Il TikTok di un pendolo sospeso
tra illazioni arbitrarie e presunte,
nel tempo incerto del dubbio certo
proliferano stereotipi e pregiudizi
tra populisti e negazionisti,
cospirazionisti e complottisti,
in un mondo pulviscolare
in insufficienza vascolare
ideali volatilizzati nel nulla,
volati via, schiantati al suolo,
l’uomo sempre più solo,
svolazza allegro l’usignolo.
A portata di tutti, trovata
seguendo tracce antiche
la pace che i sensi avvolge
di dolor privato, che il provato
in felicità traduce, la calpestiamo.
La nascondiamo
tra le complessità apparenti
di un vivere vivace
quanto vorace, mentre semplice
vorrebbe evolver complice.
Dimenticata arte, esosi
nella pretesa assurda di spazi
erosi oltre i nostri confini. Eppure
svolte le sue radici, pace
l’emozioni porta alla luce
libere di stuzzicare
prolificante il sorriso
dove l’insoddisfazione tace
e propensioni abiette insabbian l’ascia
lasciando la voglia di utilizzare tappi
per canoni e cannoni, dove rabbia
e frustrazioni non cerchino oltre
l’esondazione
e, rompendo gli argini
lasciar che sicurezza evada.
e forse peggio son quale poeta
ma di vita emozion sento segreta
quando penso a quell’ànemos spirante
ch’è dell’uomo e di tutti gli animali
sian essi prede oppure predatori
e i vegetali vittime a fortiori,
e organismi batterici e virali,
che di vivere ha in sé l’aspettativa
-allarme resistenza esaurimento,
sindrome general d’adattamento-
come e finché possibil rëattiva
a traumi e morbi, a sete ed alla fame,
tenzone di chi insegue e di chi fugge,
di chi vince o soccombe, ma non sfugge
al destino comun d’esser cascame,
scenario in cui lottò il primate umano
dotato d’una psiche e d’un linguaggio,
biologico supremo suo vantaggio
insieme all’abil uso della mano.
“Sapiens” si definì, ma fu ed è
massimo d’ogni tempo predatore
di risorse il più gran consumatore
che si ritien del mondo intero il re.
I più sapidi uomini sapienti
dotaron lor tribù d’idoli e miti,
propiziatori ed augurali riti
e poi divinità benevolenti
dispensatrici del bene e del male,
e a morte esorcizzar reincarnazione
invocò come pur resurrezione,
poi venne idea di un’anima immortale.
Ma l’anima dell’uomo è solo mente
incapace di eluder quella legge
che tutto quello ch’è materia regge
d’un Caos che Cosmo fu improvvisamente.
Sicché son della mente una finzione
i costrutti dell’umano pensiero,
qual da un ànemos sospinto veliero,
vento d’ogni tradizione o pulsione,
religiosi poli- o mono-teismi,
paure dell’ignoto, idolatrie,
di peccati rimessi fantasie
pur di morte esercitare esorcismi.
Unico è l’esorcismo della morte:
“Nulla pertanto è la morte per nui (*)
né ci riguarda dal momento in cui
crediam dell’anima mortal la sorte”.(**)
(*): “nui”: tale per necessità di rima con “cui” (cfr. Manzoni: “…nui/ chiniam la fronte al Massimo/ Fattor che volle in lui etc.…”
(**) libera traduzione di:
“Nil igitur mors est ad nos neque pertinet hilum,
quandoquidem natura animi mortalis habetur”.
(Tito Lucrezio Caro, De Rerum Natura)
Terzine di settenari a rime incatenate.
Siam tutti qui a lodarla
porgendole pensieri
mentre stiamo a guardarla
oggi come già ieri
sperando che esaudisca
i nostri desideri…
C’è rischio che impazzisca
a darci troppo retta
e nel buio svanisca
fuggendo in tutta fretta
da questa pretenziosa
specie umana imperfetta
che confida ogni cosa
a lei che sta frustrata
in mezzo a stelle a iosa
da cui viene ignorata
perché non ha sua luce,
lei piccola sfigata.
Schiava di nano duce
pallon gonfiato azzurro
che la sua forza scuce
con un arricciaburro
alla nanetta gialla¹
senza un grato sussurro.
Sì, quella calda palla
la guida nello spazio
senza nessuna falla,
senza chiederle dazio,
ma non direttamente
e questo le dà strazio:
è moto susseguente
terrestre giramento²,
lei per lui non è niente.
Se ha qualche sentimento
nel dare il suo calore
e imprimer movimento,
non è per suo pallore
ma per quegli otto sassi³
di cui fa genitore,
otto tra magri e grassi
che con le loro lune
fanno pure i gradassi!
Tra le loro sfortune
lei del nostro pianeta
ne ha pure in più alcune
che non la lascian cheta:
tonte scimmie imploranti
con pressione discreta
che lei senta i lor pianti
mentre frullano pazzi
da dervisci rotanti
nei quotidiani sprazzi
tra la notte ed il giorno…
quanti vani schiamazzi
che le fan senza scorno
con pretese d’amore
insaziati d’un porno
per la fame del cuore.
Lei continua a girare
con inerte torpore…
e ci manda a cagare!
¹: nanetta gialla è il Sole, la nostra stella;
²: nel senso che la Luna il suo moto intorno al Sole lo fa solo indirettamente, girando intorno alla Terra;
³: gli otto sassi rotanti sono gli otto pianeti del Sistema Solare (da quando Plutone è stato degradato ad “oggetto transnettuniano” perdendo lo status di vero “pianeta” e tralasciando la sottigliezza che taluni son di gas e non di rocce).
02/11/2024
È il tramonto e dal ponte sul torrente
ti vedo vagolare lungo il greto
bruna di sole e coi capelli al vento
di Boemia chissà o d’Andalusia,
poi ti siedi sui sassi a piedi nudi
con lo sguardo rivolto all’orizzonte
forse pensi un lontan amor perduto.
Cala il crepuscolo e dal carrozzone
giunger mi fingo quel canto gitano,
stanchi cavalli nell’umida sera
di un tempo lontano ardente preghiera,
che si spegne insieme all’ultima luce,
poi ti occulti, t’inseguo e ti raggiungo,
ma soltanto con la mia fantasia.
È sera, umida come quel bacio
che ti vorrei carpire nel silenzio,
serena qual lo sguardo tuo infinito
che vorrei m’indicasse dove andare,
zingara insegnami tutti i segreti
e i fascini reconditi del mondo,
dimmi com’è il tuo vivere errabondo.
E or ch’è notte e ti immagino spoglia
dei tuoi cenci variopinti e sapienti
ché le fattezze tue han carezzato,
accoglimi nel tuo caldo giaciglio,
prendimi, insegnami, musa randagia,
ad amar senza il senso del peccato,
ad essere uno zingaro poeta.
Un capriccio di gentilezza
si affaccia sull’uscio del cuore,
è una dolce fioritura
di gesti d’amore,
bello come il mandorlo rosa
che si abbandona al cielo
nel mese di aprile,
un capriccio di gentilezza
è l’apostrofo del bene
caduto dalle mani di Dio,
il più bel regalo dell’anima,
matita d’universo sospeso
fra i timidi baci del bene.
Per la giornata mondiale della gentilezza
che chiacchierine
ciarlano col vento.
Osservo gli alberi
dalle rosse chiome
specchiarsi
vanitosi nel lago.
Rapita...guardo le foglie
vermiglie danzare nell'aria.
Le vedo volteggiare
e poi lentamente
adagiarsi sulla terra madre...
e poi ritornare a svolazzare:
paiono farfalle
dalle purpuree ali...
che stanche di volare,
si distendono sull'acqua...
per lasciarsi cullare.
Non ho nulla da dire:
mi piace stare a guardare.
Quando la natura parla,
mi fermo ad ascoltare.
Fece un giro su sé stesso
Mettendo il cuore
Al centro dell'universo
Seguendo le orme del vento
I suoi dubbi salirono in cielo
E con essi la trepidazione
Per un'anima dolce e soave
L'aveva vista in un angolo
Del mondo con tacchi
E gambe inimmaginabili
Tenendo un appunto
Per i lineamenti del suo volto
L'impossibile accadde
Al di fuori del suo silenzio
Si strinse al sorriso nella notte
Di quella fantastica donna.
ormai tutto tace.
astro errante in turbinio di nubi,
immerso in pozze d'aurora
colme di riflessi d'amore
nel mio profondo cielo nel cuore.
Mi accendi la vita alle emozioni,
ma crudi sono i passi del valzer
tra bramosia e tormento,
siamo due arcipelaghi gemelli
distanti e amanti l'uno dell'altra,
ma la vita ci incatena in perpetuo!
Un lamento muto tinto di lacrime
ormai svela, come un ordigno,
una tormentata promessa nascosta.
Oh dolce segreto mio amore,
contrastato dalla cieca oscurità,
dal fato che non perdona
due cuori innamorati per errore,
lascia alla luce del faro della verità
la ragione di persistere divisi.
Nelle ceneri del dolore, l'amor trafitto,
sarà l'unica essenza da ricordare
a non farci più soffrire l'uno per l'altra.
ove vive una fredda regina
dal carattere glaciale
ed occhi colmi di tristezza
rigida come l'inverno
fredda come la notte
mai lascia trapelare
le emozioni sue celate
cosa ti è accaduto
o regina dei ghiacci
resa così cupa
chiusa nella tua foresta
fiducia disparata
amori aleatori
il mondo ti sembra sinistro
lo guardi con occhi chiusi
o regina dei ghiacci
scaldando quel cuore invernato
colla furia d'amor sincero
diventerai primavera
E si aprì la radura
Gli alberi cantavano, il vento
Col suo flauto
Riempiva i miei polmoni
E forte risuonava
La tua voce mi accompagnava;
Tra gli alberi verdi
Alla luce del sole
Intonammo salmi ed elegie
O grazia tra le grazie
Giovane ancella di Artemide
Non interrompiamo il nostro soggiorno
Musica e canto saranno il nostro pane
E le selve il nostro letto
La nostra voce altare
Ad Euterpe ed Erato
Il nostro amore un patto
Legato con le corde








