E’ lì, silenziosa, servile,
dona tutta se stessa giornalmente,
gratuitamente,
senza chiedere niente in cambio.
Di giorno sopraffatta dalla luce del sole
Di notte padrona indiscussa della scena
Fin dalla nascita, saggia ispiratrice dei pensieri più profondi,
dei segreti più romantici,
delle notti più insonni
amica sincera di sempre,
muta osservatrice di vicende umane
i suoi deboli raggi leggono nell’abisso dell’anima
mettendo a nudo ogni segreto
Niente le fa paura e niente la scalfisce
rimane ferma, col suo pallore deciso
scrigno di tesori immensi
che la arricchiscono di fiducia
non mentirà,
non dileggerà
paziente giudice di miseria umana
guarda in giù con fare materno
e osservandola par che dica
domani ci sarò ancora per te
e sarò ancora la tua certezza
Donna dannata,
brutta strega senza cuore,
affamata di carne,
assetata di sangue
puro e innocente.
Schiava di una legge tribale
che con il profeta arabico
nulla ha a che fare.
Non recidere
da quel corpicino
infante
ed innocente,
da quel candido biancofiore,
l’amore.
Uomo d’Africa,
padre e padrone
di incolpevoli creature,
consegnate al dolore
assai premature,
non recidere
la dignità,
la vita,
l’amore,
il piacere.
Non infibulare,
impara ad amare.
A mia Madre
3 luglio
Mi ha colpito alle spalle, il 3 luglio
colmando il cuore di dolore,
di un pianto disperato, stretto sullo stomaco
e avvampa il Suo nome, fermo sulle labbra,
chiuso, in un silenzio di strana pace,
pace che, mi ha fatto indossare l'abito nero.
Conoscevo a memoria le sue mani
e ora, la sospiro, come quando bambino,
la sua premurosità cancellava i miei pianti,
nascosti dal buio e con serenità,
mi mostrava la strada da percorrere.
Non potrò più specchiarmi, nei Suoi occhi,
ha preso l'ultimo treno, senza valigie,
lasciando ricordi negli angoli della mente
è manca, mi manca la Sua voce
mentre la notte ritrovo il Suo volto,
dolce spina nel fianco.
La tua essenza
è un abisso
dalla cui profondità volo
verso l'estasi.
Un fiore di loto
che nasconde una rosa rossa
selvaggia e peccaminosa.
Luce nelle tenebre.
Divinità e sacralità
in un mondo profano
e materiale.
La tua essenza
è un profondo abisso
nel quale voglio morire
per rinascere
nell'amore.
Divina Luna risplende
e tu giaci accanto a me
nuda e seducente.
Prendo a gustare il tuo corpo:
la tua bocca di fragola,
i tuoi seni di vaniglia,
i tuoi piedi di cannella
e la tua essenza
di miele.
Intanto,
il flauto di Pan ci seduce.
A baciarti mi induce.
Con il cuore colmo di passione,
respiro avido il tuo afflato
d’amore.
La sua musica avvolge
ed illumina i nostri corpi
nudi e gaudenti.
Esalta i nostri sensi
In un anelito di libertà
ed infinito.
La sua sensualità
risveglia Dioniso
che, in forma di serpente,
insinua le tue virtù
allietandoti con dolci,
peccaminosi
ed audaci giochi
d'amore
Il serpente cui tendevi
la pargoletta mano
era il nero biscione
africano.
Leccava la parte più intima
e sacra
del tuo corpo,
mentre tu,
avida e goduriosa,
mangiavi il frutto della vite,
sacra a Dioniso.
Eccitata,
agitavi il tuo corpo
gemendo
di piacere.
Piacere antico.
Piacere primordiale
che risveglia forze oscure,
al di sopra d’ogni morale.
Piacere animale
che ti fa godere,
al di là
del bene
e del male.
Piacere sensuale
che nella lussuria
ti fa volare.
SAN MARTINO
Ce l’ho tra le mani
Tutta colorata
Mette allegria
Facciamola vivere
Le dò la libertà
La faccio cadere
Inizia a saltellare felice
Senza meta
Ogni saltello è il suo senso di autonomia
Mostra al mondo cosa è capace di fare
E si rigira
E sbatte contro gli oggetti
Sembra avere 1000 vite
Alla barba dei gatti
Non vuole fermarsi
Non può perché sa
Che una mano la imprigionerà di nuovo
E allora si gode quei vorticosi momenti
Fino a stancarsi
Fino a perdere le sue energie gommose
Ora il ritmo scema
È quasi ferma
Il gioioso saltellio si tramuta in rotolio
È ferma
Si arrende
È pronta a riprendere fiato in una mano amica
E ricominciare il suo show gommoso e vitale
Donna speranzosa.
Bella come una sposa.
Una vita in grembo,
tanti sogni nel cuore.
Da un mondo di povertà e violenza
decidesti di partire
per trovare pace, serenità, amore.
Invece, quella tragica notte,
mare nero ti ha inghiottita per sempre.
Mare nero ti ha inghiottita per sempre.
Giovane ragazzo.
Tu partisti per mare.
Libertà e benessere volevi trovare.
Invece, quella tragica notte,
Mare nero ti ha inghiottito per sempre.
Mare nero ti ha inghiottito per sempre.
Quella notte, era gelido il mare
come il nostro cuore
indifferente. Incapace d’amare.
Intanto, da quella notte,
una donna prega in ginocchio
per un figlio che non arriverà mai.
Ella piange e piangerà per sempre.
Piange e piangerà per sempre.
la meraviglia dello sguardo
in paure, acquistate a rate
in mercati dell'uomo fermo
negli angoli della mente
cè molto di più
da ammirare.
Nello sconforto di una madre
nello sguardo delle sconfitte
cè molto di più
da annotare insieme ai fiori invisibili
insieme ai venti che puliscono
passi sporchi dell'attimo sprecato
da contagi moderni
in scatolette virulente all'io.
Mirate il filo d'erba spostato
con goccia di rugiada gratis
il raggio attraverso un foro
che ravviva polveri in attesa
le trasforma il lucenti tocchi
di maestro pittore
l'acqua attende
il contatto che innalzerà
lo schizzo al cielo
il sole esalterà i contorni
di schizzo e lacrime
dando meraviglia
ai nostri occhi.
Non disperdere sguardi
al nulla
vivi i dettagli
i più piccoli
donali al cuore
oppure immaginali.
Acqua...Ho sete.
D'amore ho sete,
ma solo per nutrirmi il cuore,
incantato, alla vista ossessiva
di un mare immenso di bianche sabbie,
nell'isola in cui sto, rimuginante,
solitario, rigato il volto
di lacrime asciutte, cristallizzate, oramai,
su pelle chiara che non vuole invecchiare,
per esorcizzare la morte in agguato, sempre
e sempre vigile, profittatrice del dolore
che assale l'uomo, specialmente l'uomo bello.
Se chiedo acqua, che chiedo?
Non chiedo mica la luna.
Cosa me ne farei, d'altronde,
di un pianeta sì bello e ostile
che non potrei neppure custodire
tra le mura della mia piccola casa
e dove la porterei, qualora dovessi renderla,
quella casa che neppure è mia?
Amara realtà di mille e mille genti
su questa terra ingrata,
che all'impiedi, stanno,
schiavizzate da calura cocente qui,
mani sempre tese al cielo
in cerca di miracolo che mai si compie.
Mani restano, sì elevate, pietrificate,
sol perché non sentano della stanchezza il peso
e come quelle del Profeta restino volte al cielo
sino al dì della clemenza attesa.
Non ditemi nulla della sorte amica;
non fatemi cenno di colpe avute.
Non illudete il cuore di colui che piange;
non asciugate il volto imperlato di sangue ed acqua,
come la pia donna fece col Cristo,
schiacciato sotto il peso grave
e greve della Croce sua, soltanto sua.
Acqua, per dissetare genti;
acqua, per lavare peccati;
Acqua, per sciogliere cristalli;
Acqua, per far nascere un fiore,
dalle bianche distese sabbiose,
nell’isola In cui io sto.
Lo specchio è rigato
O forse è macchiato
Proviamo con un fazzolettino
Un alito caldo si adagia sul vetro
Puliamo meticolosamente
È sempre lì!
Che sia perché ho dormito male?
La piega disordinata sul lato dell’occhio destro
Forse andrà via!
Aspettiamo….
Un’ora interminabile e mi riaffaccio allo specchio
E' ancora lì
Dispettosa, mal voluta, impenitente
Disegna la sua opera inesorabilmente
Inaspettata!
E' il segno del tempo che passa
Ma no, forse domani non sarà più qui
Un po’ di riposo e via
Tutto tornerà normale.
Ma domani è un altro giorno
E lei farà il suo dovere
Si fisserà sulla pelle delicata
E l’accompagnerà per tutta la vita
Mi trincero dietro una vile consolazione
E' indice di saggezza
No! È semplicemente una ruga.
Urla la madre
di morte atterrita.
Trema la terra
per l'umanità smarrita.
Geme la madre
per una figlia corrotta
ed incestuosa
che la violenta
e la massacra.
Piange Madre Terra
per un'inutile
e stupida guerra.
Piange
quando urlano le bombe.
Piange
quando muore un bambino,
quando muore l'amore
di un'umanità
puttana
e senza cuore.
È lì. Davanti allo specchio
Si gira e si rimira
Una leggera curva delinea l’esistenza dello stomaco
Ma si…in fondo è bello
Forse trattenendo un po’ il fiato
La linea diverrà perfetta
Gonfia un po’ il torace
Il fisico prorompente gli rallegra lo sguardo
Un addome scultoreo
Una rada peluria lo corona
I muscoli tirati a dovere
Segnano la bellezza del creato
La forza elegante di bicipiti scolpiti
Segno visibile di virilità
Narciso prende il sopravvento
E lui continua a godersi
Ignaro del mondo che lo circonda
Fissando quello specchio amico
Che gli mostra la sua beltà
Le gambe tese, nerborute
A guisa di colonne umane scolpite
Da un prode artista
E lui si bea di tanto ardore
E tutto ad un tratto si sveglia dal suo sogno proibito
E strappa il poster di Arnold dal suo specchio
mi culla
a ritmo l'onda batte lo scafo

in richiamo tribale
dona pace ai sensi
i tiranti dell'albero
al tuo passaggio
son corde d'arpa
suonano vibrando al cielo
sinfonia immensa
l'attrito del timone su essenza
dipinge il mio passaggio
di un bianco calmo
vento fratello sano
in balia di te
muovo pensieri
dolcemente
cullami
io perso
ascolto
piano
piano.

