Affiderò al vento
il mio tormento,
gli parlerò di noi, della nostra storia,
dell'amore immenso che ci legava;
gli parlerò di noi, dei nostri sogni,
delle sere, insonni, su quella panchina;
gli parlerò della luna, che ci sorrideva,
del dolce tepore, che allora ci univa.
Gli racconterò di te, dei tuoi sorrisi,
di un viso imbronciato da bimba viziata,
dell'unica donna, che mai abbia amata.
Gli racconterò di quel treno, che mai si è fermato
del viaggio in carrozza di un sogno spezzato,
del gusto un po' amaro di un ultimo bacio.
Affiderò al vento
il mio dolore
gli parlerò di me, del tempo passato
di come la morte mi abbia tentato,
del freddo profondo che porto nel cuore,
di ciò che rimane...
quando muore un amore.
Se ne sentono di cotte e di crude
in questo mondo purtroppo rude.
Sia politicamente che economicamente
ma anche umanamente.
Politicamente perché
ha troppe tasse da pagare la gente.
Economicamente perché
scarseggia sempre di più il contante.
Umanamente perché
dignità per i poveri non c'è,
assente è il rispetto
e l'amore non è presente.
Ma anche il nostro cervello è assente.
Siamo quindi allo sfascio sociale
in questo mondo quasi anormale.
che si ripete all'infinito,
nelle notti che passano,
tra sospiri avvelenati,
e dai graffi irriverenti.
che non tace e sulle labbra
si ribella e fa scompiglio dentro
e tutto intorno a noi
ne sono perseguitata.
cedo e mi concedo impavida
al possesso d'anime e sensi
persi per versi perversi,
irripetibili e struggenti.
un buon pezzo di pizza
ma è cosa da pazzi !
Che prezzi !
È più cara di un pizzo !
Qui la cosa mi puzza
ma ci metto una pezza.
Ho già preso una strizza
e non voglio uscir pazzo !
Con in man la ramazza
ho sfogato il disprezzo.
C'ho già pur la mappazza
ed eppur non è un vezzo.
Piglio carta da un mazzo
e mi fiondo giù a razzo
tra un film di Fantozzi
e una gag di Tafazzi.
Ho avvistato un ragazzo
con in mano un arazzo
lo vendeva a buon prezzo,
mi sembrava un po' pazzo !
ma ho deciso da un pezzo
di stare nel mezzo;
passerò la serata
a Cortina d'Ampezzo!
Estasi e spasmi incidono segni
Resta il muschio sulla mia pelle,
Cosi è la mia finestra
ora fiorita di sole ,
ora riconoscente di cielo.
Delicata sui pioppi
che non si redimono ad un ventaglio di stelle
di verde argentato tra gli ulivi
con il ghiribizzo di Dio sulle foglie
di albe inattese di rosso vermiglio
e il chiaro scuro profuso e liquefatto di voglie.
Cosi è la mia finestra
di languore fresco
che il risveglio mi scioglie
di crepuscolo che si placa con il mare
di terrazze di caffè e arance mature
che denudano il cuore .
Perduta nel nido
dove dimorano le civette.
Nevvero credo
alla tua beltà.
Esiste solerte
nei doni tuoi
dell'esultanza.
Giace consunta
in lacrime di cera,
in cerca di te stessa.
Nevvero,
così diceva il saggio,
amerò il tuo corpo
come albero spoglio
bianco all'alba
e al tramonto.
Una prossimità
del cuore alle parole
riscalda il desiderio,
tinge la fantasia
che odora triste.
Nevvero credo
alla tua beltà.
Consumo il dolore
di non saperti mia.
L’ortolano,
il salumiere,
la fòrmica della mia cucina,
la terrazza,
il porto sotto,
il cortile,
vetri rotti ed io che gioco.
Le canzoni sempre uguali,
la fisarmonica di Gianni,
le note che ho imparato,
un re minore ed io che canto.
Il primo pesce all’amo,
l’Alighieri sul divano ocra,
il piede rotto sulla spiaggia,
un nuovo amico ed io che parlo.
Il mare in mano,
la cabina 23,
un metro per volare,
il fiato trattenuto,
lei zitta ed io che amo.
Capelli neri,
un abbaino,
i fantasmi inventati,
la pelle sua sulle mie gambe
uno scalino ed io che sogno.
La casa si svuota,
mia madre vacilla,
il treno parte in fretta,
Roma aspetta ed io che penso.
Il tempo che rimane
cattura le curve di ieri.
Le stringe in un anello
dentro il quale io vivo.







