E’ nata una stella…
-dicono i tonti-
ma è piccola,
già vecchiarella,
brutta non saltella,
fatica fa a parlare
perché
non sa brillare.
Dio,
tanto buono,
l’ha creata
con un tuono,
sventurata
non percepisce
il suono.
naviga
nel buio fitto,
balbetta
come un uomo
sdentato,
quello col naso
col gocciolo,
povero vecchio
atroce illusione
d’esser capito
da chi come lui
è ‘gnorante,
ratto in ogni senso
a pigliare saette
dove brilla
per niente
l’essere suo,
tonto efficace
a non darsi pace
se essere nulla
o zero di niente.
illuminano la mia notte triste
come un drago sputo mille rivoli
d'argento
qua e là, rivoli d'argento e oro
fiammelle di pioggia dorata.
Lungo le mie guance
scorrono fiumi in piena.
Sto con gli occhi sbarrati
aspettando la notte dell'Aquila.
Notte splendida notte
potente e misteriosa
portami fasci di luce
granate e mandarini
rubini, splendidi e zaffiri
preziose pietre
per adornare il mio capo di Vendetta.
sfuma forme insopportabili,
l’ultima nuvola indugia ancora
prima di dissolversi del tutto.
È questa l’ora inopportuna,
lenta, stanca, incorreggibile
nel cui letto angusto si peggiora,
spogliàti d’ogni facile sorriso.
Che il sole, dunque, arrivi
con le sue autorevoli intenzioni
e lanci dardi incandescenti
sull’acqua in cui si annega.
Esiste, di là dall’orizzonte,
respiro a banda larga, assordante,
che aspetta le milizie del vento
per esser fatto prigioniero,
per essere condotto al cospetto
di chi la vita intende tersa,
per essere indagato a traditore
del più elementare intento.
Prevista era l’ultima nuvola
a minacciare il tetto nostro cielo.
Ma vada via, sparisca!
Oggi la terra non tremerà.
ora penso, ma penso per altri.
Stanca mente ricolma di nozioni,
stanca mente sola nel tempo,
nell'evolversi dei tempi.
Vivo fra gli altri e con gli altri,
odio, dolore e amore
sono le vie inconsce
per le menti altrui.
E vagare nel loro pensiero
senza trovare che disperazione,
il vuoto del nulla non ha alcun amico,
se non la pazzia e la mente sola.
La mente è la vita,
il pensiero che scorre:
come l'acqua dei fiumi soggetti alle piene
invade gli altrui terreni
per nutrire altre terre
e da esse trovare un senso di vita
attraverso la vita.
Seppur tremulo il vento lievemente soffia
nel viaggiar volteggia sfiorando
gradevolmente i tuoi riccioli ribelli
nel mentre sfrecci sbalzando dune
e fossi salti per atterrar sul brullo terreno
che tracci non di respiri ma liberi sfoghi
liberi e liberatori esaltano il circondario
silenzioso e muto si risveglia al tuo passaggio
d'inchinar le spoglie d'alberi s'apprestano
a sventolar le vesti ultime
di fiato ed alito cascano al suolo
per divenire un patinato manto
dietro di te, la tua impronta nitidamente ben definita
come voler affidare il percorso
al prossimo esuberante itinerante.
fioriscono i pensieri
di granellini sparsi
al vento dei ricordi.
L'odore fresco dei fiori di tiglio
riempie il cuore
non è giugno
ma estate piena
eppur,
nella serena sera
sai che il profumo
di un forno aperto
dischiude meraviglie
e si assottiglia il gioco
gioco come di biglie
e ti ripiglia un sentimento strano
come se,
a prenderti per mano
fossero le vi, il vento, il grano
e ti portassero lontano
tra i covoni e le spighe.
Una bottiglia vuota su un tavolo
e tante altre che aspettano il loro turno
in disparte
una mano pone le sue carte
su un tappeto verde
logoro per i troppi inverni passati
mentre i semi aspettano disincantati
di essere raccolti dalla sorte
i re tremano per il giudizio
del tempo
le notti si fanno confuse
sfocate le immagini di una vita
passano come fantasmi davanti
ad occhi rossi di solitudine
non c’è più la bellezza di una donna
a rendere speciale quel rischio estenuante
a ritardare sempre il sorgere di quella luce
che avrebbe spazzato via il buio
di un’illusione.
come la profondità del cielo
notturno d'inverno
tempestato dai diamanti.
Tenebrosi,
in continua metamorfosi,
si spogliano
lasciando cader
la propria pelle
l'un sull'altra sciogliendosi,
come neve al suolo, sul fertile terreno,
rinascono.
Se appena appena fossi meno triste,
scorgerei le stelle più lontane,
le stesse che guardavo da bambino
per credere nel bel dell’universo.
.
Silenzio d’altro tono adesso regna.
S’annida tra le pieghe d’ali vecchie,
le snerva fino quasi a frantumarle
per evitare che il volo io riprenda.
.
Basterebbe la brezza d’altri tempi
ma non l’avverto sulla pelle dura.
Le guance offerte ad aria meno sporca,
aspetterò un soffio che mi scuota.
Via, anche l’ultima rondine,
attaccati alle grondaie
nidi nostalgici.
Come le impronte
di questi giorni folli, fatti di liti
ed abbracci. Solo, il mare,
quando inizierà i suoi capricci,
soli e muti noi, a guardare
l’alternarsi delle burrasche
con l’urlo o il pianto dei suoi venti
nei capelli e sulle facce. Soli,
con i nostri umori che cambiano
ma nell’aria tacita i visi
avranno spruzzi di sorrisi e ricordi
a disegnare smorfie
su bocche malinconiche.









