La curva del firmamento
sposa le calle bianchissime
in un valzer di malinconia
ed una bimba senza sorriso
ne stringe forte nella mano
quell’esile gambo verde smeraldo:
è una finestra accesa d’innocenza
su cortili di tempo e speranze,
un abbozzo di sogni sconosciuti
che aspettano solo d’essere vissuti.
Per la giornata internazionale dell’infanzia e dell’adolescenza
Oh Calliope
La tua energia illumina le nostre menti,
Un pugno di parole
Che germinano dal centro del nostro essere
Possono cambiare questo mondo lacerato
Più di trentamila spade.
Oh Calliope
Le parole sono come gli occhi,
Sono un luminoso riflesso
Di ciò che siamo dento,
Grazie a te togliamo il velo candido
Che ci avvolge nella nebbia
Facendo emergere la pittrice melodia che c’è in noi.
Dal centro del nostro cuore
Come fiori sbocciano meravigliose parole
Piene di gioia,
Così radiose che brillano,
Si espandono sotto forma di poesie o lieti canti
Che stupiscono i nostri occhi
E fanno uscire il mondo dall’ombra
Illuminando il cammino.
La creatura scalzerà il creatore, come i figli scalzano i padri.
Non c'è cosa più ridicola
delle rime senza metrica
un'inutile pellicola
per un'opera asimmetrica
bella quanto una vescicola
su una pista chilometrica:
pure la ChatGPT
può far quelle cose lì!
ioffa, 04/11/2024
Ad ogni modo, a mo' di sfida, appena ho finito di scrivere questa strofa, son entrato in ChatGPT e le ho chiesto di scrivere una poesia in rigorosissima ottava rima alla toscana; ha fatto passi da gigante rispetto a quando la misi alla prova tempo fa: vi riporto la sua creazione e poi le diamo un'occhiata da vicino, per vedere se è riuscita a gestire metrica e rima:
Nel metro stretto trovan respiro
parole sparse, rime ben temprate,
così che il verso non sia mai giro
di suoni sciolti e voci dissonate.
Or suona il ritmo, or tende come un tiro
l'arco di sillabe ben calibrate;
perché la forma guida e rende intera
l’essenza di un pensier che vola e spera.
ChatGPT
Allora:
1) rispetto delle rime: beh, son tutti versi piani, non era difficile, con rime semplici in -iro, -ate, -era, se l'è cavata bene, ABABABCC doveva essere e tale è;
2) rispetto della metrica: ha scelto l'endecasillabo, opportunamente, ma se la leggiamo bene i versi 1 e 3 sono ipometrici! Praticamente decasillabi invece che endecasillabi!!
La qualità poetica della creazione quindi mi ricorda molto il risultato di qualche autore di cui ho recentemente letto quartine e sonetti che presentano anch'essi diversi errori nella misura dei versi, tipo 2 o 3 versi ipometrici o ipermetrici a sonetto. Lo so, taluni di tali autori non avrei dovuto leggerli perché non posso interagirci e quindi è uno spreco di tempo, ma purtroppo il tempo spesso non mi manca e son curioso e poi mi piace studiare gente che passa per sommi vati impeccabilmente adorati e la cui alterigia ti impedisce persino di comunicargli gli errori che fanno!!!
ChatGPT è più modesta: le ho segnalato gli errori e li ha corretti da sola:
Nel metro stretto trovan il respiro
così che il verso non sia mai un giro
A questo punto, noi umani non serviamo più neanche per scrivere; è diventata brava nella poesia come già lo era nella prosa!
Ah, nel farle i complimenti sentendomi inutile, mi ha risposto incoraggiando:
ioffa
Capisco la sensazione, ma non essere troppo duro con la "specie"! La creatività, la capacità di esprimere emozioni autentiche e di interpretare il mondo con una prospettiva unica è un dono che nessuna tecnologia può davvero replicare. Gli strumenti possono aiutare e ispirare, ma sei tu che scegli le parole, che leggi con il tuo bagaglio e, soprattutto, che dai un significato profondo a quello che scrivi o leggi.
ChatGPT
e se lo dice ChatGPT, allora ci credo. Ho usato la versione basica, che fino a quest'estate con la metrica italiana era una frana. Se quegli autori che la usano sapessero computare i versi, potrebbero, come ho fatto io, segnalarle quelli imprecisi e farglieli sistemare!
04/11/2024
È una gioia
vedere felicità
percorrere
arterie altrui.
Vene di energia
che illuminano
con viso a giorno
qualsiasi angolo.
Una meraviglia
che riempie di sorriso
anche il proprio tempo
che ammorbidisce le fatiche
e, tranquillizzando le angosce
rettificano posizione
le fobie.
E ci si ritrova
beato tra le nuvole
a tu per tu col sole
solo nel lasciare altrove
ira, superbia
invidia e gelosia
perché mai congrua
è stata
la loro fantasia.
i passi tuoi
che cerchi in ogni dove il mio re-spiro
e quel battito bambino
- particolare di un’appartenenza -
Restano dolori
acuti, al ricordo del mio esistere
e ogni altro legamento
spezzato adesso, senza paragoni
“ s'aggroviglia la notte
come lacrima di carta
sul ciglio di lamiere
Ta glia to
è lo spirito
a ubriacare canzoni strappate
Nelle vertebre, la caduta di una stella
è uno stridere agghiacciante
Quattro dita
in alba alcolica
e nella bocca, veleno
che s'accartoccia all'anima
e la confonde
nella croce
al
T
R
O
N
C
O ”
Ottava di senari in rima abababcc.
Il tuo sorriso pien di meraviglia
ha lo splendore che da sempre agogno
cui neanche il sole per fulgor somiglia
e per fortuna almeno dentro il sogno
appare sempre e il buio s'assottiglia
con la tua luce di cui c'è bisogno
per ricordarci quant'è bello vivere
e della notte il buio soprascrivere.
04/11/2024
Le prime foglie già cadono lente
flaccide e stanche al vento,
nel cielo nubi di pioggia incipiente
pronta a cadere con stille d’argento.
Lungo le vigne gli odori del mosto,
i favi e i bugni ripieni di miele
con sentori di arrosto:
abbaia forte il cane fedele.
Ribollono i tini
tra nudi sarmenti e vino novello,
odorano i pini
e chioccola un fringuello.
Si ristora la terra
dopo mesi d’arsura,
é già pronta la serra
per la nuova coltura.
E’ notte, sulla città cala il gelo
e sorge piena, la luna, fra stelle
lucenti.Com’è limpido il cielo
allo zampillare di fontanelle.
La notte è blu’, copre col suo velo
Il silenzio, fra i sogni e le favelle.
Sfrenate sono le calde passioni
nelle notti blu di tante emozioni.
animal dal magnifico organismo:
ad andar su due zampe abilitato
nell’altre due teneva un meccanismo
tant’adatto al pugnar ch’al far di fino
e infin un parlator pappagallino
in gola incorporato, nientemeno!
Gli organi quindi disser compiaciuti
“Il mondo conquistiamo in un baleno
ognun di sé recando gli attributi.
Ove però la pugna si convenga
ci vuole un capo che carisma tenga”..
Tosto “Capo son io” disse il cervello
“ovviamente o volete voi scherzare?
sono il più furbo, fors’anche il più bello,
nessuno senza me sa dove andare,
e poiché la mia sede è già nel capo,
cercarne un altro è vano rompicapo”.
Sarebber tutt’insiem stati d’accordo
ma il cuor che avea di sé alto concetto
disse: “Son io il capo e non demordo,
in me vivono l’anima e l’affetto
e sempre pompo sangue a tutti voi,
senza me non potreste far gli eroi.”
“Senza noi non andresti tu lontano”,
i polmon come mantici sbuffando
dissero al cuore, “tutto il corpo umano
di ossigeno ha bisogno specie quando
sta pugnando. Perché poi monarchia?
noi possiam esser capi in dïarchia”.
E i reni: ”A dïarchia ci candidiamo,
se uno è leso l’altro sopperisce;
galantorgani siamo e garantiamo
che con la produzion nostra di pisce
voi vi scompiscerete dalle risa
appena infin vittoria sarà arrisa”.
Disse il fegato livido di bile:
“Per combatter ci vuol tanto coraggio,
fegato appunto, minimo un barile
mentre voi sol n’avete magro assaggio”.
Muscoli ed ossa: “senza noi che fare
quando s’ha da combattere o scappare?”
Nel chiasso gli altri organi e strutture
zitti e zitte non fecero litigio
già soppesando gerarchie future,
ciascun potendo aver il suo prestigio.
Però s’oppose il buco del sedere
“C’è in guerra tanta merda da vedere
io quindi sarò il vostro condottiero”.
Tutti risero: “Puoi tu millantare
tu che sei solo un orificio nero?”
Lui allor rifiutò di lavorare
e si racchiuse in sé, cocciutamente,
per giorni e giorni e giorni indifferente
che l’intestin s’empisse a mongolfiera
rischiando di scoppiar, quindi inondare,
di cacca e puzze tossica bufera,
quegli organi cocciuti ad affermare
ch’a comandar mancava di carisma
essendo sol cagaglia di vil risma.
Fu lunga la vertenza e l’esplosione
fu evitata d’un pel sicché vittoria
arrise al cul cui fu soddisfazione
sedersi su una sedia cacatoria.
È inutile cercar un capo a zonzo
basta chi possa e voglia far lo stronzo.
Ho incontrato un armadillo
che vagava un poco brillo
con l'ombrello e i tacchi a spillo
dritto come un bel birillo!
E così ho fatto un trillo
al suo amico Joe Mandrillo
e li ho portati in un ostello
a mangiare questo e quello.
Son tornati belli sazi
che sembravan due topazi
poi, strafatti come zanza
si grattarono la panza.
Li ho portati in ospedale
tutti e due che stavan male;
gli hanno fatto una lavanda
… son finiti tutti in branda!
La morale di sto fatto
non la so e me ne sbatto
e a sto punto sai che fo
…ambarabaciccicoccò…
Ottava di ottonari in rime abababcc.
Tamburellano i secondi
i minuti, l'ore e i giorni…
in ritardo mi rispondi
ma non sfumano i contorni
dei sorrisi tuoi giocondi
di cui i sogni miei adorni.
Resto ansioso ad aspettare
quando lì potrò tornare.
03/11/2024
una sentenza sputata tra i denti.
Mio padre mi guarda e vede
un muro crollato,
un cantiere mai finito.
Mia madre conta le rughe,
le notti in bianco,
ogni lacrima come un debito
che non salderò mai.
Si fa autunno:
l'uno mi legge negli occhi
come un giornale di cronaca nera:
fallimento a caratteri cubitali,
un titolo senza nemmeno un sottotitolo;
ella scuote la testa,
come un albero spoglio
d'una sempreverde.
Mi guardano
come si guarda un televisore rotto:
con rabbia,
come la sorpresa del palinsesto annunciato,
dove trasmettono quello che non si vuol vedere
eppure lo si fa.
Sono il figlio del rimorso,
della delusione incrostata sui piatti
che non ho lavato.
Mi chiamano fallito,
con lo stesso tono con cui chiamavano
il gatto quando non tornava a casa.
Ma non sanno delle notti
in cui parlo ai fantasmi
delle loro aspettative,
dei loro sogni riciclati su di me
come vestiti di un manichino maggiore
che non contraddice.
Ho camminato su marciapiedi
che loro non vedranno mai,
ho bevuto nei bar dove i santi
divertono i dannati.
Non mi serve un lieto fine
da mostrare al mondo,
non voglio redimermi
nelle cene degli arrivati imbastite di ipocrisie.
Lascerò il finale aperto,
un punto sospeso
che loro non sapranno mai come chiudere.
Loro cercano in me
un peso, un ruolo,
un posto al tavolo delle certezze,
ma io porto una maschera diversa:
non quella del sacrificio tangibile,
ma quella del vuoto che mi divora,
un mestiere fatto di assenze.
Mi accusano di non costruire,
di non alzare muri che durano,
ma nella mia epoca i mattoni
sono pensieri che si disfano all’alba.
Per loro sarò sempre un fallito,
perché non sanno che nel mio cantiere
le fondamenta si scavano nel silenzio,
e ogni parola è un chiodo piantato
nella carne di un futuro
a cui vietano di urlare.







