Terzine di settenari a rime incatenate.
«Ape o vespa?» mi chiedo.
Lei ronza disperata
ed io all’ansia cedo.
Al solito imbucata
nella mia grigia stanza
dalla vecchia bucata
zanzariera ora danza
rabbiosa e prigioniera
intorno alla mia panza.
Ed è domanda mera
che pur essendo insetti
la prima fa la cera,
quell’altra gli stiletti
conficca nella pelle
e tu, a denti stretti
mentre traguardi stelle
ti metti a recitare
i santi a catinelle
non certo per pregare
tutto il tuo calendario…
ti prego non bucare:
sistema immunitario
sta già messo alla prova!
Doppiato ho già san Dario¹
ma ancora lei non trova
il buco dell’entrata
e più rancore cova…
o forse ‘sta scoppiata
ignora che l’uscita
non resta separata
ché solo una ferita
mi squarcia quella rete?
La pazienza sfinita
in lei vince la sete
di ritornare al mondo:
qualche secondo in quiete
ma poi riprende in tondo
il tragico ronzio
dal tono furibondo.
M’accosta e ancora io…
«Sei ape oppure vespa?»
mi chiedo in logorio…
fiducia mi s’increspa…
di nuovo sta tacendo,
la fronte si discrespa²
ed ora sorridendo
coi santi non mi lagno…
ma… mi si sta smuovendo…
debbo correre in bagno!
¹: è in dicembre, ultimo foglio di bestem… di calendario;
²: si distende, va via il corrugamento della paura… ok, lo ammetto, non è facile rimare con vespa e non volevo ridurre ad assonanza o a consonanza!
26/04/2026
DOPO LA PIOGGIA SI DIRADANO
LE NUVOLE ED IL CIELO SI COLORA
IN QUESTO MATTINO D'AUTUNNO
LE FOGLIE SONO GIA' CADUTE
IL VECCHIO NOCE STA SOLITARIO
NEL CAMPO AD ASPETTARE IL VENTO
CHE SCUOTA I SUOI RAMI
PASSERA' IN FRETTA
E POI LA NEBBIA E LA PIOGGIA
FINO A VALLE ED LE EOLIE
NON SI MOSTRERANNO PIU' IN LONTANANZA
NON UN CONTADINO TRA I CAMPI
LA STAGIONE DELLE MESSI E' FINITA
CORRONO LE DONNE AI FRANTOI
AD ASPETTARE IL FRUTTO DELLA RACCOLTA
FORTUNA E GIOIA
DEL FOCOLARE SPOGLIO
Sonetto minore, settenari in rima abba abba cdc dcd.
Cinguettano felici
da quando il sole splende,
come chi non pretende
nient’altro che uditrici
del suon discernitrici:
le ottave in cui s’estende,
il ritmo che riprende
e loro le elettrici
che cercheranno quello
capace di cantare
il verso ch’è più bello
facendole arrapare,
sì, proprio quell’uccello
che poi le potrà amare.
24/04/2026
come Matrona lassa,
lasci le membra molli
mentre la Storia passa!
Il Solco Fratricida
e il Ratto di Sabine:
a quel suo cielo affida
le Origini Divine!
Consoli e Imperatori
Esercito e Senato
e tanti Rimatori
che Te hanno cantato!
Hai visto tanta gloria
giunta da Papi e Re,
il Tevere ha memoria
sia d'Eroi che lacché
Tra Coda Vaccinara,
Pajata e Carbonara
sei sempre Tu Regina
anche nella Cucina!
A proposito di backup non fatti nei momenti giusti, un piccolo racconto in strofe di 6 versi ciascuna, simmetricamente settenario, quinario, due endecasillabi, quinario e settenario a rime ripetute abCAbc.
Era di primavera,
secolo scorso,
precisamente fu il novantadue;
la vita mia scorreva lusinghiera,
io come un orso
che resta sulle sue
per non farsi distrarre,
studiavo tanto
avendo pure un ottimo profitto
sfuggendo vino carte o anche chitarre:
studio soltanto,
sui libri a capofitto.
Ma nell’appartamento
qualche invitata
di tanto in tanto pure capitava
e capitò così questo tormento:
luce fatata
quel viso mi lanciava.
Sorriso straordinario,
dolci parole,
due coccole colpirono il mio cuore
facendomi cascare in uno svario
che ancora duole…
io zimbello d’Amore!
Era quello il momento
di backupparmi!
Quello il momento in cui finiva tutto,
niente più sogni, solo lo sgomento:
per rovinarmi
quando fece debutto
un’assurda follia,
persecuzione,
una sequenza lunga di deliri
con cui rendeva aberrante la mia
consacrazione
a tutti i suoi sospiri.
Inutili di amici
i tentativi
di togliermi dagli occhi quei salami…
finii pure per farmeli nemici:
«Brutti e cattivi!
Tranquilla, di' che m’ami!»
E pure quando poi
in psichiatria
mi dissero che andava a peggiorare:
«Tranquilla che ci basteremo noi!»
e andavan via
da me persone care
che aveva il vizio assurdo
di tormentare
perché gli amici miei voleva suoi
mentre io la supplicavo pure in curdo
di lasciar stare,
parlar solo tra noi.
Università persa,
mille lavori
da cui cacciavan via in pochi mesi
perché con la sua logica perversa
i miei datori
venivan pure offesi!
Tirato da catene
mi trascinava
in un profondo baratro assai stigio
fin quando i miei compagni, per mio bene¹,
a suon di clava
quand’ero al mio fastigio²,
riuscirono a salvarmi,
valigie pronte
e il treno per tornare a casa mia,
dall’incubo veloce allontanarmi
tagliando il ponte
dall’insana follia.
Ma il troppo tempo perso
m’aveva reso
uno sconfitto senza più speranze
senza ragion di star nell’universo
e resto leso
nelle mie vecchie stanze.
Potessi ritornare
in un istante
a quella maledetta primavera
farei la scelta che mi può salvare:
starei distante
dalla folle megera!
Lì, proprio in quel momento
ripristinare
da un bel backup completo in sicurezza
quei giorni in cui studiavo ben contento
senza pensare
a nessuna carezza.
Ma quel backup purtroppo
no, non esiste
e non c’è modo di recuperare
la vita e i sogni persi e quindi schioppo
restando triste
davanti a un freddo mare.
¹: d’appartamento, l’ultimo appartamento in cui mi rifugiai in quella città e lei veniva a dar fastidio anche a loro, ovviamente;
²: all’acme dell’esasperazione.
23/04/2026
Sparse schegge di missili
arse vive bimbe dai soldati,
scomparse bombe nel mare
arsenali nucleari sotto terra
frammenti di luce sull’acqua
briciole di pane tra le mani
scaglie di sapone tra le dita
brandelli di cuore sugli scogli
schegge di tempo infuocate
valori dispersi e sgretolati,
confuse gocce di memoria,
si gioca a bocce con la storia.
Sonetto, endecasillabi a maiore in rime ABBA ABBA CDE EDC.
Ci ha messo il doppio per resuscitare
questo forziere d’ogni intima storia,
d’ogni mio tonfo lungi d’ogni gloria,
di cose che non posso raccontare.
Sei giorni a cuore aperto, ad ansimare
mentre ricostruivo ogni memoria,
ogni cella di disco, ogni accessoria
cartellina di foto e scritte amare.
Ora è qui baldanzoso a schermo acceso
quasi a dirmi: «Quest’oggi che hai da dire?».
Gli direi: «Se non fossi sempre al verde…
troppo credo sia il tempo che si perde
dentro questo cassone a ricucire…
Un bel computer nuovo l’avrei preso!»
22/04/2026
in virtual mondo fatto di poesia,
tutte d’Amor epìgone e di Psiche
a custodirne senso e fantasia
narrando il sentir vostro più profondo.
Volti ignoti, talor qualche avatàr,
e dentro a un digitale girotondo
fattezze vostre provo a immaginar,
e le voci e i sorrisi e i portamenti
e gli sguardi e “quel certo non so che”
di chi parole sa trovar sapienti
che carezzano il cuor senza un perché.
So che potrei di tante innamorarmi
- e ancor più in altri tempi avrei potuto
ché oggi non saprei più destreggiarmi
ché il cervello e non sol mi son bevuto -
e talora fantastico un destino
ch’esser poteva e invece non è stato,
un incontro palese o clandestino,
un sogno che non s’è rëalizzato,
e in voi mi fingo attore d’altre vite
a bere distillati d’emozioni,
nei meandri di anime smarrite
e arrendermi alle vostre seduzioni.
Poi spunta un diavoletto con le corna
che parla con angelica saggezza:
“Virtualità è del corpo disadorna,
fantasia ch’ama eluder ogni asprezza,
l’amore è vista udito gusto olfatto
cui non basta il poetico linguaggio
senza neppur aver tatto e contatto
concreto e visceral nel suo messsaggio”.







