Ho tutto il mondo addosso
in questo concerto di luna
che m’abbiglia l’anima
con coriandoli di rugiada
ed ora sì che conoscono
il peso di un bacio
che m’attraversa lo sguardo.
E sudano sulla pelle i tuoi silenzi
come bozzoli di cielo
caduti in riva al mare,
siam matita d’occasioni,
dolce abitudine di cuore.
S'illuminano strade
e distanze si riducono
in confini che s'annientano
l'anima si anima
e di ragione non s'affligge
fianco, fianco fanno pace
si sfogano pensieri
in discorsi perspicaci
amici anche i rapaci
in sinergia d'amore e poesia
tutt'altro che una malattia
tutto è già domani
l'io rapido invecchia giovane
austero non mente
come il dolore.
tra il caos dei nostri cuori.
Inalo da vicino il profumo
dei nostri respiri...
attimi... attesa...
tra esili sussulti si uniscono.
Ipnotizzato, l'istante
si perde tra folli palpiti e
carezze tra capelli,
li afferra... li sconvolge.
Manca l'aria tra le scintille.
Sale il calore di questi corpi e...
e cedo.
Cedo alla tentazione...
che mi porterà... fino all'inferno,
cedo a queste braccia sicure,
cedo alla tua essenza d'uomo.
Smarrisco i sensi nel tuo vigore
e mi abbandono...
in questo dolore che fa impazzire,
in questa passione che avvilisce,
in questo amore che rinforza le anime.
Mentre metto panni colorati
che dai bianchi cercano di svignarsela
tutti assieme nella lavatrice, spiegando
a ognuno di loro che la vita è difficile
e devono imparare a cavarsela
da soli, una bella donna con un grembiule
sulla lunga sottana alla postazione
accanto alla mia nello scialle si tormenta.
Si dispera per aver già programmato
il prelavaggio, sbircia il mio gettone
e non si dà pace per aver scordato
un fazzolettone imbrattato da carbone
di zucchero nel sacco di iuta del bucato.
Così le offro aiuto, sperando di prenderla
poi per la gola alla bancarella del torrone.
In un batter d’occhio girano tutti
insieme in allegria: boxer, canottiere
e calzettoni, e lo sciarpone impacciato.
Ma lei è così tesa per il suo indumento
che non può far a meno di restar a vedere.
E io sono così sensibile che non mi resta
che sedermi davanti alla lavabiancheria.
Le lascio il posto di fronte all’oblò, che
mi commuovo mentre centrifuga.
Anche se mi piace creda sia galanteria.con cui inondar l’anima e il cuore
ma si spegnean al primo sguardo mio.
Chiedevo al sonno mare e solo mare
per ripartire dal miglior fondale
ma l’alba mi svegliava tra le antenne.
Cadean versi su foglio immacolato,
frantumi al tocco della bianca carta,
racconti persi in un intenso affanno.
Il sogno che si avvera non esiste
se non per chi, poeta fino in fondo,
s’aggrega lesto al volo del miraggio.
Il cielo ,
la sua voce tra le nuvole,
Gennaio tra le righe di una poesia ,
dove il vento fa danzare gli alberi
e trae conforto sui rami spogli di sole .
Un giorno che scrive il tempo .
Il mattino sulle
gocce di brina
e dal piano chiaro delle lenzuola
il tuo viso
gli occhi chiusi dai sogni
il respiro fragile dei pensieri
l’inverno cullato
dai baci .
Sopra un cielo scarno di luce
ritornano i fantasmi a gridare un nome,
e perpetua rimane la paura del vuoto,
a colmare i giorni che trascorrono lenti.
Sei fuoco d'amore quasi spento,
ma non riesci a volare.
Tu cerchi qualcosa, dentro questo mondo
sempre più stretto e opaco,
cerchi il tuo posto che sia respiro,
mute sono le bocche e gli
occhi persi su cristalli creano
automi che non hanno emozione,
guidati come pipistrelli senza direzione.
Tu, no tu vuoi ancora gridare e fare sentire
la tua voce che ancora ha tante cose da dire.
Respira, prendi fiato qualcuno forse
potrà ascoltare ...
Ladri d’immenso
ricamammo briciole di pioggia
fra i quartieri del tempo
e mendicammo parole
accese dal petto
e lacrimammo solitudini
come bacio d’universo.
Vestimmo un cielo di stagioni,
sgrammaticammo l’anima
in un respiro lunare:
ricordo il tuo sguardo
carezzato dal vento.
Apro le ali e plano lassù,
dirigendomi verso l'alba inquieta
scappando dalla presa della luna.
Passo tra le stelle ammalianti
che sfumano ma ancor scintillano,
perdendomi il manto blu del cielo.
Sorvolo montagne e le foschie
dove ho lasciato frammenti di me,
dove di me non c'è niente più.
I poeti inseguono
per essere Poeti
semplici sogni comuni
passione li accomuna
all'amore del tempo
che inesorabile scorre
del prossimo tutto
di viva natura o morta
di battaglie nel vento
di complicati allunaggi
sulle alte onde del mare
per farlo piatto
a gustarne prelibatezze
con un goto bianco o rosso
l'abbinamento è d'uopo
poi, chi non abbaia, ulula
sotto la luna vorrebbe
fare fusa fondendosi
teneramente
a risolvere, giornalmente
l'intricata questione.
Inverno d’anima
ed un bicchier di luce
ad abitarmi l’orizzonte
fra silenzi inscatolati
in petali di nostalgie
e tu,
raggio di luna
chino sul cuor mio
come virgola del ricordo,
fingiti amore,
scalda il mio sguardo:
mi firmo d’abbracci
fermi in un ritratto.
dove il nulla da pace
e gli occhi si schiudono.
stona il colorito pallido
d'ogni frammento di me.
Seguo l'istinto e mi perdo
nella perenne solitudine.
Poi... seguo il cuore e
mi trovo in una vasta distesa
di tacite parole già dette.
Rivesto i miei pensieri...
indossando un abito
nero d'incertezze
e bianco d'incapacità.
Aveva freddo,
si era coperta fino alla punta del naso,
eppure tremava ancora.
Il gelo della solitudine ormai, era diventato un cancro per quel corpo e quell'anima stanca...
Non pensava di ridursi così, non pensava che amare diventasse una condanna...
Era in una prigione in cui le sbarre erano fatte di sguardi, d'intrecci di mani, di carezze, di baci, di ansimi...
Ricordi che trascinano in un fondo senza fine...
che spunti impavido
tra zolle ancor bianche,
giallo, azzurro o lilla,
ti espandi fra ciottoli,
aspetti carezze di
tiepidi raggi di sole.
Noi affacciati sul
davanzale, ammiriamo
questi doni che
la terra ci dà,
magie delicate
che rallegrano cuori.
Balla anche lei, piccina
nell’abbraccio morbido
di quell’ombra in bilico
sul riflesso della luna...
elegante sui suoi passi
lenti e nobili, nell’alba
che incarta inopportuna
un’ultima volta i palazzi.
Bimba, adagiata nella culla
la guarda da dietro mentre
sale la scalinata di lenzuola
verso il cielo che l’accoglie
come un cellophane… sulla
coda di un pianoforte vola
ora lei in un valzer di angeli…
Lei che non sa di piangere.
Giorno dopo giorno ballerina
è cresciuta su quei passi,
intanto tutti intorno a lei
sono diventati troppo altrove.
Espressioni dure come sassi
su visi tirati, troppo lontani
tutti, e stanchi, troppo grandi
per ricordarsi di girare la manovella.
Da quando nella flebile fiamma
d’un mattino l’ingranaggio s’è rotto.
Diciotto soli passi lenti e morbidi
come l’abbraccio di una mamma.
Ora che il carillon ha ricominciato
a girare ballerina è libera di danzare
…il cielo adesso l’accompagna
in un tempo di 3/4 sul pentagramma.





