l periodo?
Sei risorta teogone da Esiodo!
Darai più di ciò che tuttora io do
Nel lontan blu orto con gialle piante
‘Ve c’è ‘n gran cecero cinguettante...”
Venne la veneranda e venerabile,
E van e vengon voci volubili:
Grande e bonaria, garantisce cubili
O, lasciati inutili, ‘ivviene oddiabile?
La natura sua è imperscrutabile,
I vaneggi suoi son no solubili,
Li pensieri suoi nobiscum son nubili,
Et sangue mio gela al suo occhio adombrabile.
Dicevano di tutto
su costei; ma nessuno,
In lutto o dei babbëi,
Lamentava scettico.
Ella poi ascese e al muro
S’appese; nello futuro,
Mese // o lustro, ‘a pertica
Ergerà chiesa etnica.
Cercavan data parola i mortali:
E pensa e pensa e pensa
E confessa e confessa,
Confessan a test’alta
Pura verità // falsa.
Metà stagione passa:
Accorrono alla penna
Futili plebei all’ara
Per massa // legge vara,
Sol per Dio spingerla giù... blasfemia!!
La sagrestia aggrappa ‘l zaffo, moto su
Sol Dio veder l’uomo che veamente
venera: // penna, venereo morbo blu.
tempo spolverato
costretto tra nuvole,
lontano ricordato.
Strane visioni
oltre il confine,
strane tensioni
al peggio non c'è fine.
Nasce un germoglio
chi gli darà nutrimento,
cattiveria e odio
o un caldo congegno.
Scappa saltellando
dietro ogni angolo la luce,
stretto in una mano
c'è un mondo felice.
Ricordi perduti
per sempre
nell'oblio,
sarò all'altezza?
C'è sempre
un giorno nuovo.
Ognuno a fatica
agguanta una stella,
il vento soffia forte
la rapisce nel nulla.
Menti pensanti
prendono il sole
ci vorrebbe così poco
ad annusare le viole.




