dall’occhio stanco
dolorante sgorghi
scivoli lentamente
piatta su di un tavolo,
t’assorbe
quasi il tempo che scorre
nulla sei per l’indifferenza
regnante,
una farfalla ti scorge
nel tuo lago si disseta
ti prende per mano
sul ramo ti conduce
dove il fiore nuova dimora
non rifiuta,
il canto della cicala ti culla
mentre nella polla
teneramente fai ritorno.

Quando la sera cala sulle palpebre
nel porto dei pensieri
si affaccia il sorriso dei tuoi occhi
che m’inebria l’anima
e crescono emozioni
come un bouquet di note dentro al cuore.
Nasce una musica che risveglia i sensi,
librano come ali di farfalla
e mi perdo nel silenzio che mi avvolge,
…come il silenzio di due bocche che si baciano.
Io corro verso il raggio di sole
che trafigge il tuo cuore
e parlo al vento
che insegue il tuo profumo,
tu cammini nel sogno
che culla il mio corpo.
Dormiamo come un albero,
ci riposiamo come una foglia
che ingiallisce nel tempo.
Ci amiamo come due rose
sul calore della terra.
Basta chiedermi di volare
ed io cadrò come neve,
leggero come una rondine
che passa
e annuncia la primavera.
Basta chiedermi del mare
ed io cadrò come la pioggia
quando il sole è tramontato
per il bene della notte,
e i miei occhi si sono chiusi
per accarezzare i tuoi capelli.
I fiori che sbocciano
e la danza delle api,
sono più di molto,
sono schegge di futuro,
sono la vita senza passato
che sta per essere.
Eternamente tu, eternamente noi,
come la voce di una sorgente.
Non strappare il fiore
per portarlo a casa,
non raccogliere la conchiglia,
lasciala tornare al mare.
Sarà la luna che sigillerà
il nostro amore?
forse le stelle, forse una candela
che cosa illuminerà
il nostro cammino?
forse il sonno riscalderà il cuscino
con baci, con abbracci,
con migliaia di sogni.
Dio solo sa
quello che sarà di noi,
Dio solo sa
quello che stai sognando.
Sono geloso, lo vedi?
dei tuoi pensieri, del tuo passato,
ed io morirei per sapere
che cosa sono nella tua vita:
sono vagabondo o signore?
La conoscenza è paura,
la conoscenza è dolore,
molto meglio è vagare
nel torpore dei sogni.
Non mi sembra più così strano
sentire il terremoto di notte
e allora mettermi a pregare
un frammento di Ave Maria.
Con una lampada spenta silenzio trapassi le porte
un grido sei dalla lingua biforcuta
stretto al lenzuolo
come in nessun altro incontro.
Metterai una foglia nell'angolo della mia bara,
agli arazzi piace saper d'essere stati amati,
le vene azzurrine saranno ancora nuvole
dove la torre scomparve.
Metti una foglia morta nella mia mano,
credevi che io dormissi?
Salirò lungo la pioggia alle travi
delle nostre città vecchie,
anfore gialle sono ancora nascoste negli angoli.
C'è una luce arancione,
ma anche gialla, e rosa,
che danza immobile
nel mezzo del mare,
verso il limbo
sul limitare del cielo.
In continua evoluzione
emette un suono cupo,
assordante e impercettibile;
come quando di notte,
imponente, piccola e pericolosa,
mi guarda dalla vetta
del tuo dito indice.
È un faro quella mano tesa,
un ammaliante padrone
che anche nel sonno, oramai,
mi suggerisce la direzione.
Sei come una predizione tu
l'indizio che inchioda,
una finestra aperta sul futuro
e una porta chiusa sul passato;
e sono solo e coraggioso io,
che come un funambolo
cammino ebbro, stanco,
sul filo del tuo coltello.
seduti accanto a me
vedono sfilare il mondo
girare il cuore
soffiare il tempo
da un’isola all’altra
da un cielo all’altro
e tutto sembra oltre
oltre me
oltre te
oltre noi
sgranati come in un film
fotogrammi presenti e passati
giocano a rincorrersi
a nascondersi
ad apparire
senza alcun preavviso
senza alcun ordine
e tutto sembra oltre
oltre me
oltre te
oltre noi
trafelati ci incontriamo
anime non più erranti
corpi non più persi
oltre l’immaginazione
oltre il sogno
oltre la realtà
bussando al vento
sfiliamo la notte
per giacere nel cullare
del buon mattino
Con mani calme di lusinghe
scosti il velo dal tuo viso pallido
esile tristezza scarna
ti mostri dolcemente al bianco pensiero
confessi sottovoce all'anima
pudici singhiozzi sommessi
urlando nel cuore un pianto nero
bagnato di lutto e di dolore.
Inquieto volo di campane
disperate litanie e blasfeme orazioni
mozzano il corpo in cadaveriche mutilazioni.
Malinconica musa madre d'arte
intimo ricamo di poesia
tristezza
nutri di solitudine l'affamata anima
che l'uomo più non si riconosce
divenuto pasto di belva folle e famelica
vomitato e deformato mostro svilito.
ognuno è privo
del proprio destino
Alla cieca contiamo
degli anni il numero
Silenzioso il tempo
di anno in anno
viene da te
colmo di grati doni
Per ogni nuova primavera
tra le rose fioriscono
“ E agli amanti
altra vita è donata”.
un’acquerugiola insistente
si posa sui vestiti della gente,
bagna i volti,
rende lucidi i lastroni del selciato,
scurisce i muri,
scivola dagli ombrelli.
Come polvere d’argento
un’acquerugiola insistente
gorgoglia nei canali,
singhiozza su tetti e comignoli,
schizza sopra gli alberi spogli
e mormora la sua solitudine
alla lussuria dei gatti vaganti
nella notte buia.
Come polvere d’argento
un’acquerugiola insistente
scroscia attraverso gli ombrinali,
si adagia sui cuori degli uomini,
accarezza la loro anima
e lava le coscienze.
pensiero
dove abbandono
il respiro
cullo l’ostacolo
del perpetuo viaggio
dove centimetri
di nostalgia
prendono spazi
di enormi contrasti.
Ora è accaduto
l’evento
l’impaccio impacciato
del sorriso mascherato
allontano l’episodio
nel centro avanzato
dove centimetri
di vuoto
respirano il senso
del senso.
Piccoli ricordi
ritornano e allontanano
il lungo pensiero
e si ritorna di nuovo
nell’abitacolo
del sogno
dove l’esplicito
inventa il falso
dell’altruismo.
con pensieri fuori corso
delusa dai troppi ladri
di tempo.
Scivolano le mia dita
dinanzi a un fuoco
che si sta spegnendo.
Dall'esterno odo l’acqua
che con veemenza
s’appoggia sulla nuda terra.
Uno spiffero d’aria
mi percorre la schiena
non leggo in esso un futuro
che possa ravvivare
il mio dolore.
Sento che non mi devo arrendere
eppure
vorrei essere una lepre
e fuggire in un parco protetto.






