Ho imparato a dormire
profondamente su un oceano di...
una notte di cielo,
come un piccolo pesce su un letto
dei fondali oceanici
senza la protezione
dei coralli
io sono una preda
al piacere di tutti.
sui miei muri appeso
rinasce il cappero
foglie rosse al parto
di nuova stagione
nel rosso del mio sangue
mi trasformerò
nel verde
mi sorregge la pietra
o mi rinchiude
dove la parte dei sogni
giace?
secco dopo un'inverno appeso
sbiadito il suo rosso
non la sua essenza
puoi suonare un peperoncino?
ora cassa armonica
i suoi semi suonano
ascoltalo
prima della trasformazione
in
aglio
olio
e
peperoncino
L'eredità che da Te viene
da Te che sei l'Eterno
l'Onnipotente
il prezioso premio
che del grembo mio
omaggiasti,
ringrazierò per sempre
che dono più bello
immeritato
umile serva Tua
accolsi con gioia, amore infinito
I figli sono il trofeo
dell'amore Tuo immenso
a noi li affidi
cuccioli da crescere
curare e guidare
nel cammino della vita
Noi il riparo dove adagiarsi
per proteggersi dalle intemperie
o sorridere insieme
quando il sole splende
Oh Padre
i figli crescono
fanno delle scelte
che come genitori
difficili saranno da capire,
ma il cordone ombelicale
dobbiamo tagliare
lasciarli volare
come aquiloni
vibrare liberi nel cielo
come gabbiani sul mare
della vita
Gli occhi diventeranno
pozzi di lacrime ricolmi
ed il cuore stillerà sangue
affido a Te il dolore
e la gioia dell'anima mia
nel vedere il sorriso dei loro visi
splendere mentre sereni
intraprendono il cammino
dove più non stringerò
loro la mano
Se pur lontani
so che l'amore che ci lega
mai si spezzerà
è una catena inscindibile
sentirò nel cuore
la loro voce
le risate ed il pianto
Ti appartengono
proteggili ti prego
Tu che padre sei di noi tutti
che come padre hai sofferto
nel vedere il Tuo Figlio
torturato e ucciso
Ora la pace ho nel cuore
a mani giunte
ti rendo grazie
o mio Signore
DAL SALMO 127:3
"ECCO I FIGLI SONO UN'EREDITA'
CHE VIENE DALL'ETERNO, IL FRUTTO
DEL GRMBO E' UN PREMIO"
Un biglietto per chi sa dove
riempie da sempre le mie tasche,
tasche nate vuote
che mai potranno conoscere
la consistenza di un proposito.
Tasche nate vuote
come il vuoto di un addio
come il tramonto che porta la pace
come questo treno che parte per chi sa dove.
Le stazioni si confondono nella mia mente
fra una collezione di sguardi assenti, fiumi di caffè
ed orologi che scandiscono ritmi indesiderati.
Le lune inseguono i soli
i soli riscaldano i viaggi
i venti disperdono le lacrime
le lacrime solcano gli sguardi
le cicatrici raccontano le favole
le favole condizionano le esistenze
i punti disegnano le linee
le linee separano i cuori
i binari alimentano i sogni
i sogni mi raccontano.
ti amo neanche io
e non so dirtelo
ma al cuore non si parla
si va dritti per trafiggerlo
se vuoi o non vuoi
tu devi farcela
scusami ma il tempo delle favole
è ormai alle spalle
l'amore c'è o non c'è
e se ti amo ancora
non so perchè ma il cuore non ha pause
non sa fermarsi ormai
una come te non se la fa scappare
ma non ti amo anche io
per sentire il suo respiro
piangendo ti asciugai i sorrisi
e rimasi a guardarti
pallida e viva
come acqua che zampilla dalla sorgente
sei fresca e delicata come
l'aria dell'estate alle 3
guardi le vetrine
rosa o blu quali coperte da comprare
eccitata ad aspettare
i nove mesi
hai gia i nomi nella borsa
guardi in giro
vedi colori nuovi
ansimante lo sai che poi sarà
la tua vita solo
per chi nascerà...
notte che illumina i confini dell’universo,
un arazzo di lumi, un mosaico di spazi,
sotto cui condurre la sola guerra
che si può chiamare santa,
quella per cui l’uomo
si fa eterno eroe
lasciando ai fiori ogni sua arma.
Non scordare mai...
Padre, mio figlio, mio fratello,
il mio ultimo sorriso alle catene,
ne approfittammo per restare in terra.
Sfruttammo i fili del fato, la falce sulla testa,
per piccole piroette, per sorridere
agli occhi aspri della luna, all’occhiolino del cielo,
e ritornare nei sentieri di sempre.
Siamo pronti...
E per spezzarle
innalzeremo insieme
il “rogo di fine viaggio”,
l’Ultima fiamma consumerà
le carte sporche della storia,
renderà gli annali polvere,
questo tempio una rovina,
e dalle ceneri sbocceranno solo
i fior della memoria.
Guardali bene,
guarda sempre e solo quelli,
e non scordarli mai...
Non scordare mai i cammini diversi,
le mete alte e cadenti,
quegli occhi incantati come prati dell’Eden,
che puntavano allo stremo della vita,
all’alba dell’utopia prima che divenisse tale,
e gli occhi ciechi, schiavi degni anni,
per chi dal buio della propria stanza
ha ricercato, troppo in alto, finali luminosi.
Chi ha saputo vedere, oltre i grovigli umani,
i sentieri mai battuti dall’uomo
e fu costretto a ritornare,
chiudendo gli occhi
per poca o troppa luce.
E non scordare mai...
Gli innocenti al patibolo, i sognatori in catene,
i disillusi inciampati sul filo dell’orizzonte,
tutti quei matti lasciati a impazzire
al frastuono di un cuore troppo grande
per corrispondere agli echi di questo mondo.
Mai...
Il colpo di maglio che frantumò l’altare,
chi scalò per primo le cime dell’Olimpo
per stringere la mano a Dio,
chi nacque eroe del mondo
sotto il lume degli allori
ed è schiattato...
senza poter nemmeno dire
le sue ultime parole,
senza aver lasciato, al fin della sua vita,
neppure una misera firma d’amore...
Per i martiri d’ogni era,
per i disadattati di tutti i tempi
che mai si piegarono nel toccare l’Amore,
ma lo guardarono negli occhi,
lo abbracciarono fino a svenire,
fino a sognare, fino a varcare lo scudo d’atomi celeste
e risvegliarsi in una sola carne
capace di penetrare il vero cielo oltre le stelle...
Per tutti loro non lasciamolo cadere,
per lui soltanto il mondo ha ancora i nostri passi,
per lui scriviamo ancora sulle tele,
non lasciamo tramontare quest’Amore;
per tutti loro
lasciamo soltanto spiegate le vele,
verso il nostro castello,
le armi alle viole,
per sempre lasciamo
che Icaro tocchi il sole.
Stringimi la mano...
Ancor prima di sapere il mio volto,
prima di conoscere me e la direzione,
basta tu creda ancora alla parola
“Sogno”
Coraggio, stringimi la mano,
vieni nel mio mondo... e fai la pace
coi mulini a vento.
arse al suolo
bagnate dal sole
tra le piogge roventi...
Un occhio distorto,
le labbra assetate,
soltanto vittime
e scuse forzate...
Una bottiglia vuota,
colma del loro sudore:
incapaci di riempirla,
la svuotan di valore...
Soltanto vittime
e tanto scalpore...
Ho fatto l’amore…con me
amandomi sinceramente
totalmente con dolcezza.
le mani come il vento
accarezzavano la pelle
in una brezza
che mi portò brividi di piacere bagnato
scoprendomi fragile e indifesa
scoprendomi donna
tra piaceri sublimi sospesa
con un corpo che si contorceva
e danzava l’arco dei gemiti soffocati
sognando le mie mani che all’estremo
sono arrivati
occhi bagnati
di nuvole lillà
rosso fuoco nel ventre
e spasmi di lacrime vere
in un corpo tutt'uno con la mente
ho fatto l’amore
con me stessa
toccandomi tutta
assaporandomi piano
conoscendomi …
in un estasi che veniva sovrano
ho fatto l’amore…con me
ma profumava tutto intorno
del tuo corpo
e pensavo a te.
a piedi nudi me ne andrò.
Viaggerò in un mondo fantasioso
dove saranno i sogni
a comandare il cuore.
Lì incontrerò una dolce signora
che con fare romantico
mi osserverà...
Sarà fantastico
perché il mio cuore
comincierà a danzare
ed io rimarrò senza parole.
Si! domani mollerò tutto
senza ascoltar consigli
ascolterò solo il cuore
che non darà ripensamenti.
è nascosta la mappa dell’esistenza
E’calda accoglienza
che ci tiene nell’amnio
sempre più gravido
Panta rei
tutto nasce e poi tutto va
ma la madre più fertile
ha memoria
in ogni sua zolla
culla passati e presenti
invisibili palpiti
accenni di vite
padri
madri
intere generazioni
di ossa e pensieri
E tagliano il tempo
ingegni sguardi passioni
dettagli senza un nome
la materia risale
essenza chiama essenza
per loro
la Terra trema
e la roccia si spacca








