Scure le maniche, una croce di muschio.
Alla cava di occhi dimenticati
da domani
anche tu potrai vedere
la neve sulle braccia dei morti.
Lo stagno santo è così lontano,
stringe a sé i rami spezzati dei salici,
e a ciò che non è stato accenna
svegliandoti appena...
Da ieri
carcassa di fiori,
da oggi stella polare, Ofelia.
(2011)
E' notte. Sotto le
onde nere
il fragore di code colossali
immobilizza,
come se guardassi il mare.
Ancora più sotto,
qualche lucciola dai
denti a sciabola
vagamente illumina
l'inabissata campagna desolata,
verdastro sogno d'amore,
le morte sirene.
(2011)
Madonna dei garofani blu
è il cielo senza stelle,
solamente pensieri
dopo il tramonto.
Hai posato là il tuo cesto
intrecciato di silenzi...
Da una torre le colombe
si alzeranno verso la luna.
E intanto si piegano stanche
le fioraie
coi loro dolci bambini.
(2011)
Stanza esagonale in cui sprofondo
vortice muto come scala incurabile,
rugginose asce e
la legna da ardere
giù alle pareti
di ceppi spezzati.
Sta da un'eternità senza un volto,
certo là sotto ancora vi si nasconde
una statua alata.
(2011)
Ho teso la mano per rubarti un sorriso ascoltando quel cuore pulsare ancora gocce di speranza. Ho teso le mie speranze al cielo aspettando quel raggio di sole che scaldasse di nuovo le mie membra. Ho posato sul terreno, trascinando i piedi, questo corpo cercando terreno da coltivare lasciandomi dietro solo orme di un tempo passato. Chiudo gli occhi lasciando speranze scorrere nella fantasia, aspettando di sorridere di nuovo in questo mondo di lacrime.
Cammino al bordo della strada
assorta in pensieri prepotenti
Non vorrei immergermi in tristezza gratuita
La strada mi scorre sotto i piedi come una linea scontata
Il buio mi avvolge senza pietà
E io continuo a camminare senza meta
Finalmente un bagliore mi ridona speranza
Un bagliore vitale nella notte vivida
Il cuore esulta
Si aggrappa a quella luce come un bimbo alla vita
Sul viso tenebroso un accenno di un sorriso
E il passo si fa prepotente
Quasi a raggiungere un alito di vento ristoratore
Quel lampione timido mi rigenera la memoria
E tutt’a un tratto pensieri dolci e miti si impadronisco della mente stanca
Quella luce pur se fioca mi giunge come un bel volto radioso di fanciulla
e mi rassicura comunicando teneramente la sua vitale energia
e tutto torna a sorridermi intorno
e il percorso si abbrevia.
Quella dolce signora mi illumina la via.
Aspetterò il giorno avviluppato da quel timido bagliore
appoggiata a quel lume di speranza
e mi godrò il sorgere del nuovo giorno.
Scrollandomi di dosso quel torpore benefico
riprenderò il cammino verso i miei pensieri certi
che giorno per giorno affollano la mia vita.
Inerme su un ramo complice.
È lì, raccolta nella sua preghiera omicida
Pronta allo scatto felino
I suoi uncini mortali si apprestano ad afferrare la preda
ignara del suo triste destino.
E avviene tutto in un attimo.
L’insetto cannibale si adatta al suo albero ospite
Colorandosi di tradimento infame
Una dolce formica si adopra nel suo compito vitale
Trascinando il cibo prezioso verso la sospirata casa
Quel mobile capo vile si gira verso la preda
le zampe si uniscono in un falso atto di fede
quasi a pronunciare la fine dell’operosa malcapitata
in un attimo si conclude l’efferato volere
le zampe si allungano e ritraggono veloci,
certe di aver compiuto il loro compito mortale
e la preghiera continua indefessa
mentre si consuma il delitto scontato
la signora elegante nasconde una mente perversa
nessun amore si nasconde in lei
famelica e basta. Non risparmia nessuno,
perfino il maschio è preso a vittima
finisce il suo compito procreatore
ed un ringraziamento infame lo attende:
la malvagia ammaliatrice lo divora ingrata
incurante dell’atto d’amore appena consumato
un atto che farà nascere altre dame immonde
che si nasconderanno dietro una preghiera di morte
I riccioli ribelli le coronano il viso
Due occhi furbi fanno capolino da quella cornice
come fiori che si schiudono alla vita.
Un ovale morbido è da sfondo a due labbra rosa
che hanno scelto loro malgrado il silenzio
ed un nasino minuto,
canale di profumi inebrianti
si distacca da quella uniformità di base.
La pelle vellutata invitante alla carezza
riflette una luce eterea,
come solo una fragile e preziosa porcellana può fare
E quell’odore di latte puro
rende ancora più indelebile il suo ricordo,
quel ritratto cosi nitido e delicato,
fonte di teneri pensieri
è l’espressione di un amore immenso che solo una madre ti sa dare
e la perdita immane brucerà per tutta la vita,
perché quel sogno presente,
quel ricordo tanto lontano eppure tanto nitido
ti pesa sul cuore
come un mattone cattivo
che si è posato eterno sul tuo seno
e mentre ammiri quel viso amato
ti fa mancare il fiato dal dolore.
Una parte della mia vita si è fermata in quel ritratto
Una parte della mia vita vive per i miei cari
Una parte della mia vita è nata in quell’amore
Una parte della mia vita troverà pace quando la rivedrà


