Ora possiamo alzar le vele, leggermente raggianti
non abbiamo nessuna preoccupazione al mondo,
sbarazzandoci dei brontolii degli amici,
se anche tu approvi, ci conviene andare,
verso qualsiasi sorpresa succeda,
nessuno saprà mai quanto mi sei mancata,
quanto ho assaporato l’attesa
adesso posso scoppiare a ridere,
senti i sobbalzi del cuore,
finalmente traboccante di gioia,
qualcosa che assomiglia alla felicità!!
Ci rendiamo conto, anche i cuori sanno sorridere,
è incredibile doverci sistemare in simile e generosa
situazione, compagni di una vita, ci siamo ritrovati,
e ritirati nell’incredibile gioco, qualche giorno di vacanza,
pacco regalo concesso dall’amore!!
Carichi di morte avanzano
mentre il mondo osserva
incredulo o senziente
chiedendosi quanto vale
la vita di migliaia di inermi.
Siamo uomini di pace,
ripudiamo le violenze,
non esistono ragioni alle guerre,
vere o simulate creano caos.
La scintilla del comando
è un'arma senza sconti
quando gioca col fuoco,
vittime senza nome cadono
nell'ignavia del potere
che danza su timori e ricatti
mentre il gas scarseggia
e il caro vita sale alle stelle.
L'uomo è il peggior nemico di se stesso,
preghiamo uniti per la pace.
Purtroppo la scintilla è scoccata
la guerra è iniziata,
Dio salvi l'uomo.
puoi dire tutto quello che ti passa per la testa
prigioniera non ti senti più e come l'acqua scivoli sull'asfalto
ti liberi da ogni male da ogni pensiero che si scatena
quando accade si ha la sensazione d'esser sospesa nell'atmosfera
resti in bilico, e sognando scorgi splendidi orizzonti
e voli nella fantasia, poi apri gli occhi
facendo un respiro profondo
unico nel suo genere
mette in moto la vita, che si rigenera
Ignara di cosa avviene t'abbandoni
ti lasci guidare dalla serenità
I timori si allontanano, ed il vento, porta la quiete
Tornò a svegliarsi nel tempo delle lucenti spade una stirpe d'immortali eroi.
Non vi furono più scuri antri che custodivano segreti impenetrabili.
Folate di vento dal nord vennero a portare via i sussulti d'una generazione dimenticata,
gesta e antiche battaglie si persero nella memoria degli uomini.
Si svuotarono le vite di molti e il filo sottile che legava la fantastica visione
si fuse con storie incredibili d'ancestrali burattini.
Iniziò una nuova esistenza lontano da secolari foreste e arrivò la consapevolezza d'essere soli nell'universo delle paure.
Cosa era rimasto dei tempi della gloria? Nessuno mai potrà saperlo...
E la risposta rimase scolpita fra le tempeste notturne che nei cuori avevano regnato per lunghi anni.
«Lassù,
smisurati spazi
lontano dal mondo.
Eterno silenzio nell'oscurità.
Sbiadite immagini osservarono il vuoto.
Volti di roccia risero.
Esaltazioni irreali si volatilizzarono nel tempo.
Dolci occhi illuminarono la notte.
Sguardi lontani,
sorrisi perduti s'avvicinarono.
Tornò la vita a cavalcare l'alato Pegaso
fra le costellazioni d'amore»
Cercasti di trovare te stesso, eppur già ti conoscevi, sapevi dove andavi ma non riuscivi a capire perché.
Eri te stesso... e non sempre allo stesso modo.
Cercasti il tuo mondo senza muoverti.
Un grande sogno e poi, poche righe, poche parole, tristezza,
gioia d'esser vivo.
E furono note suonate a caso...
Note d'un viaggio vissuto due volte, percorso fra le infinite tegole rosse del cuore.
Cucito con le lacrime di pupazzi che nelle stellate notti sognarono.
Note d'un viaggio che terminarono ancor prima di iniziare.
Note stonate che assomigliarono a un pianoforte dimenticato in un ripostiglio dello spirito.
Note d'amore intinte di sangue, versate in catini che nessuno volle più riempire.
Note d'un pianto solitario, note soltanto note e null'altro rimase d'un sentimento inseguito sulle ali della fantasia.
Sognato più di tutti quanti i burattini, sciolti nell'azzurro eterno degli occhi del drago di cristallo.
Eravamo fatti della stessa ragnatela che avvolgeva le anfore dei nostri giardini.
Ci incontrammo nuovamente ognuno chiuso nel suo cesto d'emozioni ma non capimmo il perché.
Le ore che composero i nostri passi lasciarono il posto all'apatia, le lancette degli occhi tracciarono itinerari diversi,
si inseguirono ma non si raggiunsero mai.
Erano differenti, in un mondo composto da identiche emozioni.
Sempre furono parte degli artefici creati dalla loro stessa natura.
Chiesi delle linee che solcavano la monotonia delle mani ma questo non mi aiutò a capire i miei errori.
Chiesi d'esser con te...
Chiesi di morir tra le tue braccia ma esse svanirono come le ali del mio drago.
Allora caddi in terra e piansi un'anima non mia.
Statuina non mi s’addice
dopo l’un, due, tre
mi manca la stella
ed il leone non lo so fare
sarà l’assenza di folta criniera
e vagito reggente.
In volpe non mi ci vedo
allo sciorinare avverso
di furbi colpi di coda.
E non voglio correre come un cavallo
qualche palla al balzo
potrebbe attaccarmi ad un carro.
Mentre aborro lo strisciare del serpente
quale essere spregevole
è additato biforcuto, sempre.
Dormo le mie ore al giorno
non ho esigenze di letargo
un accumulo simil formica, sarebbe deleterio.
Inoltre, d’avanguardia immaginaria
chupacabra mi coglie impreparato, io
non so stare al passo coi tempi.
E munito di braccia senza vele o penne
compatte o meno, né rapido né lento
sono adatto al volo.
Tantomeno a recinto so recitare
brucare e seguire, l’istinto lo sento
vuole di meglio, altre strade
costellate di rondinelle
direzione primavera, perenne.
Ecco, perché sono uomo.
Da tempo lei attendeva sulla riva
nessun presagio triste sovvenne
il cuore apprensione non tradiva
ma incontrollato tremito venne.
Incarnato pallido traspariva
uno sguardo deciso sostenne
timorosa nell'anima schiva
gli sorrise con fare solenne.
Tornato con un grande veliero
da una lontana terra selvaggia
forte e deciso, audace guerriero
ricalcava la sua amata spiaggia.
Stanco di guerre e conflitti
troppe croci nel suo cammino
egli accusava dell'umanità delitti.
Lei lo cinse a se come un bambino.
Dimenticarono apprensioni di morte
li attendeva un domani di gioia e pace
cosi seppellirono tante immagini storte
per un futuro d'amore dove guerra tace.
La Calabria, si sa, ama il peperoncino,
la Puglia, le mozzarelle ed i latticini,
tradizioni ed usanze son di regione,
agli screzi però, prestare attenzione.
Io calabrese di testa assai dura,
il pepe lo voglio ad ogni minestra,
lei più dolce ma assai intollerante,
mette mozzarella calda e filante.
Niente meraviglia! Non è per caso,
le tradizioni vanno rispettate,
io calabrese di sapori forti e piccanti,
lei pugliese di sapori dolci e fragranti.
Niente di grave, solo screzi e dissensi,
ma quando metto pepe lei torce il naso,
mi guarda e dice attento alla salute,
sui miei consigli, bada, non si discute.
Spesso si mangia solo ciò che piace,
e non si dà retta a chi ci consiglia,
sarebbe meglio non farne più uso,
se no, è normale che cresca il muso.
Niente paura! Non ci arrabbiamo!
Mattina e sera, sempre ci baciamo,
le labbra mie, non son peperoncini,
e nemmeno le sue sanno di latticini.
Percorro altri cento metri, e mi fermo sul tuo cuore,
ci sento suonare la nostra canzone preferita,
“Cosa ha di bello una rosa sfiorita,”
come se non fosse accaduto niente,
nel tuo sorriso attraente, tutto è illuminato
va tutto bene, sono sempre io
che non riesco a regolare le tensioni,
e spesso e volentieri
stanno diventando un vero problema!!
Se ti allontani per più di due passi
per una minima frazione di secondo,
affianco il tuo cuore,
nel sorpasso non riesco a controllar
il mio meccanismo, poi se volgo lo sguardo,
al nostro sentiero sereno,
con sguardo silenzioso e sereno, procedo,
di nuovo, in direzione del tuo cuore!!
La sera si raccoglie...
lascia lo spazio alla notte
che lentamente avanza
richiamando con luci soffuse
le minuscole e lucenti stelle.
Qualche nonno ancora sveglio
s’intrattiene sul far della sera:
osserva lontano al suo sguardo
il ricordo di bambino innocente.
Si volta di scatto sorpreso:
“che fai nonno tutto solo, vieni
fammi compagnia , raccontami
una storia di pirati e cavalieri”
Rimango, accanto al suo lettino,
tante storie che ricordo a memoria.
M’accordo, che il pargolo dormiva…
ed io raccontavo raccontavo...
……………………………………………………
Buonanotte fanciulli miei cari…
sogni d’oro e stringete al cuore
la magia di un bel sogno…
con i tanti bambini del mondo…
tenendovi per mano perché il buio
sia Luce che fa risplendere i cuori!
quando la noia cattura le mie sere,
intravedo le guglie già da lontano,
lento pede vi ci giungo piano.
Appena via Torino è terminata,
sulla destra appare la sua facciata,
è il Duomo con la sua maestosità,
che inebria il mio animo di beltà.
Tornar qui è sempre una forte emozione,
mi ricorda quando venni qui 'uaglione',
jeans strappati e occhiali da sole,
non conoscevo neanche il temine 'prole'.
Da allora nel frattempo tanto è cambiato,
non c'è più quel ragazzo spensierato,
che emozionato si faceva una fotografia,
immortalandosi tra Duomo e Galleria.
Vedo una luce lampeggiare in lontananza tra le onde del mare.
Eri proprio tu mio bianco amico faro, che mi accompagni a casa
Senza mai pensare, senza un lamento mi indichi dove andare.
Mi guidi da mia moglie, ch’è li ad aspettare, tutta notte in piedi
A pregare.
Ogni volta io gli dico, è grazie al mio amico faro.
Di giorno lui sonnecchia, non sa cosa fare.
Poi arrivano i gabbiani che vogliono giocare
Mentre ai suoi piedi dei cuccioli
Allattano affamati a dei capezzoli ormai svuotati
Alcuni ragazzi ti urlano vicino, per un goal non dato
Ma a te non importa, ti fanno compagnia
Tu li ripaghi, guidando i loro padri per la
Giusta via
Un amore non prevedibile,
insegna cosa vuol ben dire,
abbracciarci e stringerci lentamente
ogni superficie, conforto che prima non c’era,
e adesso prendo da te,
dai le direzioni per raggiungere il tuo cuore!!
Tranquillamente ora posso dire,
sei la creatura che preferisco
sprigioni amore e contagi,
proteggi con inteso affetto
ora devo mettere in salvo
la cosa che ho più importante,
qualcosa esplosa
posando le mie sulle tue morbide labbra,
ha accelerato, il battito del mio cuore!!








