con le orecchie nel cuore:
-gli alberi mi prendono per mano-
ascolto
la voce vellutata degli abeti
la voce profonda delle querce
il maestoso pulsare dei pini
sussurrare le viole.
Oceani di latte e di sole
la natura in fiore che canta
un inno d'amore primitivo.
La terra è intrisa di dolore
in un mondo assetato di potere,
inquinate le città dal colore
scuro delle fumanti ciminiere.
L’uomo è vorace e predatore,
interessato solo al profitto
d’un mondo relativo,senza amore
senza gioia per un cuore afflitto.
Mari e fiumi pozze di veleno
tra plastica rifiuti e cherosene,
neppure un colorato arcobaleno
per fermare le spudorate iene.
Sarà forse un sogno per un domani
migliore senza le impudiche mani?
Riesco a sentire i tuoi pensieri
crepitare col camino,
e ti sento che mi leggi (dentro)
mentre ti rilassi sul divano
con un bicchiere di vino.
Fuori dalla finestra un uccelletto
raccoglie i tuoi pensieri.
Si posa sul bracciolo,
e la mia sedia torna a dondolare.
Sulla tristezza di ieri.
contiene sfere magiche
di cristalli e aromi
è troppo grande per chiunque
non può essere circoscritto
né codificato, né umanizzato
né cantato...
E' come un grande Sole
che illumina e dà calore e vita
mi abita e mi trasforma
in una scintilla di luce
in una fiamma perpetua
ma i tuoi occhi malinconici
che vorrebbero rendermi umana
incontrano i miei
indecisi tra il bosco e il nocciola...
sei sempre e ancora
un miracolo infinito
rinnovi il mio torpore
con la tua inquieta dolcezza
ma mi doni la libertà
di restare sempre me stessa.
L’albero radicato sopra l’erba
Ha ben profonde e salde le radici.
E’ come te mia donna mai superba,
che bello il tempo fai come tu dici.
È forza e impegno, è ciò che benedici,
quando dona sua frutta ancora acerba,
fautrice dei più buoni e lieti auspici.
È puro amore al par di quel che serba
Il cuore tuo verso i più cari affetti.
Così resta per sempre tu in natura,
Come la pianta della vita tesa
Al ciel. Che il mondo ancora ti diletti!
E del mal non aver mai tanta cura,
Ché tanto più si ascolta e più lui pesa.
Liscia, tanto lucida che mi ci specchio.
Il brivido del furto mi ha dato la scossa,
Soprattutto quando il contadino mi ha tirato il secchio!
Adesso sono al sicuro, e ho fame,
Tutta quella corsa mi ha messo appetito!
C'è la mia punizione però, amara come il catrame,
Un piccolo bruco sbuca da un lato marrone e marcito.
Dovrei lanciare la mela con rabbia?
Mi dovrei lamentare della refurtiva?
La metà buona non sa certo di sabbia,
L'altra sarà per il bruco una confortevole casa abusiva!
Passata una settimana guardo dalla finestra,
Una farfalla disegna cerchi alla mia vista.
Mi sta salutando?
Ho trovato un'amica!
Pensavo, mentre addentavo una mela,
Verde stavolta!
la fotografia.
Nulla è eterno,
mi lacera quella sofferenza
che non trova pace,
vorrei volar via.
Il mio cielo illuminavi
e il cuore scaldavi.
La paura di non esser forte,
mi chiedo,
come potrei
esserlo di più?
Sentire il tuo profumo
ogni volta che ascolto
quella voce dentro di me.
L’anima mia vola via
in rimpianti.
Avrei voluto parlare,
smettere di ascoltare!
Avrei voluto semplicemente
sorridere al mondo.
Ora
lascio scorrere
piano la mia vita
così come scorre piano
l’acqua di un ruscello
priva di quell’ansia
di raggiungere il mare
che mi può portare
alla deriva
come c’è scritto
nel mio passato
e sulle bianche ali
di un gabbiano impaurito.
Non ci sarà veliero
e sentimento
che mi potrà
portare al largo
restando qui
all’approdo
del mio scorrere lento
ad aspettare l’onda
che lascio infrangere
sugli scogli
così come si infrangono
i pensieri
che solo il vento
porterà lontano.
Pure il Papa l'ha detto
che è una pianta strana
... la zizzania.
Annaffiare cattive notizie
produce fiori d'angoscia
a petali pendenti
e perdenti, sgradevoli
alla vista, tatto, olfatto,
anche l'udito ne risente
se troppo t'accosti
te ne accorgi, stridula
non sparge musica
per niente adeguata
al palato, mi somiglia
a cicuta di specie migliore.
Prendendo tutti i sensi
altro non può fare
che spegnere co & scienze;
e da piccole piantine, nate
solo per mancanza d'acume
sortiscono brecce
che le porte non fanno pie.
l'anima di un tuo bacio e,
nei vasti pensieri, la mia mente
delinea il colore della tua pelle.
Senza guardarti ti accolgo
nell'intesa di un brivido e,
straccio dal petto il cuore
per osservarti dai suoi occhi.
Una feritoia
nella Mia mente
asseconda
un’angusta finestra
di un remoto eremo
le idee
come luce castigata
sono necessarie infiltrazioni
nella tenebra opprimente
il Nostro futuro,
il Nostro arbitrio.
Un instante,
un pensiero dissidente,
eversivo,
il dubbio
la crisi d’identità
il rifiuto
l’insurrezione
la libertà.








