il tuo ritorno
a casa.
Raccontavi piano
il giorno appena
svanito
ma io
negli occhi leggevo
l’antico dolore
per non essere stato
davvero speciale.
Nel cuore è rimasto
un soffio di fiato.
Negli occhi mi resta
il tuo sguardo
che con dolcezza
ha sfiorato
appena…
la vita.
uscivamo, mano nella mano
prestando il fianco ad ironie di ogni sorta
tu, pallido cavaliere,
io, che mi sentivo morta
vinta, dalla stanchezza
tu, con fermezza, mi prendevi per la cavezza
e pieno di premura di amorosi pensieri
mi portavi come un gioiello
a spasso per i sentieri
quei sentieri che solo l'anima conosce
e che poi, nuda tra le tue cosce
facea d'amor strano sentier battuto
tra le onde fragorose del mio rider di velluto.
ricordo la sera
in cortile
che portavi una cesta
a fatica
di panni raccolti
con cura
mentre la gente
asciugava lingue
sulla passeggiata
avevi lo sguardo
d’autunno
con un velo di malinconia
che mettevi sempre
alla processione
di giovani donne
vestite a colori
come scialli
cadevano in tinta
sulle spalle
e labbra rosse
pendevano agli amori
se poi
bolliva di versi
il tino
c’era un poeta ubriaco
in cantina
a ripetere
com’eri bella
in rima
Altro la libertà
da vite intrise
di sudore estremo
e d’estremo opposto,
di egoistici contatti
d’abuso, d’ufficio
incolto e sgradito
di dovuti parziali incontri,
private del piacere vero,
del gradito bicchiere
di vino. Sangue d’amore
ch’estingue il male
e permette al cuore
d’esplodere, per prendersi
lo spazio che gli s’addice.
E s’annegano dispiaceri
tra un ponte e l’altro
nell’attesa che passi
l’acqua sia chiara e
non ne occluda la vista.
Ma il morbo insiste
scontento investe
ogni pertugio riempie.
Scaltro ricama …
non lascia scampo
e spegne, piano, piano
tra le atrocità del tempo.
- Se te n’è rimasto
… condizionati -
Con voce impostata, beffarda,
i guardiani del tempo ti diranno
che non puoi, non devi più sognare.
Ti mostreranno gli eden eccitanti
e i folti boschi d’alberi finti
laddove bivaccare con spumante.
Ti condurranno su pianure laccate di smeraldo
per fare due passi in compagnia
di chi non sta mai solo con se stesso.
Ti lasceranno su mari calmi, anch'essi fittizi,
per invogliarti a mollare gli ormeggi
e navigare senza albe né tramonti.
Non ascoltarli, quei guardiani!
«Seconda stella a destra, poi dritto fino al mattino»
(J. M. Barrie)
Quando infrangerai
la quarta parete
per irrompere
senza alcuna pietà
nel mio mondo immaginario,
l’ostacolo ultimo (lo scoglio)
sarà la sospensione
dell'incredulità.
Poi potrai
sedere
celata
fra
i petali
e il labello,
cullata in un fiore
di colore blu intenso.
Il silenzio dell’esclusione
segnalerà l'emergenza
con un principio
di piacere
(come
una
nevrosi
creativa
che sublima in
pulsione di morte)
e la palma del viaggiatore
riverserà il suo prezioso carico
nelle tua bocca assetata di vino.
Poi farà passi da gigante il tuo io:
sempre più lontano dal fetore
nauseabondo della realtà
e sempre più vicino
ad essere
l’abbozzo
di un sogno
che (se vorrai)
potrà durare una vita intera.
Con me avrai per sempre
abbastanza amore
per ubriacarti,
ogni volta
che
ci
-diremo addio-
«L' "io penso" e l' "io penso che penso" coincidono in modo da non poter esistere l'uno senza l'altro.»
(Karl Jaspers)
Potessi veder nascere una stella
e starle a fianco mentre la quiete
le dà il privilegio di brillare
qual étoile al centro della scena!
E poi seguirla in quel girovagare
negli ampi spazi ove orbitando va
a primeggiare su altri mille astri,
guardiano io della sua libertà.
Fu in una notte come quella che guardai con una cera tenerezza gli occhi del gufo davanti a me e gli dissi di una casa ferita dall'ego e distesa dal fetore di arance che gocciolava dalle mie mani. Il gufo non ebbe paura. Le tazzine tintinnarono. La caffettiera sobbollì.
Aspettai con ansia di chiamarti nella notte fonda.
Quel giorno che d'inganno t'avvicinasti invadente come un malandrino quasi prepotente,abbagliato dicesti dallo splendore dei miei occhi,ti ci tuffasti dentro senza chiedermi permesso...e fu allora"ca mi scippasti ù core"perdendomi in un turbinìo d'indescrivibili emozioni d'amore a prima vista che vorace ora come allora mi spoglia l'anima.
Come la famosa canzone,
oggi 29 settembre,
sono seduta in
un bar ma non
penso a te.
Penso agli amori
sbagliati, agli errori
che si fanno e
che a volte si possono
rimediare.
Un altro mese
che se ne va
mentre l'autunno
diventa più intenso,
con folate di vento
che sollevano foglie,
capelli,
ricordano
la nostra fragilità.
riposavo nell'oblio dei miei sensi.
Riscoperta con enfasi, oggi...
s'è acceso il desiderio di possederti.
Bramo dentro alle urla di gemiti,
eccitate per la volontà d'averti
tra le mani e dentro al cuore...
che si adagia sul tuo giaciglio.
Sfioro, adesso, con le morbide labbra,
un'involontaria lacrima straziata,
che leviga la pelle già arsa
di un viso tormentato e sopraffatto.
resta in piedi quando tutto si siede,
quieto tace come l'acqua in attesa di onde.
Il mio amore non fa rumore...
è nelle toppe incollate su strappi di giornate sbagliate,
in cerca di parole che non si consumino con il tempo .
Il mio amore non fa rumore...
non si perde dietro paure e non si arrende davanti a sconfitte, è un raggio della ruota che gira anche quando il freno morde.
Il mio amore non fa rumore...
quando bussa alle porte serrate dal gelo, attende in silenzio senza tremare".
inconsapevoli figli d'un destino crudele. Troppo presto, la morte... l'anima spogliò del suo candore e lesto il dolore assottigliò come puntali di cristallo le lacrime trafiggendone il cuore. Lancinante... "restare", sola a sgranare i sogni racchiusi nei sottili involucri dorati,sentimenti, soffocati dal respiro che ti dava la vita.







