Quartine di quinari a rime alternate (una impropria -ermo/-erno).
È asciutto il viso,
son secchi gli occhi
mentre sto assiso
e odo i rintocchi
delle campane
del tuo villaggio;
m'abbaia un cane
senza coraggio,
sta tra le gambe
del suo padrone,
le sfiora entrambe
con convinzione.
Mentre m'abbaia
pare un ossesso
che a centinaia
di morsi al fesso
vorrebbe dare;
ma resto fermo
nel mio pensare
al freddo inverno
che mi circonda
e con rigore
pure sprofonda
dentro il mio cuore.
Freddo il giardino
che mi circonda,
e il cuoricino
ch'è senza sponda,
pronto a cascare
sempre più in basso
mentre a latrare
passa il gradasso.
13/12/2024
Ora, che nessuno ci vede
portiamo a spasso gli occhi e
se i nostri oceani non si sono
rivelati altro che pozzanghere, almeno
possiamo dire che abbiamo circumnavigato l’equatore
- con due barchette, di carne soltanto nostra - .
I remi
sono i palmi scorticati, sotto le bufere
dove il mare morde chi non immerge i pensieri
come un cane rabbioso e geloso del nostro essere
che sfida la vita anche se a tratti arranca, e poi esplode
sulla superficie ruvida
di creste d’onde
- carta vetrata che gratta -
Il vento
oh… questo vento senza pace
è un urlo scatenato
che piega l’aria e le vele - parole -
che rivoltano i destini
e fanno ancora sorridere, soltanto per poco
ma è quanto basta perché l’apnea abbandoni i polmoni
non più malconci e torturati.
Lieve procede il gancio, attorcigliando
l’intestino ad ogni colpo di carena - adesso, come
ogni adesso gemebondo al rintocco delle vertebre - .
Schiocco muto la carezza, orgasmo di prue
inchiodate sui cavi e l’asse, giovane isola che
non soccombe, a correnti di vecchiaia...
fare cose buone e anche danni,
è lì immobile in quella cameretta,
che preda degli acari par gridar vendetta.
Ti faceva compagnia quand'eri bambino,
la notte lo tenevi stretto vicino vicino,
ora che sei diventato grande e grosso,
dall'indifferenza il tuo animo è mosso.
Ma oggi per un attimo ti vuoi fermare,
negli occhi fisso lo vuoi guardare,
sembra che qualcosa ancora ti voglia dire,
sintonizzi il cuore e ti par di lo sentire:
'Ciao, finalmente sei qui vicino a me,
come quando nel letto eravam io e te,
quante tue lacrime sul mio pelo ho asciugato,
ora dalla polvere ahimè son accompagnato!'
Come tazzine dopo il caffè
sole, macchiate, piene di "se..."
Amaro è il sapore pungente
del liquido nero elegante
che riempie la bocca saccente
di un vuoto rumore pedante.
Sole, macchiate, piene di "se... "
come tazzine dopo il caffè.
Restan solo sguardi silenti
forse dubbiosi ed impazienti
con occhi di stelle cadenti
che sperano ancora sognanti.
Siamo tazzine dopo il caffè:
sole, macchiate, piene di "se..."
Doppie ottave toscane ABABABCC ABABABCC DEDEDEFF DEDEDEFF.
Misantropo m’abbarbico nel bosco
e non mi sposterò per due o tre ore;
il cielo tende adesso verso il fosco
rendendo l'atmosfera del mio cuore
in quel tono ch'ormai ben riconosco:
confuso buio senza più stupore
tentando anche di spegnere il cervello
che troppo inutilmente m'arrovello.
Passai per giunger qui dal nuovo chiosco
in cerca d'una Strega (ma il liquore)
per rendere a tristezza un po’ più tosco¹
di calda cioccolata il buon sapore
sferzommi con lo sguardo troppo losco
temendo che restassi debitore:
si sa nel villaggetto che il borsello
ce l'ho bucato pur più del cervello.
Ho dato fondo a tutti i miei risparmi
cercando di non far brutta figura
e con la cioccolata sollazzarmi
placando ‘sì dell'animo l'arsura
con un assaggio d'alcool a scaldarmi
in questa sera d'umida frescura,
di strade un po’ bagnate e desolate
di genti tutte in casa rinserrate.
Del resto l'esser solo a tormentarmi
non è più certo cosa che procura
sorpresa quando vado a avventurarmi
qui fuori dalla tana mia sicura;
per questo molto meglio allontanarmi
nel bosco e nella solita radura
in cui le stelle appena ora svegliate
mi guardan senza ridere, garbate.
¹: tossico.
13/12/2024
Ferma riempio di pace le mie parole,
volan nel vento. Sono quiete farfalle.
Lancio provocazioni in mari profondi:
bolle di sapone con bordi pungenti.
Sul viso un sorriso per stringere il sole
nella morsa di un tempo disfa parole.
Ancora un momento per viver l'incanto
del tutto e del niente: un abbraccio costante.
Cammino, mi fermo, rimbalzo, dipingo
di colori sgarcianti il cuore scompongo.
Di voci e ricordi, profumi e carezze
riempio mille valigie, inspiro bellezze.
Rivisitazione e interpretazione personale dei vari miti di Aci e Galatea. I nomi dei personaggi sono cambiati per motivi di metrica, rime e altro ancora.
Poliscemo un ciclope di Sicilia.
Galantina una ninfa affascinante.
Aciaugello un bel giovin aïtante.
Questi gli attor che questo mito affilia.
Poliscemo che amava Galantina
volle un dì dichiararsi alla sua bella,
“Stai con me, dolce ninfa pastorella,
che ho di pecore almen ‘na novantina
che vivono con me nell’antro mio
e latte danno e cacio in abbondanza
sicché di cibo non avrai mancanza
e d’altro bene non avrai disio”.
Ma Galantina al ciclopaccio disse:
“Ma tu non sai di avere un occhio solo?
Come amarti potrei se non per dolo
come se l’anima mia solo ambisse
ad aver cacio e latte per la vita?
io sono amante in ver di poësia,
d’essa vivo e d’amor e, chiaro sia,
la minchia d’Aciaugello m’è gradita”.
“Vuoi metter la sua minchia con la mia?
Son ciclope e ho tutt’altre dimensioni,
per non parlare poi dei miei coglioni,
Tu credi che sian doti purchessia?”
Lei rifiutò e allora Poliscemo
che, pur grezzo, sapea suonare il flauto
col suono l’attirò, però fu incauto
ché gli sfuggì “Insieme suoneremo
io col mio flauto e tu con l’ocarina”.
Lei tosto scappò via, poi di nascosto
Aciaugello raggiunse nel lor posto.
Ma il ciclope cercando Galantina
di notte la trovò che al chiar di luna
facea con Aciaugello un bel duëtto,
l’ocarina avea lei, lui il clarinetto,
ma nol conclusero per ria sfortuna
ché Poliscem, di lava preso un masso,
massacrò d’Aciaugello il bell'augello
subito dopo l’attimo più bello,
ultimo canto suo, ultimo squasso.
Morì pur Aci senza più l’augello
e da Zeus Galantina infin ottenne
il sangue dell’amato aver perenne
qual acqua che formasse un fiumicello
che ancor dall’Etna vien col nome d’Aci
e fino al mar precipitoso arriva
dov’è ferruginosa una sorgiva
rossastra polla detta “ ’u sangu d’Jaci”. (*)
(*): il sangue di Aci
La nobiltà di un vero credo
quanta sofferenza nel
vedervi soffrire.
Le cattiverie corrono veloci
ed io che guardo , il mio cuore
fa colmare di dolore.
Perché amici belli a quattro
zampe sempre di più non vi amano
non hanno quei gesti gentili
per voi che l'unica colpa è starci
vicini. Vi annullano ,vi schiacciano
mentre in voi nessun odio.
Ci amate nonostante tutto
ma noi non consideriamo
più nessuno immagini da far star
male
invadono il web ,perché tanto
odio ,perché ,basta a tanta violenza
il mondo si ribella.
Amore per voi amici così
speciali vi deve accarezzare
per un dolce domani.
Combatteremo faremo
confusione per voi che non avete voce.
Due strofe di settenari rimate con schema “intrecciato” abababxx yxyxyxbb.
Tra poco vien Natale
ma io sul calendario
già cerco Carnevale
ch'essendo gran falsario
la maschera speciale
con riso straordinario
mi lascerà indossare
invece di frignare.
Ma c'è San Valentino
in mezzo da scansare
e quello è un gran casino
che porta a rimarcare
il solito destino:
non la potrò baciare…
E il cuore più precario
si sfoga nel diario.
10/12/2024
è ggià aria 'e festa 'int'ê strate, int'ê ccase.
A Nnatale luceano ll'abete addubbate...
e ttutte 'e presepie c' 'o bbammeniello nato.
Splenneno 'e llumminarie pe ttutto 'o paese.
'A Madonna surride ê fedele 'int'ê cchiese.
Na zampogna se sente 'int'a nu vicariello,
sona doce doce: "tu scendi dalle stelle..."
Oh Eirene
Oh signora della pace
Quando pensi che la guerra sia finita
Finita non è.
In questo grigio inverno,
Piegati dagli oppressori d’animo vuoti
Che han tradito i giuramenti scritti col sangue,
Siamo prigionieri di dogmi indistruttibili,
Guardandomi attorno
Il giorno sembra notte,
Nasciamo piangendo,
Viviamo piangendo,
Moriamo piangendo,
è tutto un diluvio di lacrime
Che ricopre la Terra intera,
Che pace è mai questa!
Se nella pace c’è la guerra!
Il mondo chiama,
Non ha smesso di sognare,
Un coro di voci si innalza nel cielo,
Gli occhi si accendono,
La furia si infiamma
E forte soffia un vento senza fine,
Tutto trema.
Non è follia,
è l’energia di Libertas,
Oh Libertas
La tua energia brucia nei nostri cuori,
Col tuo diamantino sguardo
In un cammino eroico ci guidi,
Con astuzia sfidiamo la tempesta
Trasformando la realtà.
I cuori si apriranno,
Dal buio arriverà il giorno,
Di un azzurro limpido si tingerà il cielo,
Sarà tutto un gran risveglio
E il regno dei colori
Avvolgerà la Terra intera,
Eirene e Libertas fondendosi vinceranno
Perché non c’è pace senza essere liberi,
In questa gioiosa unione
La vita trionferà.









