la voglia del tuo odore
voglio respirare
la tua carne amore,
occhi negli occhi
stretti in una
morsa senza fine.
Ti prendo
con la brezza mattutina,
nelle mie vene
uno spasmo prolungato
non provo alcun dolore,
mi fai gemere di piacere
e mi porti in un dolce paradiso.
Ti amo senza fretta,
mettendo nelle mie carezze
mille attenzioni,
e mentre ti accarezzo
e bacio,
sento il gusto
del miele profumato.
Sigillo
le mie labbra alle tue,
ancoro la mia lingua
al tuo palato,
e il tuo piacere si scioglie
fondendosi col mio.
Mi fai impazzire,
quando
leghi le tue gambe
alla mia vita,
sei capace
di follie sorprendenti,
mentre attraverso i pori
si sprigiona
la vera passione,
ti inondo del mio seme
amore.
non ho più la forza per andare avanti
quasi quasi la faccio finita.
Io ero giunto ad appagare un sogno
avevo i numeri per la pensione
soddisfazione d’umano bisogno
ed esigenza di quiete interiore.
Poi, cambia la legge e ancora a lavoro,
avrei dovuto lasciarlo domani
ma altri anni del mio breve futuro
io devo fare a spaccarmi le mani.
Caro bambino, figlio di un figlio
ti guardo e vedo che ti rassomiglio
ti guardo e penso che le mie poche energie
io da nonno, avrei dato a te per le tue follie.
Ti avrei portato nei boschi fatati
dove gli uccelli si incontran sui prati
ti avrei insegnato poi, più grande a pescare
o, a restare in silenzio per sentire il mare.
Ti avrei stancato sopra una giostra
una di quelle che fan girare la testa
rincorso fino a cadere a terra
giocare a tutto (ma non alla guerra).
Invece sono qui in questa prigione
la sole colpe: esser per bene,
aver faticato una vita intera,
e aver rincorso poi una chimera.
Perché adesso a me han chiesto
di risolvere i guai del mio Paese?
Quelli che alcuni (e non pochi) han fatto
e siam sempre noi a pagarne le spese.
In quest’ Italia di privilegiati:
calciatori milionari e deputati
che si affannano per la difesa
di privilegi che non han scusa.
In quest’ Italia che sverna a Cortina
e che la notte tira a far di mattina,
su Porche o Ferrari e sono una folla
che poi si offende se qualcuno controlla.
In quest’ Italia che ha distrutto un Paese
son sempre gli stessi a farne le spese
qui, la disoccupazione è generazionale
ed i rimedi che trovan son peggiori del male.
Io, io sognavo di passar la vecchiaia
con vicino mia moglie prima che scompaia
senza pensare di pretendere niente:
una vecchiaia vissuta semplicemente.
Un nipote d’amare e stargli vicino
ed insegnare a lui tante cose
vedertelo grande il tuo nipotino
in un’Italia più giusta come Paese.
E adesso chiedo al mio governo
se è giusto e fino a che punto,
che io devo vivere ancora l’inferno
e chi ha i soldi non viene raggiunto.
Ho sessant’anni e lavoro da una vita
non ho più la forza per andare avanti
quasi quasi la faccio finita...
Appoggiare gli occhi sui tuoi occhi
era come, ballare un ballo lento.
E io è così che avrei voluto
viverlo, questo sentimento
Avvolgente e sconvolgente
tutto in uno
e che fosse riuscito a vivermi la vita
per una vita almeno...
Perché sai che essa è una farfalla
che mentre sbatte le ali
perde la sua forza, e muore
dopo giorni, caso mai banali.
Perché la vita è un attimo di panico,
è del vento un alito,
ti confonde e poi ti prende
dentro, prepotentemente.
E tu vorresti dirle che si vive
una sola volta
e che è poco, anche quando vivi a lungo
ma a lei cosa importa...
Piano piano, sono diventato sordo
nei miei sentimenti
e cieco del mio passato:
arte dei tuoi tradimenti.
Essi,
ormai stanno li a far male a te sola,
perché
a me, non danno più nessun nodo alla gola...
E, questo è un brutto segno:
forse lascio questa casa
costruita con impegno
e che a te fu data
per Amore in pegno...
Però,
resto ancora un attimo:
capire, razionalizzare, rivedere...
questo scorcio della vita
può venirci incontro, o farci morire.
O farci morire...
Pensando all'arrivo del terzo millenio
si pensava ad un'era quasi spaziale
a quali stregonerie tecnologiche
avremmo visto nascere
per la miglioria della nostra vita
Oh certo elaborati cellulari
che un giorno prepareranno pure il caffè (chissà!)
ormai si lavora più con le macchine
che con l'uomo
e qui casca l'asino,
IL PROGRESSO
che delusione, nel 2012
con fatica si arriva alla terza settimana
la scelta tra paghiamo l'affitto
o sfamiamo i figli è di tanti, troppi
Il suicidio è la cura per affrontare
la valanga di cazzate
dalle leggi partorite
per non esser sopraffatti un salto e via
troppa è la sofferenza di un fallimento
dopo anni di sacrifici
di sudore versato onestamente
perchè di uomini onesti ancora ne esistono
ma nel 2012 l'onestà uccide
Nella capitale dove pascolano
coloro che dovrebbero rendere l'Italia,
questa bella Italia
patria di Leonardo da Vinci, Michelangelo
Dante e Puccini
Garibaldi e Mazzini
anime immortali per ogni loro agito se pur
di diversa concezione,
non leggono i giornali, gli agi li hanno eccome
e li paghiamo noi con sangue e lacrime
Basta con parole di cordoglio
arrivate troppo tardi
dateci fatti con la F maiuscola
basta con le prese per i fondelli
promesse false
Basta cambiar partito come le calze
ogni mattina
RIVOGLIAMO UNA VITA
di lavoro e di serenità
vogliamo morire di vecchiaia
non come martiri
Sono meno ladri coloro che rubano
che certi elegantoni vestiti di ignoranza ….
SOCIALE - RABBIA
sta pensione!
Io che pensavo
de viaggià
adesso sto quà
a sospirà!
Sta pensione
sembrava vera
ma è solo una chimera.
Me credevo de sognà
l'azzurro mare
e i verdi monti
me ritrovo co ste tasse
e le spese a fine mese.
Non se pò sognà
dentro a sta società.
E' na vita questa quà?
Me credevo de scappà
ma me tocca tribolà
sennò come facccio
pe magnà?
Lasciatemi sfogare
è proprio un brutto affare!
Non una lacrima che abbia tracciato l’arido suolo di questa patria acquisita
Non un amico che abbia rimpianto la noia venduta per mezzo bicchiere
Non una pausa che abbia riassunto la sinfonia della gabbia e il suo vuoto
Non un regalo che abbia riempito undici metri di spazio fantasma
Non uno specchio che abbia bruciato lo sguardo incurante e inclino al dolore
Non una notte che abbia vuotato la tasca al suo seguito
Non un’idea che abbia una coda piu` lunga del naso
Non un caccia che abbia uno scopo piu` alto dell’indice
Non una barca con remi e equipaggio
Non una casa con tetto e grondaie
Non un istinto al risolvere enigmi
Non un bicchiere per ingoiare paure
Non una fiamma se si vuole fumare
Non un tappeto se si vuole volare
Non una volta che il cielo mi invita
Rimangono solo tre stanchi
singulti di vita.
qualcosa che ti accarezza dolcemente
Succede che respirando rotoli
in un infinito senza punte
qualcosa di così tenero e irreale
delicato e caldo
trasparente
che dopo, per un giorno intero
ti allontani dal mondo per continuare a sentire
emozione dell'anima
suono e silenzio
tutto e niente
abbraccio di luce
essenza pura
desiderio
Cenere
che copre
un fuoco
che divora.
Cenere
portata dal vento
copre manto funesto
i cuori penitenti.
Cenere
l'essere fragile
di un uomo consunto
dal vivere.
Cenere
mescolata
con terra arida
acqua zampillante
rinvigoriscono
il cuore dell'uomo.
al nostro mondo.
Si!Noi gente che scriviamo
tantissime emozioni
a volte nascondendo con parole
cose vissute e i moltissimi problemi
che ognuno di noi si porta nella vita.
A noi poeti...
Sognatori di sogni
conquistatori di cuori.
Un nostro mondo particolare
da tenere stretto
e non lasciarselo scappare,
in questo mondo moderno
noi siamo rimasti noi
con le nostre parole
i nostri versi
che magari per tanti
sembrano frasi perse.
Vorrei fare una dedica
ad un amico
che ci credeva tanto
a questo mondo....
Ciao ragazzo
ci rivedremo un giorno,
magari continueremo insieme a sognare
o far sognare.....
Non ti credo più
ho smesso di farmi del male
non sento nulla
ho chiuso la mente a chiave
quell'indifferenza clemente
cieca, sorda e muta
mi ha salvato dall'incontro
riflessa
ti ha riconosciuto
allo specchio del dolore
come quando
tolta la maschera
si guarda nel cuore
il male lasciato irrisolto
e lo si piange
perchè il dolore ha sempre un volto.
Si allontana l'idea dell'altro
ormai superata
abbandonata
morta.
Sola nel mio deserto
senza paura
mi siedo
accolgo dentro
questa tenera follia
i suoi acuti di violino
mi fanno compagnia.
Vivo sola
penso sola
il mondo si annulla.
Sorrido tra le grate
il profumo della vita
nel volo di un aquilone
alzo lo sguardo
la mente riposa
su soffice seta.
Non riesci a dormire
prorompe desiderio sopito
arriva il calore
del suo corpo vicino
nel buio
ascolti il respiro
ne aspiri il profumo,
si anima quel corpo
sotto il tocco esperto
delle tue mani
il desiderio si accende
annebbia la mente
poi ti abbandoni,
sembra tutto perfetto
ma il bacio rimane sospeso
e il sogno svanisce
ti lascia spossato,
cruda realtà
volevi amore
ma
è stato solo sesso
appaga i sensi
ma è un surrogato
sesso senza amore
non ha lo stesso sapore.
Figlio che ho conosciuto
Sussurri ancora speranze e delusioni…
Guarda dove arriva l’amore di un padre…
L’amore di un padre per il figlio
dicesti un giorno…
Guarda dove finisce la corsa…
ci sono adesso al baratro
e ho bisogno di ali per volare…
Padre,
che ne sarà del tuo figlio malato…
Provo pena per lui…
Per quel bastardo
che le sirene ammaliano
e le fiamme avvolgono incendiando…
Dimmi,
che sarà del tuo sangue,
sparso tra le sue lacrime di uomo…
Sono la tua vergogna…
La tua sinfonia stonata…
Perdona il trovatello
allattato dalla lupa
e divorato dai suoi figli…
Perdona il bambino
che per tornare dal bosco
ha scelto il sentiero più lungo,
senza erba né fiori,
per i troppi passi che lo hanno già segnato…
sento ogni dolore…
L’atroce contorsione di una madre
che partorisce in lacrime una croce sanguinante…
Avverto ogni suo grido…
Ora che,
freddo,
tremo nel fango…
Padre,
come farò con queste misere ali
a scavalcare ogni tentacolo
che allude al mio declino?
La luce è fioca
ai portali del mio sogno…
Ma tu ci sei
e ancora danza il cuore…
La luce è debole…
Padre,
perdona il figlio che non ha niente…
spezza le sue ali vili e disgustose…
Perdonami.
Anche il sole ti ha cullato…
Lo sai piccolo mio?
Ti ha benedetto col suo primo raggio
Perché te ne stai solo?
lontano dal viaggio
che seguitava il vento e l’alto fiume…
Dove sono la spada e l’elmo del guerriero?
Dove sono i seguaci più puri?
E dov’è egli,
con cui forgiai la luna e rivoltai le stelle?
Persi, lontani, mutati da ogni tuo sbadiglio…
Le ombre oscurano i miei passi
e tu sei già smarrito…
Figlio mio, ti donerò le ali
ma continua a baciare la fata del lago,
parti subito e impugna la spada
che da troppo hai lasciato nel fiume dei sogni…
figlio,
la tua luce scopre amica ogni vergogna
ed è ora che con essa inizino a temerti…
Piccolo mio,
guarda dove arriva l’amore di un padre
per il figlio,
per il suo unico figlio…
Lo senti che il tuo cuore già ribatte
e un coro gli fa eco…
Hai il mio perdono.
le chiese sono gremite
di uomini donne e bambini
che pregano in tuo nome
e che si stringono le mani
in segno di pace ed affetto:
"...tanto, poi niente ci rimetto
e tra la gente grande è l'effetto..."
Io, vorrei vedere le chiese gremite
quando si parla di persone avvilite
di uomini che sono senza lavoro
di bambini che non hanno ristoro.
Io, vorrei che da li il prete dicesse
che la nostra chiesa a volte non fa bene.
chi tratta la vita come poltiglia.
Non fa bene
e gli usurai che taglieggian la gente
e chi da politico fa il criminale.
Non fa bene
non permettendo l'ingresso
nella casa del mio Dio e di Cristo
ad un suicida per disperazione
perché..."contro la vita è il gesto"...
o quando Mina ha chiesto per il suo
Piero Welbi una negata messa
che a Pinochet venne concessa.
Non fa bene
non contrastando forte la sua pedofilia,
quella che meno t'aspetti
e che lascia dolore e profonda una scia
nei preti più retti.
E poi vorrei che avesse sempre il coraggio
che quella volta ha avuto Peppino
che pur consapevole del suo svantaggio
è andato avanti, affrontando il destino.
E poi vorrei che tutto quell'oro
che spesso vedo nelle chiese
venisse fuso per dare un futuro
a quelli che hanno le vite sospese.
E ancora, vorrei che andasse quel prete
tra la sua gente a portare il vangelo,
quello di Cristo che toglie la sete,
a chi derelitto già merita il celo.
E poi,
dagli uomini che vivono male
spesso con uno stipendio da fame,
dai bambini soldati del mondo,
da chi vive nello squallore più profondo,
dai poveri anziani che non hanno
più un soldo per campare,
dai giovani che ormai sanno
che non c'è futuro da realizzare,
da chi vive dentro un vagone
della mia immensa stazione
la sua vita di barbone,
nella più nera disperazione.
Io potrei continuare l'elenco
ma non credo sia il caso di andare avanti
e poi son certo che a qualcuno lo manco
perché, di poveri Cristi c'è ne son tanti.
Ecco vorrei
che quella chiesa che si da da fare
non fosse solo un flebile segnale,
piuttosto la regola della mia religione
che del mio Cristo ha visto la Passione.
E vorrei poi, che quando è Pasqua
che significa " passare oltre"
ci fosse davvero nel senso Cristiano,
la volontà di alzare la coltre
che spesso si cala come un sipario,
sulle quelle vite che sono un calvario
e finalmente la Resurrezione,
viva il suo vero significato,
quello che, Gesù con la sua sofferenza
mi ha insegnato:
"la mia, degli ultimi è la chiesa
e che a loro sia sempre la mano tesa".








