L’azzurro del cielo si china sul borgo,
mentre il mare ne raccoglie il respiro.
Tra queste mura di pietra e di sole
il tempo è un nastro di luce sospesa,
le case , petali di roccia viva.
Salgono i tetti verso il vuoto immenso,
qui l'orizzonte non è mai confine,
ma un abbraccio che tutto confonde.
Il mio borgo è una nave
di muri e di sentieri
che naviga profumata di sale ,
tra il verde scuro dei valloni e l'argento degli ulivi,
immobile nel blu dove sosta
e si fa casa.
Montepaone (CZ)
sul sentiero grigio
e polveroso
che porta al mare,
il cane avanti
anche lui
conosce la strada.
I nostri zoccoli
intonano
il ritmo
di una canzone
lontana,
una cornacchia
gracchia
nel folto dei pini.
Azzurro, dopo la curva,
ecco il mare
solo un rigo
nero
lo divide dall'orizzonte.
-Cosa hai sognato?-
domando
- Di essere qui-
rispondi
Ora le nuvole
scorrono
veloci
e non c'è modo
di inquadrarle
con le mani...
Sonetto di endecasillabi a minore di settima in rime alternate.
Mi guardo attorno e mi vedo smarrito
tra tanti giovin che paion felici.
Tu non ci sei, già, però l’ho capito:
siamo nient’altro che semplici amici!
Pondero come se fossi tradito
nel non sentirti, però non mi dici
d’averti, credo, giammai infastidito…
sono sicuro, non mi maledici.
Semplicemente la vita t’impegna,
ti manca il tempo a pensar lo sfigato
che alle sconfitte ogni dì si rassegna.
Il mio cervello io l’ho resettato…
ma appena parte, memoria s’impregna
del tuo bel viso che mi toglie il fiato.
08/04/2026
Oggi un colpo e domani e posdomani,
ogni dì almen vorrei darti un colpetto
per dilettarci ancor, pur s’io vecchietto,
in barba a ciò che sembra degli anziani.
Rito classico oppur giochi balzani,
ma di “pillola blu” lungi il sospetto,
già mi basta ricordar quel nostro letto
ad una piazza sol, tempi lontani,
e quella sera in cui mi ti svelasti:
“Ti piaccio?” mi chiedesti argutamente,
stupenda che al mio cuor suonavi i tasti
accogliendo il mio impeto crescente
del qual or celebriam residui fasti,
un po’ dimessi eppur meglio di niente.
agli occhi ammaliati,
i miei sentimenti, tra le antiche rovine di sismi d'angoscia,
nasce un tuffo di piombo nel cuore verace, spoglio da catene,
fiondandomi nei tuoi sogni,
dove percorrono fili di emozioni
nei frammenti che conservi
nel tuo segreto.
Una parentesi in un angolo
nelle tue labbra di ciliegia,
una cantilena sul giaciglio
dell'arco della speranza impaurita.
Batte il cuore all'unisono
col tuo silenzio, mentre mente,
ridipingendo il sole infranto rubandogli la sua folgore,
per ricoprire la mia pelle
anonima nella tua identità.
Sono un viandante che traccia benzina nell'anima,
una traccia da depistare nel ballo degli inganni senza interrogativo.
Amarci, è sconvolgere la differenza delle ragioni rassegnate,
un alito di scintille che sorprende ancora, senza lacrime,
un abbandonarsi negli abissi
del refolo d'amore che sigilla l'incanto,
Corre inanime, l'allegria che si spoglia all'alba di rugiada,
è un altro nodo da stringere
nel petto senza giardino,
un altro cimelio che conserverò
nella cenere d'oro,
un altro pugno di farfalle
nello stomaco, nel brivido che geme,
mentre lentamente ti allontani
senza chiudere la porta,
senza chiudere la porta,
al nostro amore, senza promessa.
Solo qualche persona cara,
Sul lucido legno una mia fotografia,
Scattata magari a Natale o all' Epifania.
Un parroco che spero oggi in seminario,
Leggere la lettura prevista dal calendario,
Chissà se sarà inverno o estate,
Farà caldo o le luminarie saran montate.
Il mio capo posato su un bel cuscino,
Che mi accoglierà per un lungo pisolino,
Scarpe lucide puntanti al cielo,
Su di me un bianco velo.
Una mezza dozzina di becchini,
Issarmi sulle lor spalle con i capi chini,
Una sola cosa mi consolera' in quel momento ferale,
Non dover pagare la fattura di questo mio gratuito funerale.
miscelati da venti
inebriano le nari.
Essenze di terre lontane
associate a distese di campi
ed alberi in fiore.
Intensi e forti profumi,
sentori abbinati a ricordi
di tempi scordati.
Magie temporali
ritrovano splendore
nei sospiri del mare.
Conchiglie appuntite
e sabbie roventi
di spiagge assolate.
Immagini nell’anima
di forti sapori “essenze”
impigliate nel cuore.
Terzine a rime incatenate scritte prima della “scadenza dell’ultimatum”.
Riserva di benzina in aeroporto
ci preoccupiam perché pare esaurita,
ci dà meno ansia invece che sia morto
un iraniano, un arabo, un semita
o un aviatore bianco americano
partito, più che contro un’altra vita,
per quel giochino che porta lontano
il soldatino in mano ad un bambino
che c’ha nell’altra mano un capo indiano.
Siam tutti in mezzo al solito giochino
gestito dai capricci d’un demente
che fa la cacca fuori dal vasino
che tanto a lui non gliene frega niente:
ci penseranno gli altri a ripulire
mentre minaccia e strilla assai furente,
gli altri vanno a sparare e a seppellire
bruciando bimbi e vecchi a più non posso
temendo d’esser loro anche a morire
mentre il bambino con il volto rosso
finanziamenti sposta a tutto spiano
ringhiando come un cane senza l’osso
e sprofondando a sera nel divano
mentre qualche fanciulla gli dà conto
di quanti sono morti e la sua mano
fa coccole alla mazza senza sconto
perché nel gioco pare vinca tutto
ed il poter che gusta a fare affronto
presto farà schizzare un bianco flutto
da mal posizionata calva testa
che poi suggellerà con lungo rutto.
Gioca alla guerra e pargli bella festa,
tra l’altro per gli stupri buona scusa
ora che carne Jeffrey più non presta
essendone epopea ormai conclusa.
Gioca e bombarda, missili e soldati
che, mentre all’oro nero fa le fusa,
contro l’umanità già li ha scagliati.
E intanto salta ancora lo psichiatra¹,
trenta minuti neanche li ha cercati:
troppo impegnato: gioca, ruba e latra
e mentre insulta tempo non ne avanza;
cerca lo specchio, smoccola e idolatra
tutta la cavernicola possanza
mentre accarezza il ciuffo arancio/biondo
sentendosi padrone della stanza
con i bottoni per spegnere il mondo.
¹: la visita psichiatrica, di cui avrebbe oggettivamente bisogno.
07/04/2026
ha il senso del sangue
che riempie il cuore,
dei pensieri improvvisi
come stelle cadenti.
Guardo le mie mani
nell’attesa,
mani che conoscono
la tua solitudine,
che sanno accendere la mente
quando sfiorano
ciò che tieni nascosto.
E intanto aspetto il vento
che mi porti il tuo profumo,
l’essenza delle parole sussurrate,
la dolce furia
della tua presenza.
Nulla mi distoglie
dall’accoglierti,
dal tenerti,
dal sentirti.
E intanto aspetto te,
che arrivi ad aprire spazi
in questo amore
mai abbastanza grande
da contenere
la nostra voglia infinita
di andare oltre
l’amore stesso.
Se un giorno non potessi più …
lascerei nei tuoi giorni
tutto ciò che sono stato.
Ti affiderei i miei sguardi,
perché qualcuno possa vederti
come ti ho vista io.
Ti lascerei il mio respiro nell’aria,
così che, senza saperlo,
tu possa ancora trovarmi.
Se i miei occhi si spegnessero,
resterebbero il cielo e il mare
a raccontarti di me.
E se le mie mani non potessero più cercarti,
ti lascerei il mio cuore …
non per perderti,
ma per non smettere mai di amarti.
Perché tu non sei solo amore …
sei il mio.









