Fu dove l’acqua del lago si sfoglia
in pagine quiete, dove le calle
oscillano lievi e il rezzo germoglia.
Fra i carici e le giunchiglie gialle,
un rivolo di sangue dalla tempia.
Avevi nello sguardo un urlo muto,
forse il rimorso per la via empia,
forse l’ultima richiesta d’aiuto.
Ed io che non compresi: non seppi
sorreggerti, dolce figliolo mio,
già allora intrappolato nei ceppi,
arido il cuore, distante da Dio.
Sul fondale si rintana un ghiozzo,
palpita appena la superficie.
Più non freno le lacrime, singhiozzo,
piangendo la tua sorte infelice.
Sfioro la guancia soffusa di grigio,
trema la mano, prendo il crocefisso:
resti di te almeno questo vestigio…
Se ti avessi salvato dall’abisso,
dal tempo acerbo, dall’arduo travaglio!
Pesi sul cuore implacabile colpa,
pesi sugli anni futuri lo sbaglio.
Non cercate parole a discolpa!
Fui solo io a non vedere l’ombra,
a non intendere che ogni vita
è chiarore che subito s’adombra,
caldo fiotto da non vista ferita.
Sui giunchi si libra una cannaiola,
“Padre del cielo, Ti prego perdona!”.
Onde di rintocchi da una chiesuola,
quasi grazia che il Signore ci dona.
Ora fra i salici emerge la luna,
timido il vento ti liscia i capelli,
una cerchia di stelle si raduna:
splendono negli occhi tuoi belli.
00-11!!! EE
in pagine quiete, dove le calle
oscillano lievi e il rezzo germoglia.
Fra i carici e le giunchiglie gialle,
un rivolo di sangue dalla tempia.
Avevi nello sguardo un urlo muto,
forse il rimorso per la via empia,
forse l’ultima richiesta d’aiuto.
Ed io che non compresi: non seppi
sorreggerti, dolce figliolo mio,
già allora intrappolato nei ceppi,
arido il cuore, distante da Dio.
Sul fondale si rintana un ghiozzo,
palpita appena la superficie.
Più non freno le lacrime, singhiozzo,
piangendo la tua sorte infelice.
Sfioro la guancia soffusa di grigio,
trema la mano, prendo il crocefisso:
resti di te almeno questo vestigio…
Se ti avessi salvato dall’abisso,
dal tempo acerbo, dall’arduo travaglio!
Pesi sul cuore implacabile colpa,
pesi sugli anni futuri lo sbaglio.
Non cercate parole a discolpa!
Fui solo io a non vedere l’ombra,
a non intendere che ogni vita
è chiarore che subito s’adombra,
caldo fiotto da non vista ferita.
Sui giunchi si libra una cannaiola,
“Padre del cielo, Ti prego perdona!”.
Onde di rintocchi da una chiesuola,
quasi grazia che il Signore ci dona.
Ora fra i salici emerge la luna,
timido il vento ti liscia i capelli,
una cerchia di stelle si raduna:
splendono negli occhi tuoi belli.
00-11!!! EE
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