Ad un tratto
tutto si spense,
trovai la ragione
racchiusa in se stessa
in quell'angolo buio.
Senza pensare
la vidi distesa
per lasciarsi andare
dove la fantasia
non la potesse raggiungere.
Ma con la forza
le diedi il coraggio
di andare avanti,
si rialzò
e trovò
il lume della ragione
per dare alla fantasie
la ragione
di esistere.
Ricoperti di ragnatele
spolvero i desideri
nella soffitta della vita
mosaici di pensieri scomposti
persi nel fiume nero del tempo
traghettati lentamente
strangolati dalla paura
ridotti a scheletri imploranti
trascinati nella fossa dell'ultimo addio
lasciati dal fuoco nell'acqua della mente
si tramutano in piccoli insetti sulla pelle
che succhiano linfa vitale
e si staccano solo per nutrirsi di poesia.
La luna ignara illumina l'oscura notte
un violino suona all'anima del poeta
una mesta ninna nanna
ma rintanata in casa,lei trema
pudica, riservata, sola
ha il caro dolore a farle compagnia
e uno specchio per ricordarsi di esser viva.
Ho un paio di calzoni stretti, una sigaretta spezzata
e uno scorcio di vita romantica,
quattro monete che mi pesano nella tasca,
quattro compagni che urlano rabbia
ed un fuoco che non sa inventarsi luce.
Una nebbia fitta si sposa con l’incertezza dei miei passi,
distanze coperte senza ombrello,
interminabili metri con l’acqua alla vita.
Sono già crollati tutti gli alberi
e se c’è il sole mi riparo all’ombra dei miei dubbi.
Vorrei ricordare meglio o non ricordare del tutto
vorrei carta penna e calamaio
vorrei esprimermi con lo sguardo
vorrei non averti mai incontrata.
Sorrido ugualmente se devo, piango spesso se serve
vivo degli sguardi altrui, muoio per l’indifferenza
ed ogni soffio di vento mi allontana dalla strada.
Come un pirata non ho casa,
come una bestia non ho un dio;
una leggera fitta al cuore mi ricorda che sono vivo,
ed un incompreso lamento di dolore mi ricorda che sono solo.
Molte migliaia di volte l’arcobaleno mi ha svegliato,
altrettante volte mi ha lasciato;
sono un naufrago,
cerco una strada chiamata vita
in un paese chiamato Felicità.
Una cosa rimpiango del mondo che ho lasciato:
essere solo in questo mio viaggio.

... Perchè io...
Perché io
Artefice diVita o morte
Perché io
Quel rapido passaggio
Quel gesto inconsulto
Perché io
Un ombra
Un guizzo
Un salto definitivo
Perché io
Lo schianto
Inarrestabile
Perché io
Deplorevole piccolo
Essere umano
Artificiale onnipotente
Perché io
Tangibile impotente
Dispensatore di
Morte
Perché io
Posso solo donarti
Una rosa bianca
Anima di candida ragazza
Nella speranza di
Illuminarti
Con la flebile luce
Quel cammino
Dalle tenebre
A quella pace
Che balenavi
Nella disperazione
Perché io
La terra trema
crolla ogni cosa
crollano i Laboratori....
crollando così l'economia
Crollano le Case
crollando così
le speranze delle famiglie
Crollano le Chiese
crollando così
la Fede
i beni artistici
e culturali
della nostra umanità
Crollano i Palazzi Civili
crollanco così
i luoghi di un potere
finito ma sempre voluto
La terra trema
crolla tutto
è la fine
per un nuovo inizio.
Eccoti li arrotolata
su te stessa
mi ricordi
quelle girelle al cioccolato
dolci e morbide
ed ogni giorno
che passa dal tuo arrivo
mi innamoro di te
sempre più
Piccola il visetto dolce
occhi scuri spiccano enormi
e quel tuo voler scoprire
il mondo
con la curiosità
che appartiene ai bambini
Mi doni il sonno la sera
coccolandomi
con i tuoi “ronfi”
dicendomi “tutto ok sto bene”
Ritorno mamma
quando “la pasta”
fai sul mio ventre cicciottello
percepisco la tenerezza
l'intimità
che cercavi da colei
che ti ha dato la vita
Rido serena
quando scateni la tua voglia
di giocare e corri salti
scivoli sul pavimento,
nell'agilità che ai gatti
appartiene
ancora buffa in te
che sei una cucciola
dal morbido pelo
bianco e grigio
un batuffolo tutto da
amare ….
Ma questo già
lo sai
mia piccola Milù
assettata
di dolore e sangue
trascinando sacrifici
di una vita
nel tuo ventre
affamata del loro sudore
hai spento gli occhi
di chi in te credeva
lasciando
macerie e disperazione
pianto e desolazione
hai annientato i tuoi figli
privandoli di certezze
che ora vagano come zombi
alla ricerca di una dimora
senza più identità
sfollati dalle loro case
ora pellegrini in terra loro
dolore e morte hai regalato
senza pietà.
E se un giorno
ci ritroveremo
magari seduti in una panchina
ai giardini del centro
quando il tempo
avrà segnato il nostro viso
e i capelli saranno spenti
ci racconteremo
la mia e la tua vita
riprendendole dal giorno
in cui le nostre strade si separarono
forse una lacrima
celata in un ricordo lontano
potrà vedere la luce
e guardandoci negli occhi
noi ci ritroveremo ancora
quell'emozione
che ci faceva vibrare come il vento
ricorderemo quei sogni
che ci facevano volare
fino ai confini
forse il rimpianto esploderà
nell'amarezza per aver perso
tutto quello che era nostro
e che nessuno neanche il tempo
potrà più ridarci
e dopo averci detto tutto
e col peso degli anni
sulle spalle
ci alzeremo da quella panchina
e ci stringeremo la mano
per un saluto
per poi riprender con malinconia
la nostra strada
che per un attimo ad un incrocio
si è fermata.
La voglia ancora di lasciarmi portare
davanti a un lido di cose vuote,
nella vertigine leggera
delle parole.
Sonore e poi aspre suonano
frammentate nel pianto delle onde,
un passo nella pozzanghera
e un passo sui palazzi d'argento,
uno sguardo al mercato alle arance di un carro
e uno sguardo dietro di me.
Sono in un sepolcro dolce
e ti aspetto a volte lungo il fiume,
dei tuoi occhi l'uva scorre ancora scura scura
a farmi compagnia nel dolore.
Un ricordo negato
riaffiora nella mente,
turbato
ma dolcemente
amato.
Pensieri,
sotto un manto di stelle,
rimarranno a vegliarti
senza disturbarti.
Riuscirai a sognare,
riuscirai ad odiare
e amare,
mentre
quel ricordo turbato
riaffiora solo
nella mente
indisturbato.
Ti vedrò essenza
abbandona ogni speranza
di sfuggirmi,
adesso sei mia
non ti lascerò
andar via
resterai ai miei
solidi attimi di tenerezza
ti vedrò danzare
ti vedrò amare
ti vedrò con i miei occhi di pianto
lacrime scenderanno sul manto
perché nel cielo voleremo
di quel ricordo negato
ma dolcemente amato.
In luogo incantato
tra gnomi e folletti
fiori di svariati colori
profumi inebrianti,
vive una donna
assai originale
perchè
donna proprio non è
Bella assai
irradiante una luce
che ovunque vuoi
ti conduce,
nella pace del bosco
dal verde manto
dove con te poter
riposare
nel mondo dell'amore
ove solo te amare
Nei cieli ti porta
volando nel silenzio
incantato
del suo mondo irradiato
da albe fantastiche,
tramonti rosati,
luna brillante
miriadi di stelle
che eguale non hanno
Amare dobbiamo
questa donna speciale
è la Fata del Bosco
la felicità
ti sa dare
come nessuno al mondo
può fare ....
Giorni che la rabbia ti incendia le tempie
ed hai solo voglia di qualcosa
che possa spegnere il rigurgito incandescente
di mille opprimenti perché.
Giorni in cui il pensiero ti muore negli occhi,
spenti, grigi ed irrecuperabili.
Giorni in cui vuoi sperare anche per chi
ormai si è chiuso in una vecchia scatola buia
di vecchie scarpe consumate.
Giorni in cui ami.
Il sole, l’acqua, i ricordi ed i sogni coraggiosi.
Tutto così veloce, così invadente e dirompente,
che alla fine vorresti solo poter dormire
senza neanche dover respirare.
Viaggio su una nave fuori dal tempo
alla ricerca disperata del mio tempo.
Trovo solo punti di domanda
che messi insieme raccontano la storia
di chi ha sete e cerca !
Ed ogni giorno, ogni alba,
non posso fare altro che vestirmi, aprire gli occhi,
allacciarmi le scarpe e ricominciare…..
Buon cammino.
Ti sei avvicinata con una lampada
senza rischiarare,
aveva un fascio di bozzoli
la luce
in una coppa.
Poi il buio completo
dentro di me
stanotte
come riflessi d'ossidiana,
le zampe dei corvi su uno specchio.
Tu, l'amore triste che non dorme,
le braccia versate nel lago
a dipingere tutto questo.








