condividiamo, per quanto, quanto distante
possa trovarti tu.
Triste, insonne, nella lunga notte
di separazione, penso a te.
Sotto la luna tanto luminosa da commuovere,
spengo la candela ed esco,
in abiti umidi di rugiada.
Ahimè, non posso stringere il chiarore lunare
nella snella mano. Rientro
nella stanza, forse
per sognare di nuovo
del nostro ricongiungimento"
SAN MARTINO
La donzelletta vien dalla campagna
e di piacer il suo fior si bagna.
Gemeva d'amore
come in calore fosse una cagna.
La sera di San Martino,
Io portai la mia salsiccia scecchigna
ed ella la sua dolce castagna.
In fine, brindammo con rosso vino
a Dioniso
e a Venere Magna.
Non amo le folle.
Macchie incolore tra un pensiero latente
Rumori a raffica davanti ai miei occhi
E tutto ciò che riesco a vedere è niente.
Non temo il silenzio.
Chi mi conosce veramente forse è la notte
Che nel suo vuoto mi risucchia
E dolcemente cura i lividi, le botte.
Fa delle mie lacrime rugiada per le foglie.
E io non so che urlare,
A Labbra mute
Sprofondare nell’immenso
A braccia aperte
Non so che urlare,
ora che il mondo è sordo,
muto,
fermo.
Andavo solo
col mio pene
a cercar donne amene.
In Babilonia sono andato
ed il piacer mio s'è beato.
Domando scusanza
se ho abbandonato
la buona creanza.
Ludicar con la rima
mi fa esser
più erotico e boccaccesco
di prima;
mi fa usar
parole in libertà
come fosse una danza.
Di codeste rime
è fautrice
la mia musa ispiratrice.
Ella fa miracoli:
trasforma l'acqua in vino
e la sabbia di questo tristo
deserto in un maraviglioso giardino.
Con le mie ali d'oro, accarezzo il tuo corpo con accesa voluttà.
Conficco le mie frecce impertinenti nella parte più calda, dolce e voluttuosa del tuo corpo.
Ti prego, Psyke, non accendere la luce, o morirò.
Lasciati amare dolcemente nelle tenebre, perché solo nell'oscurità prende vita la passione
Danziamo nella lunga notte eterna, sarò io a guidarti ciecamente, sarà il mio amore a scaldarti e a darti luce".
E fu così che Cupido e Psyke si amarono felici e contenti per l'eternità
,Odio e Invidia caddero negli inferi
e l'umanità fu finalmente libera di amare in pace.
e piacere in terra alle donne
di buona voluttà".
Così cantava
una delle menadi
e s'aprirono le danze.
Danzan lascive
le figlie del dio gioioso.
Danzan seducenti
contorcendosi come mille
serpenti.
Danzano
al ritmo ossessivo
dei cembali,
al gemito godurioso
del flauto peccaminoso.
Immerse nella natura
selvaggia,
d'edera e tirso
adorne,
vestite di pelli
furenti,
si dimenan
le baccanti
in una folle
danza.
Ebbre del sacro nettare,
la cui coppa levan
al cielo,
dimentiche del bene
e del male,
si uniscono ai satiri danzanti
in un'orgia
infernale
celebrando il peccato
e la gioia di vivere.
Bacio i tuoi piedi
perché dove cammini
fiorisce il deserto,
la tua bocca
perché la tua voce
illumina la notte;
i tuoi occhi
perché in essi risplende
la verità;
i tuoi seni
perché danno nutrimento d'amore e vita;
la tua essenza,
perché profuma
di eternità,
é focosa di passione
e dolce d'amore.
ti bacio,
perché voglio
l'estasi
nel cuore.
non spostare i fogli sparsi
hanno propria armonia
Penne sono shangai
dormono sul tavolo in pendenza
non svegliare inchiostri.
la penna blu
al risveglio freme bianco appoggio
ispirazione sposta polveri.
Attimo catturato ora
riporti al cuore bellezza rara
cadi umida lacrima.
Hai impresso traccia
salando parole bagnando il blu
vita concentrata, attimo.
Sul tavolo
un bicchiere vuoto,
vuoto come l’orto dell’anima
Impotente, piegata
tra le note mai scritte
complice di sogni
di una primavera mai giunta.
Sul tavolo
Le mani tremano
Cercano corrispondenze
Nel silenzio che soffoca lo spazio
Colmo di passione
Di sesso, di pianto, di te.
Sul tavolo
Il bicchiere pieno tra le mani
nella falsa nebbia della stanza
tra il transito d’immagini
che rivelano i ricordi.
Sul tavolo
un bicchiere vuoto
che fa da cuscino alla mia testa.
E non chiamarmi amore mentre leggi il giornale.
Non chiamarmi amore quando mi vedi bella come il sole,
truccata ed elegante pronta per uscire.
Non chiamarmi amore mentre conversi disattento con gli amici.
Chiamami amore la mattina
quando, appena sveglia, ho ancora gli occhi assonnati.
Quando mi vedi triste e incroci il mio sguardo per leggermi nell’anima
Chiamami amore quando senti che faccio parte di te
Solo allora potrai chiamarmi amore
i sogni di adolescente
piccoli scheletri di parti mancanti
arreso cercai le parole
la fantasia
un'emozione dimenticata
l'amore della poesia
che estrapola l'attimo
ferma il tempo
in quadri unici all'emozione
foglio su foglio
negai il mio sogno
in cassetti commossi
nascosi il mio essere
emarginato dai ganzi
io fragile
negai ciò che amavo
vecchio sconfitto
sfoglio il passato
e piango leggendo
foglio su foglio.
E pensarti mia
tra lenzuola fresche
dove il tuo corpo
si muove lento
ed io lì muto
ascolto
il tuo respiro leggero.
Il tuo corpo sensuale
mi suscita emozioni forti
e allora le mani
scivolano sole
sfiorando la pelle nuda.
Scivolano sui fianchi morbidi
e mi perdo in te
nel tuo paradiso,
paradiso di emozioni
nel pensarti mia!




