Scappai,
da quel giardino
dall’odorose viole
dall’armonioso senso
dal candido tuo
fiore.
Andai
per erti valli
nell’ombra di un
sentiero
solo, a piedi scalzi,
ad ingannar
la vita.
Un tempo senza
tempo
vissi ramingo,
randagio e cattivo
come un cane
ferito.
Molte anime
strappai alla vita,
sfamandomi incurante
del lamentoso
sangue.
Come un guerriero
preso alle
spalle
come un leone
spaventato
infine mi
chetai,
stremato caddi
in un sonno senza
sogni.
Nella tenebrosa notte
per gran tempo
giacqui.
Ebbro e stordito
nel triste giaciglio
mi separai
da me
dalla mia stessa
vita.
Nascosi in quel
giardino
all’ombra delle viole
l’armonioso senso,
quell’unico mio
fiore.
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