in attesa di un miracolo.
Osserviamo le stelle
in un cielo di speranza.
Non ci abbattiamo
guardiamo attraverso il vetro
sperando di riconoscere
il fantasma che affonda
i passi sulla sabbia.
I ricordi restano,
il dolore resta.
Non possiamo
lasciarli andare.
Continuiamo
ad esser accecati.
Arrivano li sentiamo mormorare
il cuore sanguina
una sinfonia si ripete
svelando i sentimenti
e i ricordi.
Sentiamo il peso
che ci spinge giù
no...
Non possiamo lasciarci andare.
è una gioia indescrivibile
sia per gli occhi che per l'anima
è come un mondo a parte
dove si trova veramente
pace e tranquillità in un'estasi
per tutti i sensi e si entra
veramente in comunione
con una natura generosa
da cui tutti siamo stati generati
per amore di essa e ci regala
l'emozione di rinascere in un fiore.
Lasciate che io dorma
lasciate che riposino
le mie povere ossa. Chiudete,
fate il buio, meno rumore
faranno questi pensieri, forse
dormiranno anche le ansie.
… La mente chiede tregua.
Lasciate, lasciate che
una penombra m’assopisca
non m’importa se il sole
dà bella mostra di sé.
Sono stanca, ho sedato la forza
ma è solo una pausa.
Tra qualche giorno,
tra qualche ora, tra un po’
riprenderò il mio timone…
Specchi delineano i percorsi
di noi, raccolti e mascherati:
nel nostro guscio assaporiamo morsi
d’esistenza,giammai appagati.
Disegniamo sulla lavagna
della mente figure universali
e il tragitto che ci accompagna
alla meta, in un batter d’ali.
I disegni tracciati e scolpiti
in noi, originali architetti
di sogni e aneliti mai sopiti
di amarezze e dolori che non t’aspetti.
La geometria della vita
così veloce e fugace
come uno schioccar di dita
tra frastuono e pace.
Verso l’agognata meta
di ragione e istinto
scriviamo una storia segreta
con parole o con un dipinto.
“Non penso che quando parlo sia facile comprendermi. Ho qualcosa che non va in testa. E comunque non sono nulla di ciò che pensate io sia.”
(Syd Barrett)
Coi soldati
di stanza al fronte
aspettavo la separazione,
il compimento esistenziale.
La facoltà di creare poesia
e di fissare nella mente
l’immagine visiva
del sogno.
Quello
che
precede
la destrudo.
Ti volevo già,
non meno della
nuova razione K:
del bubble gum.
Ma pensarti
non
era
come
vederti
e scriverti
non era certo
guardarti dormire.
Non sei cambiata,
nulla è cambiato.
Estemporaneo
come ieri
sarà
anche
l’amore
di oggi
.
X
X
X
Dei pomodori
sorda fa ciò che sa fare,
la medichessa che la porta in su.
Il pulviscolo del mattino,
un pensiero qualunque .
E c’era il mare
ma prima un fondo di strisce verdi
striava la collina .
E l’orizzonte saliva docile
sulla mia tavola
approntavo le guance
tra i contorni di quella luce tra le ciglia
che tremula di azzurro
spianava la tovaglia grezza.
Tra le pareti
le note del vento
promesse a misura di ala di gabbiano
rifugio di un battito
nel riflesso del cielo .
Armonioso mi pare il silenzio che mi fa abbandonare in ogni suo movimento come un petalo di rosa, lenta, cado nell'attesa di un tuo abbraccio delicato che tengo dentro, come il calore violento dei tuoi baci annaffiati, dalle fresche gocce di rugiada. Complice spudorata la voglia di godere... della vita. Mio dolce pensiero romantico canta, l'angelica memoria di un tempo festoso.
ci butto il fuoco, come un drago triste.
Io invece, sulle mie ferite, ci getto l'acqua che brucia
conchiglia di mare mi sento
una stupida, pazza Venere
un po' brilla.
Se tra il fumo che esce dal fuoco o dall'acqua
vedrai il mio viso
per un attimo
lungo come un giorno in metropolitana
allora potrai gettare questi veleni di cui si nutre il tuo cuore
vivo
in un mare di ghirlande cangianti.
Se solo la natura
potesse raccontare..
con il cuore suo gentile
di sicuro scioglierebbe
gli animi di coloro che non riescono a sentire, la ricchezza, che emana d'emozione, che dona...
nulla pretendendo, se non la cura sua costante.
La stessa parsimonia che apprestiamo amorevole, a un bambino inerme.
Il suo sorriso, animo gentile si eleva accomunando d'immaginario
Il volo d'un gabbiano che raso sfiora, l'immensità del mare... emozionale.
a rive ghiacciate
corvi, palesemente
scuri su rami imbrinati.
In lontananza
un treno sbuffa
tra rotaie e campi
candidi,
mentre su tetti
camini accesi
illuminano
stalattiti,
tra grondaie.
La terra palpita
piano sotto te,
con passi attutiti,
rosso di bacche
e camelie,
nel bianco.








