dentro a uno stagno
faceva il bagno
sopra una spugna
ma mai un lamento
e mai una lagna
come una cagna
senza lasagna
È una cuccagna !
Viva la Spagna !
L'ho scritto pure
sulla lavagna
Scende la pioggia
ma non mi bagna
colgo una prugna
e una mela cotogna
Alla bisogna
mi vesto in vigogna
senza rampogna
senza vergogna
Poi son caduto
ahi ahi che scalogna
dentro una fogna
col passamontagna
ma per sfortuna
per massima rogna
la fossa era piena
di pesci piranha !
Una raccolta è rispetto
di panorami osservati
da sopra un calesse. Di criterio
occhi ricolmi. Bianco
che si regala al nero
per dare forma e movimento
coi colori che si aggregano
al ballo dell’arcobaleno.
Oggi rispetto ha gli occhi lucidi
ché costretto, senza altra possibilità
a vedere in frantumi
il proprio grandioso progetto;
astratto ci aspetta. Non è prepotente
ma, vincolato a l’attesa
di prosperosi e operosi
ravvedimenti. Lui sa
che sissignore è una parvenza
che il lei è esca, a fondo lenza
che troppo è d’errata provenienza.
- Ha ben altre pretese, rispetto
esempio, da ignobile velox
da trenta, fuori dal centro
… dal centro vero; esiste
e, contro la pericolosità, lotta
quella che andrebbe estinta
come fosse una specie infestante -
Rispetto è miraggio
che, spesso, salva la vita
ma, forse, ancor non abbiamo
raggiunto il deserto.
il pur incerto passo rompe il silenzio
di vicoli inodori, orfani d’aria di casa,
tra vetrine ubriache di led per lettere cubitali
in perenne attesa di occhi che le guardino.
I panni stesi sui fili tra i balconi
non concedono rossi, bianchi, gialli, verdi o azzurri
e seccano al sole il grigiore delle loro stoffe.
Non stridono, come avrei fortemente voluto,
con l’abbandono servito da un progresso mal pensato.
Giù in fondo, dopo il bar “Caffè su Marte”,
lo slargo s’apre, grande. Qui lo chiamano la “nostra piazza”,
soprattutto certi giovani fruitori di birre ed altro.
Oggi non mi va di andarci, stanco di vedere
lattine e bottiglie vuote sui bordi della fontana rinascimentale.
Tornerò a casa per salvare la mia fragile pelle di poeta
senza smarrire la mia gravosa ingenuità, qui,
da qualche parte di queste becere solitudini.
Calcherò ancora questi sentieri, forse domani o domani l’altro,
non per autolesionismo ma per trovare almeno orme.
Orme, fossero anche deboli, di quella fantasia
che una volta vedevo volare leggera nell'aria
per poi, come prima pioggia di primavera,
bagnare le menti e i cuori più teneramente bisognosi
di costruire senza sconti vita, amori e sogni.
Ma non li avete mai visti i poeti?
Così austeri e fieri
nella loro divisa multicolore
come soldati senza battaglia
sempre in prima linea
a difendere dei versi
con l’arma bianca di un pensiero.
Ma non li avete mai visti i poeti?
Così sognanti e così concreti
adagiarsi su di una falce di luna
a recidere le stelle
o inseguire un’emozione
dietro al volo di una farfalla
per scoprire la bellezza
dello scrivere d’amore.
Ma non li avete mai visti i poeti?
Camuffati nelle dure pietre delle parole
amalgamarsi al loro rumore
per contemplare il silenzio
che solo il cuore sa filtrare.
Ma non li avete mai visti i poeti?
Io l’ho visto
ammiccare
dall’altra parte dello specchio.
qualcuno ti guardi con strani occhi
imbracciando una chitarra come fosse la sua donna
e ti dica, con voce sussurrata:
"Sai, ho preso una tramvata per te
la chiamo desiderio".
E il desiderio cresce mano a mano
tanto che ci prendiamo dolcemente le mani
le intrecciamo in strani voli geometrici
perfetti come tele di ragno
in cui ci imprigioniamo
io e te, alternativamente
il ragno e la mosca
oppure gabbiani in cielo, su su come oceani
in tempesta, le nostre mani
che hanno vene e unghie
si slanciano come brevi fiamme
piene di passione
in una girandola di meraviglie
si assottigliano come anguille
scivolano come lingue
di fuoco, bruciando cuscini, divani, drappi
finché non si cercano più
e giacciono esauste tra il pollice e il mignolo
mentre il palmo dice "cucù"!
Anima mia stretta dai valori obbediti e mai sgarrati, ora soffocati, schiacciati, di nero colorati. Indotti da riflessi di spettri umani che di parola fanno innesto contrario aggredendo la sensibilità della mente. Non posso sottostare a tale inganno d'ignoranza.
Sono fatta di vita elaborata... io. Mi hanno sottovalutata, ma risvegliata più forte, sono pronta ad affrontare per ritornare ad amare... nel modo giusto... il mio. Esperienza... ecco ora mi è chiara ogni cosa. Ho attraversato il temporale e adesso tra i tuoni, cammino a testa alta indifferente!
si smarriscono i pensieri...
folle di parole nella mente
infieriscono svuotandola.
Quando il buio, poi, ti assale
il silenzio ti rende sola.
È un male che corrode,
è il dolore a cui non sfuggi.
Quando il telefono non squilla,
quando allo specchio non sei tu
quando per casa c'è disordine,
e tutto il resto non ha più senso.
Quando l'amore se ne va
non riesci ad aggrapparti
né ai ricordi, né alla vita,
né ai sorrisi andati via con lui.
Prima di uscire, uno stormo di rondini mi ha annunciata ai mille galli sparsi lungo le vallate. Un brusio di autobus si mescola ai passi veloci dei corridori mattutini, mentre il sole si fonde col mare in un immenso, caldo, lungo amplesso laggiù, tra la costa e il Conero, sfavillante di magica bellezza.
I miei passi veloci sentono le lontananze, il mio occhio cerca invano libertà, il selciato mi rimanda l'eco delle mie scarpe.
Intravedo, seduta su una panchina, tra il fogliame solenne dell'oleandro e i pini marittimi, il mio quartiere, la mia casa, e mi sembra di coglierne gli odori e i sapori.
La luna, in alto, lassù lassù in cielo, sorride melliflua nella sua algida e lontana bellezza.
Voglio calde parole,
a scroscio sulla pelle,
languide, passionali,
striscianti fino all’anima.
Voglio brividi,
i più lascivi abbracci,
il più umido bacio,
sul corpo voluttuoso.
Poesia carnale, a vestirmi e
a spogliarmi ogni curva,
ogni sentiero, perché
laceri siano i giorni
e le ore appagate
ma mai abbastanza…
non intralciano
ricerche.
La luna rischiara
radure di boschi misteriosi,
la montagna ascolta richiami
e rimanda echi.
Tu scomparsa da giorni
dal campeggio,
ci hai addossato
Angoscia e paura,
ma la speranza
si aggrappa a tutto...
Vado sempre dove dice il cuore,
faccio tutto quello che lui vuole,
vado anche fino in cima al mondo,
sfido acqua e fuoco che ho davanti.
E torno lì, dove batte il sole,
seduto al sasso dove ti aspettavo,
ricordi belli di un grande amore,
torno deluso e mi si spezza il cuore.
Vado per le strade, sono confuso,
cerco una ragione a questa vita,
restano ricordi ormai lontani,
ho perso tutto e me ne rendo conto.
E torno lì, a scrutare il cielo,
cerco quegli occhi che mi fan sognare,
sogni perduti lì, in fondo al mare,
li cerco in cielo fra tutte le stelle.
E torno lì, dove batte il sole,
seduto al sasso dove ti aspettavo,
e torno lì, a scrutare il cielo,
cerco quegli occhi che mi fan sognare.
Sei la colpa da scontare
Danzano freschi
tra i pensieri
i suoi piedi
nudi dentro un rivo,
di lacrime dalla mia mano si disseta
come dalla fonte
prima di accucciarsi Schopenhauer.
In silenzio scrivo.
Sei crepa in me
Scivoli dai punti di vista
a quelli
in tutto ciò
che scrivo.
Ricordati qualche volta di colare
ancora nei solchi
come acqua sui gradini davanti casa.
Solo ogni tanto, a controllare se vivo.
Sei nei passi
Nella ferocia di quel sorriso
di schiena solo
da una palpebra il tuo viso indossa
la commozione.
Resta questo cuore
per suo conto in una gabbia di ossa.
Ti bevo... fresco desiderio, attingendo alla tua pelle, sensuale hai l'odore dell'aria di mare, brezza scorri dolce nelle mie vene... in attesa che il "Phatos" decida le sorti...








