avevano negli occhi i sogni
mentre cercavano
di trovare il tuo tempo.
A niente serve mentire,
morire per amore,
asciugare anche l'ultima lacrima
così che, non rimarrà più niente.
Anche niente. è un ricordo
è bastato un fruscio d'ali
un palpito di cuore
a risvegliare pensieri.
Oltre l’amore
l’azzurro del cielo.
Oltre l’azzurro del cielo
tutto l’amore.

Ci sorprenderà l'alba
ancora abbracciati
nel nostro letto caldo
avvolti da un dolce languore
in lenzuola sudate
impregnate
della nostra essenza
dopo una notte d'amore
e sarà ancora
delirio dei sensi
oltre ogni limite
noi eternamente
innamorati.

Affollati
vestiti a festa,
come a primavera
fiori belli e colorati
sulle tombe,
profumi di ceri
e di anime nell'aria.
Tu mi guardi...
hai vent'anni
per te, il tempo si è fermato
a primavera.
Passano tutti a salutarti
è Novembre...
ma per me,
è Novembre tutto l'anno.
di spezie mi arrampichi -all’unisono
aspiriamo questo fumo lieve, perdita d’identità
così è la chiave per entrare nel giro chiuso
della porta, quando si espone al massimo
la stanza indifesa, la schiena pronta
alla fionda improvvisa -senza dirlo
non sappiamo lo sballo: se piomba dall’alto
o è il segreto dell’acqua -acqua di falce
di dialogo sillabico, orbitale elettrico
il pari finire ascensionale -si continua, crisma
in un adesso si chiude il fianco agli orologi
-che non si segni, il passo che allontana
Era tutto speciale.
Il giallo secco dell'erba del giardino,
i sacchi di rifiuti abbandonati,
le guerre furibonde tra vicini,
la stampa ingiallita di una Madonna
che non restava appesa.
La cassapanca trovata per la strada,
il tavolo a tre gambe che stava in piedi
solo grazie a un muro
le mie tasche vuote,
l'attesa di un lavoro ed il mio orgoglio,
il niente di sere perse e vinte
in un bicchiere.
Mi sembravano speciali
anche le cosce di Giovanna
e le sue gambe magre, con quelle calze
colore della carne un po' attempata,
il pane ammorbidito dentro il latte
e i miei trent'anni.
E i libri che infestavano la stanza,
il giradischi sotto il lavandino,
il blues di Robert Johnson,
la musica, la musica, la mia prima penna,
il sax infinito del vecchio Charlie Parker.
Abner Rossi
oscurato di nebbia
come fosse notte perenne.
Nelle strade
fango attaccaticcio.
Impulsi d’uggia e d’affetto,
di rammarico e dispetto
nel rimbombo di voci remote.
E i pensieri si rincorrono
rapidi come fulmini.
Occhi cosparsi di melma invernale,
ombre del viso percorse da lampi d’ira.
Uragano di dolore,
sisma d’afflizioni,
stagno d’indifferenza.
Il diavolo digrigna i denti
e incendia le coscienze.
E il tempo, come tornio,
lima sussurri e infedeltà,
consumando nei ricordi
i contorni lievi
di sagome inanimate.
Un respiro stanco
all’ultima fermata
specchia il lume
della notte
cercando tra cumuli
di solitudine
un sorriso dalla ragione.
Il tempo spietato
ha creato sulla pelle
dolci sentieri
mentre lo sguardo,
il tuo sguardo
di bambina persa,
ora scivola nel vento
urtando il cielo
che aspetta.
Ombre vengono, cadono, premono
Dalla mia filosofia le lettere rimangono
Sospese tra il passato e l’avvenire
Ululando di paura decidendo cosa dire
E vivo oggi un breve spazio di tempo
Passando su di me, toccandomi il mento
Uccidendomi del io che scorre dalle vene
Aggancianti, nascosti nei boschi delle iene
E che cosa se non sento il flusso fatale
credo ancora nelle favole e rifiuto il guinzaglio
che porta all’infinito dai filosofi sognato:
ho un solo cuore, e occhi, e bocca, e strato
quando gradisco volo aleggiando
su raffiche dilettevoli di nubi stracciati
e quando voglio dormo
sognando una vita
per abbracciare il Cielo
mi ha lasciata in un freddo giorno d’inverno
per unirsi alla schiera degli angeli
Lui genitore una mattina d’estate
mi ha sussurrato
“tu aspetta”
La sorella tanto amata
per dialogare col suo Gesù
in terra il suo posto mi ha affidato
E intanto ancora con gelide lacrime
presenti li sento
la mano mi tendono per cogliere l’amore
e donarlo a chi in solitudine prosegue nel buio
Carla è la mia preferita,
con la quale giocavo di
più da piccolo ed oggi
lei abita in provincia di
Fermo.
Giordano il fratello di Carla,
invece giocava con mio
fratello Luca.
Elisabetta più che altro era,
mio fratello che ci andava di
più da loro che io.
Zia Gabriella e zia Jolanda,
tra le due preferisco zia Jolanda
che ha sempre saputo trovare
equilibrio ed invece zia Gabriella
è stata capace di dire sia a me
che a mia madre che non gli
avevamo nemmeno parlato
nel giorno della festa di compleanno
del nipote.
Luca mio fratello,
con il quale per molto tempo
da piccoli soprattutto litigavamo
per le cose più banali.
I nonni li ho conosciuti tutti,
ma quello che da piccolo era
nel mio cuore era nonno
Giuseppe che mi aveva
fatto guarire poi capito ho
quanto fossero gli altri importanti
per me cosa che avevo
sottovalutato da bambino.
I miei genitori ,
entrambi la stessa
importanza ma la
mamma è sempre
la mamma e devo
dire che per me è la
numero uno.
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Prefazione
Questa poesia partecipa al concorso
La vita sempre
in me freme
con un occhio
di riguardo,
e trovo spunti
negli amici
senza mai niente
dire a chi
scherzi poco
sinceri sa
fare.
E mai le
persone se la scampano.
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Prefazione
Questa poesia farà parte del concorso
sventolar bandiere,
quasi ragazzi partire per la guerra,
giovani spose rimanere sole,
con pochi stracci ad aspettar la morte,
le mani chiuse a pugno,
lo sguardo a terra privo di coraggio.
Immagini impresse...
trovate nei cassetti dei racconti
dei vecchi del paese, dei miei antenati,
della mia famiglia.
Ricordo quei racconti accanto al fuoco
fatti di fame, di uomini stranieri,
di figli in guerra e di deportati,
di sogni, di eguaglianze, di ideali.
Niente di personale, solo foto,
ricordi di famiglia ormai lontani,
pezzi di vita da tempo accantonati.
Ma quando sento dire libertà!
Democrazia! Epoca migliore!
Penso ai Paesi che ancora sono in guerra,
penso alla gente che non ha domani,
penso a quelli che hanno ancora fame;
a quelli che non hanno alcun destino
e non mi importa di quanto son lontani.
Penso a una madre
che tiene in braccio un figlio,
ad un anziano con le mani in tasca
che chiude l'esperienza di una vita
come si chiude qualcosa di sbagliato.
Qualcosa di sbagliato e senza senso.






