Sonetto ABBA ABBA CDC DCD.
Se il mondo fosse dentro me davvero
meglio farei a prendere una purga
onde evitar provveda una chirurga
a liberare il mio intestino nero
per sopraggiunta nècrosi ma spero
che a ben del mondo il fatto pure assurga
e la boccetta¹ paia taumaturga
togliendo al mondo odor di facocero
di cui l’intride mia profonda essenza.
Certo sarebbe alquanto liquefatto
ma della luce chiara la presenza
potrebbe far sentire soddisfatto:
fluidi pensieri con intelligenza…
liquefazione avrebbe un bell’impatto!
¹: di purga.
03/05/2026
che travolge litorali,
spiazzi, auto e vite,
la tua dipartita
ha sconvolto
la mia esistenza.
Ancora adesso
soffro e cerco
conforto in amici
e poesia...
Ma la mia anima è
cambiata,
la solitudine come
un macigno è difficile
da affrontare.
Sonetto standard nato come risposta al commento fattomi su un sito da Sisifo per il precedente sonetto «737 - Cuore sbronzo».
Prologo:
il 28 aprile pubblicai in un paio di sito un sonettino, il «737 - Cuore sbronzo», scritto il giorno prima; tra i commenti mi ritrovo:
# Sisifo Gioioso 28-04-2026 22:53
Sbronzarsi di qualcosa che non c'è,
sol rimedio sarebbe la presenza.
Ma quando irreversibil è l'assenza,
fanne ragion e bevi un buon caffè.
Gli rispondo improvvisando un sonettino:
# ioffa 29-04-2026 00:41
Se agli occhi suoi mi porta un verde prato,
[…]
eccccetera ecccetera eccetera, e lui mi risponde:
# Sisifo Gioioso 29-04-2026 08:55
Quest'ultimo tuo sonetto merita la pubblicazione. Solo qui è sprecato.
Al che reagisco:
# ioffa 29-04-2026 09:28
Va bene, mi hai convinto, ma dovrò per forza citarti per dare un senso al testo autonomo, diventerà il «739»
Quindi è colpa sua se vi tocca di sorbirvi un sonetto in più! ????
Se agli occhi suoi mi porta un verde prato,
con il caffè ne immagino i capelli,
castano scuro oserei dir ramato¹,
lievi, ondulati², ricciolini, belli.
La vedo ovunque e resto senza fiato,
sconfitti di Ragion sono gli appelli;
mi rendo conto che son fulminato,
me stesso prendo pure pei fondelli:
l'ammiro, vedo ovunque e poi ci parlo
nei miei pensieri; pur se resta assente
occupa il cuor, non riesco ad evitarlo.
Cammino ancora, fo finta di niente
ma nella testa mi corrode un tarlo
che mi ripete: «Tu sei deficiente!».
¹: oserei dirlo solo per far rima;
²: ondulati solo per la metrica, in realtà son proprio ricci.
29/04/2026
un brivido guizza
lungo la schiena
e nasce
nel profondo dell’anima,
un senso soave
che si perde nel vento.
Respirando
a pieni polmoni
l’ossigeno
scorre come linfa.
Ora, la libertà di essere,
la libertà di avere
e di appartenere
lascia la sua impronta
e si espande trovando,
tra folate di vento,
un profumo
che sa di libertà.
sembra piombo.
Le tue ciglia giocano a nascondino
per celare la tua ombra
nelle nuove iridi che brillano.
Ed io taccio al tuo sorriso celato,
fatto di falso e briciole di speranza.
Le onde in corsa del mare,
dietro di te,
sembrano una platea,
un applauso frastornato
di rabbia e rancore
che non mi lascia respirare
il tuo profumo, che appare estraneo.
Ed io resto immobile,
con le mie gambe fragili, senza terra.
Sento il mio cuore morire
nel petto, accettando il tuono
delle tue bugie sulla pelle.
Brucia questo squarcio
nel silenzio che cade.
Ed io resto a guardarti rinascere
da vecchie rughe,
vecchie pagine scritte
dal nostro amore ingiallito,
dal tempo che, come sabbia, scivola.
Nel sapore d’amaro
che le tue mani raccontano,
allontanando le mie,
spiegano confini.
Ed io, inerme, sciolgo il nastro rosso
e libero lo lascio precipitare
nel vuoto che punge.
Tra i tentacoli di una lacrima
agganciato ad una guancia,
in uno slancio di entusiasmo
sciolgo un nodo di passione
passi di danza in una stanza
valzer di api su una sacher,
in carrozza dolci carezze
abbracci di suoni in gravidanza
baci su labbra incandescenti
barlumi di sospiri tra lumache,
traluce il verso di un pinguino
caldi gli abbracci sul cuscino.
Sonetto in marcia a maiore, quartine a rime incrociate e terzine a rime alternate.
La prostata più grossa del cervello
più faticoso rende il ragionare,
per questo camminando tra zanzare
mi sento sveglio quanto un asinello.
Passan pensieri i fori d’un crivello
ma son quelli sbagliati, troppo amare
le idee che m’accompagnan verso il mare
facendolo apparire meno bello.
Ti scoverò, dannato interruttore,
il modo troverò per questa testa
di rilassarla con un bel torpore.
frattanto la vescica già s’appresta
che manco son passate un paio d’ore
a imporre al passo pausa a sua richiesta!
27/04/2026
m'hai sfiorata con dolcezza la pelle,
sempre ti trovo nel Grande Mistero:
alme che brillano come due stelle!
Sempre con me: di Te avverto il respiro
le mie lacrime Tu, Tenero, asciughi
mentre di luce i tuoi occhi rimiro
e Tu, ridendo, la fronte corrughi
così, Allegro, sai strapparmi un sorriso...
SI AFFACCIA INQUIETA
OGNI MATTINA
TRA L'ANGOSCIA
DEL DOMANI INCERTO
ED UN PASSATO DA DIMENTICARE
FATICO A VIVERE
POI IMMAGINO CHE TUTTO FINISCA
TRA UN RESPIRO ED UNA GENTILEZZA DATA
SEGUIRE LA SCIA DEL PRESENTE
CHE NULLA LASCIA AL CASO
MA SI NUTRE DI ATTIMI DI AMORE
fugaci giungono voci
di corse di bimbi in avventura,
nella nebbia dell’incoscienza,
innocente e variopinta d’emozioni.
All’ombra dei miei segreti,
alzo lo sguardo sui miei anni svelti
che, come rotoli, svanivano
nei sorrisi e nei ritagli di canzoni,
tra timide lacrime d’amore,
sui libri sfogliati di scuola
che sapevano raccontare
storie di tele ricamate d’altri tempi.
È il passato che sfiora la pelle,
in un attimo di silenzio,
mendicante di ore in fiore
da ricordare e conservare
nel cassetto del cuore.
Chiederò al mio respiro
di non sciupare, con inganno,
quel batticuore nel rivedermi ancora:
quel che ero,
quel che resta,
quel che è andato via,
nei riflessi di folate di nostalgia
che ingoiano la mia anima,
davanti allo specchio del presente.
Accetterò il mio odore di vecchio.
Giocano, oltre la finestra, i fanciulli,
tra versi immaturi di consapevolezze,
e io mi stringo nel petto
la malinconia del nulla che resta,
che finge di amarmi,
mi accarezza col suo antico
brivido nostalgico
e mi lascia solitudine da ascoltare,
leggendo l’esperienza senza pioggia,
che vaga tra i frutti della vita,
restituendo, sottovoce, un fremito
che non cancelli
via le orme seppellite,
ma che adorni i passi al porto terreno.






