della donna eternamente ripudiata
da tutti i secoli, dai pugnali ai polsi
dai poeti che l'hanno minacciata
di sballarsi col cianuro
per scacciarla dai loro brividi
come un amore infinito mai corrisposto.
Ma sapete, madame poesia è morta
nelle librerie, nei formati economici
nelle letterature,
Madame poesia è schiattata
con la mano di una donna incinta
che saluta allo scaffale I fiori del male
"Ecco,
finalmente un libro di cucina".
Poniamo almeno noi
la sua salma martoriata dal buon gusto
e facciamo nostri i suoi lividi...
Amiamola, baciamola
riportiamola in terra, riportiamola in vita
come i Messia...
Se madame poesia è morta
io sono un necrofilo e un cannibale
me la sogno di notte
e me la mangio di giorno.
La sua salma la trovi
a Ravenna in un tempietto
proprio in quella città vecchia
abbandonata come quel pescatore
e non importa se ai bambini
non insegno questa morale
basta che ne prendo uno a caso
e in ogni braccio hanno un buco
un buco sky non ci credi?
ma d'altronde dio è come quell'albatros
lo vedo volare, ma sta nel cielo
nel cielo delle idee perfette
come questa poesia che ora è in fase di putrefazione
ed essendo una bambina morente
sarà vicino a dio
come dal sommo poeta volente
di questa pioggia incessante
posandomi gioiosa sulle tue labbra secche
piangendo l’anima del tuo arido domani
Amor sognato nell’ultimo respiro
di una colomba che ha dimenticato di volare
e io a piedi nudi che t’ammiro
camminando sulle spine nella speranza che m’assale
Amor bramato spirando dighe di emozioni
travolte dall’essenza di questa vita
nel fiume dell’eterno piangi e mi suoni
in quegli occhi velati di tristezza infinita.
Amor come petali di rose
nei giorni
assopiti e giardini sotterrati
calpestando papaveri
che muoiono ora…
ma muoiono abbracciati.
Amor diletto scoprendomi eterna
posando il tuo tempo al cospetto
nel battito del nostro dolce petto.
Amor tra lacrime di due corpi consumati
in un’ ardua carezza
amor ti lodo, tu che ci hai amati
in una vita che or’ appare
solo una dolce e sognata brezza
Amor di rocce
tra le nuvole sospese
per non scordare
alla gioventù che sa volare
le vette nel dolore
dovrà sempre conquistare.
Amor che nulla doni
se non l’eterno
senza pietà per chi ti perde
lo disseti nell’inferno.
Amor come aureola di luna piena
che tanto ci ha amati
nella notte sazia dei nostri corpi
velandoci di spruzzi e baci immaginati.
Amor…
trovando la pietra di quella luna
scolpendola da un deserto
ove scrivere t’ho amato,
oltre...
non vi è ragion nessuna.
++++++++++++
Pace in Terra.
Dall’altezza Lui urla.
Popoli di terra aria & spirito,
stiamo qui, vigili,
ascoltando il suono
dell’immateriale.
Unendoci in un arpeggio
ben accordato.
La fine non giungerà!
Da Eoni giaccio qui.
E tutti mi hanno cercato.
A voi rispondo,
ascoltate il suono
dell’immateriale.
Appaiono immagini di te
fra le nuvole bianche
e la coda azzurra di Giugno.
Sei come il set da quaranta
dei Caran d'Ache, ai miei occhi.
riflesso sulla buccia della frutta.
Viviamo in un acquarello io e te,
nascosti fra i fiori della bohem,
e ascoltiamo la sinfonia impercettibile,
ma per noi fragorosa,
del tempo che passa,
dell'erba che cresce verde
per poi mutarsi in iperboli
di vie di mezzo.
Sono tutte solo ipotesi,
ma anche i nostri riflessi,
e le nostre ombre,
e le nostre impronte
sono compagni di vita.
Perché l'amore non ha dimensione,
ma prende forma, e si insinua
In un angolo in cui solo siedo,
tanta allegra gioventù rivedo
passeggiare verso incerte mete,
belle forse e forse molto liete.
Ed io qui in quest’angolo da solo
Siedo, e il mio ricordo come in volo
cerca ma non trova tra i miei pianti,
quell’io che sapeva andare avanti.
esattamente come mi sentivo al mare da solo questa settima...
07/06/2012
Omaggio silenzioso
a chi nella sofferenza
ha sempre detto no
al patimento senza valore.
Doveroso rispetto
a chi l’estro poetico ha donato
per incoraggiare
gli sconfitti già prima di esserlo.
Dono semplice
a chi l’uomo ha scrutato nel profondo dell’animo
per amarlo e gli autentici valori fargli scoprire.
Sentimento profondo
a chi cultura con modestia ha armonizzato.
E' in questa fase che
mi vedo correre verso le stelle
senza aspettarmi nulla
e senza una fantastica meta,
senza nessuna fretta.
Scendo col dolore della sera
nell'imbuto a falce,
dalle pareti di roccia
a una luna sempre più gobba.
Sarà solo un flash probabile
di aghi di ghiaccio
e un ultimo
tenero sarcofago.
Oggi un uccello è morto..
Oggi il cielo è rosa
Ma è vernice di rosso sangue
con vernice di azzurro infinito.
Oggi il cielo è nero
Ma è vernice di nera morte
che piove lacrime di liberazione.
Oggi il cielo è verde
Ma è vernice di verde speranza :
La mente dimentica, il volo riprende.
Domani il cielo è blu,
Domani un uccello è morto..
se ne stava appollaiato
su un ramo
ad aspettar l'auspicio
che mai arrivava...
Guardava stremato
la valle sonante:
nessuna voce,
nessun odore,
soltanto uno schioppo
all'altezza dell'ala...
Ventata di fuoco
tra le penne scottate,
sadico gioco
di esperienze bruciate...
Lo sfiorava
quel missile freddo,
si scansò per una piuma:
non voleva perire
tra quei rami bollenti...
Con sguardo assassino
si alzò cauto
su le due zampe:
spiccò il volo,
come poté;
ancora non è atterrato...
Il grigio del cielo
di questa estate
che pare non voglia
spalancare i cancelli
al mondo
crea un accordo armonico
con l'anima mia
che i colori rinnega
dal vestire
Le mie ossa stanche
doloranti affrontano
scoscese salite
nella speranza
di toccare il cielo
e scoprire che il sole
giocando sta a nascondino
scherzando con la mia
immaginazione
Raggiunta la cima
trovo una coltre di nebbia
delusione profonda
dopo si tanta fatica,
allora giù come su uno scivolo
di un parco comunale
mi lascio cadere
ridendo della mia ingenuità
Ad occhi chiusi
rassegnata a trasformarmi
in un burattino di legno
che in pezzi ridotto sarà
atterro su un morbido cuscino
adagiato in un prato
ricco dei colori dell'arcobaleno
assaporo profumi inebrianti
mi disseto dell'acqua fresca
della fonte che dal monte nasce
Ecco l'estate
l'estate della mia anima
afferro al volo questo attimo di pace
per farlo mio e donarlo
a chi come me vive nel grigio
e goderne insieme per l'eternità
del fiore della riva
ed ora nell'acqua gialla e ferma
è un silenzio tanto atteso.
Colano lungo il petto
le viscide amiche
della penitenza segreta.
Alle gambe le alghe
e alle braccia
si uniscono in preghiera.
Esperimento di un corso
di malessere
è l'uomo.
Io esco e mi guardo
tra i cerchi del lago,
il sangue dalle mie ferite
è allora il cielo scuro
delle caverne.
forme incompiute che si cercano
lieve la pressione sfuma giardini della mente
aumenta sulla carta deliniando quel sorriso disteso
lo accompagna nel sogno sul letto che ha creato
tutte le linee hanno il suo spazio neri e grigi <attendono>
i colori vogliono
riempire in quantità la luce e ombre
profondità muove il vedere ed occhi
si spalancano
al creato di un tratto
frà indice e pollice
la mente crea.
erano le due e qualcosa,
fuori c’erano 8 gradi,
era Sant’Andrea,
lo era per il 30 sul cellulare,
mi alzai già 3 volte per pisciare.
Una sensazione mai provata quella notte senza sonno,
senza sonno,
senza spiegazioni e senza tragedie.
Soltanto una gola secca.
Leggo Mishyma dal libro di un mio amico,
Sole e Acciaio,
leggo Icaro alla fine del testo
e mi sorprende il suo Sole, le sue domande,
il suo schianto d’acciaio.
Il suo Seppuku del 68’,
fu un po’ mio quella notte.
Vado a pisciare,
non ho stimolo di farlo,
ma quando vado qualcosa esce,
si piscia sempre.
È una notte flaccida e lentamente in disordine,
che fa un male trasversale,
perché non sento dolore
né vedo la mano che stringe il pugnale,
non vedo ferita e non ho medicina,
è una notte strana.
Ho dentro un nuovo demone mai provato,
un demone scaltro e imprevisto,
un piccolo furfante dei miei inferni più introversi,
un sottoposto dei miei soliti satana infiammati,
che mi fa grattare la gola,
che mi allontana da ogni verso profondo,
che mi fa alzare e pisciare,
e mi spinge a pensare che tutto ciò sia qualcosa di fisico;
indigestione? Sentori di influenza? Disidratazione per troppe pisciate? Altro?
Un medico direbbe di si. Io e lui sappiamo che non è così.
Di certo questo è un suo trucco per confondermi
colpendo di nullità il mio schema d’esistenza,
facendomi scrivere parole prive di fiamme, di rabbia e d’amore,
allontanandomi dai sogni pregiati e i problemi del mondo.
È un demone minore, questo della siccità, un demone tiepido,
non brucia e non gela,
ed è questo il motivo per cui gettarlo in questa pagina
risulta impossibile,
per lui non esistono sbarre d’inchiostro.
Sarò io questa volta a dormire in una cella arida,
in un letto desertico, con 6 gradi all’esterno,
in una poesia secca, scritta in posizione scomoda,
senza il minimo appagamento.
Forse all’indomani sparirà col sole,
forse per sempre,
ma questa notte ha vinto lui,
tra tremori, brividi di freddo, prurito in gola, un’ansia calma
e farfalle dentro...
La Mia Poesia,
l’esorcismo supremo,
è fallita,
evaporata col sonno
in una notte secca...










