Disarmante" è cosa bella:
via corazze, giù gli scudi.
Siamo bocche ed occhi nudi.
Siamo sole che riscalda,
siamo acqua dolce e fresca.
Nell'attesa che rinasca
quel sorriso in primo piano,
siamo rime e siamo sere,
specchi rotti, storie vere.
Se la luce è troppo forte
ci vestiamo con la notte:
giacca nuova ed ossa rotte.
Nella nebbia volteggiamo
su noi stessi, tentennando.
Stiamo solo un po' sognando.
come fiori secchi
dalle esanime rughe
tra pagine antiche di certi libri
colmi di polverio in controluce
come un omertoso velo di malinconia
in un angolo dell'anima,
non saranno più letti dal mio cuore,
sospeso il loro riposo riposto
nella libreria del passato
tra i versi degli antichi amori
sottolineati dalle vivide emozioni
ormai svanite ma non i loro olezzi.
Chino il mio sguardo in tumulto
alla luce delle onde d'arpa stonata
nei miei giorni sulle fauci
degli echi di imprevisti riflessi
nel labirinto del vuoto frenetico
che apre la porta a rinvenire
il fuoco spento nel camino
dalla flautata voce nelle urla
della tessuta ragnatela a incatenarmi
nel sotterfugio della rassegnazione
dalle lacrime di perle a lasciarmi
rimuginare nel baratro di interrogativi
che come spade trafiggono forte
il cuore fragile alle sue trasparenze.
che appaia nel mio cielo!
Così i giorni morti
vivono per sé.
Perché non si apre
l'orizzonte sulle vere verità?
Tutte le promesse
sono umane
e marcescenti.
Se vivessi fino
al giorno zero
della rivelazione
forse potrei dire
"Non ho vissuto invano".
Spiccioli di un vero Natale
coloreranno ancora
questo tempo senz’anima,
questo vendere i sentimenti
alla cieca indifferenza
ed allora avremo un cuore,
una bottega di speranze accese
come stelle nella notte.
Spiccioli di un vero Natale
fioriranno nel gelo di dicembre
abbracciando l’umanità intera
con un dolce messaggio d’amore.
Giovane e sciocco cercai il piacere
il furore e l’ardore tentai di sfinire
le carni ed il cuore sfilzati per gioco
la spada affondata nel petto taurino.
Fiotti di sangue non sporcan la rena
il cuore pulsante continua a sognare
brandisco l’orecchio di un nuovo traguardo
illuso dal circo che il pollice abbassa.
Sei uscita straziata tirata dai piedi
col sorriso scolpito sul viso gioioso
gli altri fendenti non più colpiranno
perché nel profondo non sono mai entrati.
Il fiato rovente dalle froge sbuffato
torna all’amore dell’odiato torero
Il cuore e la lotta non posson tacere
la natura bestiale dell’animo umano.
Quell’amore animale ti ha fatto morire
di sogno e piacere nel sangue finito
il ferro cercasti col cuore allargato
ma dentro la pelle del boia cercato.
Tace l’arena e le loro passioni
nei pascoli verdi mi piace pensarti
non so fin dove è arrivata la lama
ma sento le vene chiamare dolore
la vita e la morte sono l’amore
cosa ci resta di tanto dolore.
dormi e sogna
amore di bimba
sei così piccola ancora
ma voglio immaginare che sogni
sei dentro un mondo
di fate, folletti e stelle
e tu sei la regina
di un posto così bello.
Dormi beata amore del nonno
quando ti svegli
ti prenderò in braccio
ed anche se ancora non capisci
ti racconterò lo stesso mille favole
perché questo è il mondo
che tu vedi.
Narciso un dì scoprì d’esser poeta
molto prima di giungere a quel lago
ove per abbracciar sua stessa imago
trovò nell’acqua l’ultima sua meta.
Poësia solo amava di sé stesso
non tanto da morirne alla lettura
ma tanto dei suoi versi aveva arsura
che sempre componea come un ossesso.
E mentre mille amanti disdegnava
vittime dell’ignara sua bellezza
lo colse l’angosciosa ria contezza
che nessun qual poeta l’apprezzava.
Allora andò a specchiarsi nelle acque
suoi versi recitando declamante,
ma dell’ultima rima nell’istante
cadde, annegò e così per sempre tacque.
Natale contemporaneo
abbiglia questa solitudine di dicembre,
sfiora i cuori infreddoliti
che non sanno più vedere,
che non tendono più la mano,
che non sentono più l’altro.
Se nevicasse gentilezza
come questo sfavillar di mille luci,
l’anima rinascerebbe pura
come quel senso ormai perduto
di un felice Natale
che non cerca più nessuno.
Dal caldo tepore al gelo affilato
la notte riecheggia di ombre e civette
la canna da sparo non scaccia i fantasmi
di notti infantili protette nel letto.
Il fiato sfumacchia e gela le froge
sentori di erbe e di legni selvaggi
Il fido precede la fitta boscaglia
dal suono ancestrale su voci silvane.
Foglie umidicce trafitte da un raggio
di un lieve tepore che sgela le dita
lento risveglia la vita del bosco
accelera il fiato, il cuore e la caccia.
Passi di gambe puntate dai rovi
nei fossi e sui crini per lo scampanio
che vince sull’occhio oltre le fronde
seguendo la traccia di scia animale.
S’arresta l’udito e parte il pulsare
lunga falcata di fiato e di gola
abile infilo la faccia e la vista
raggiungo la ferma che parte decisa.
L’acciaio e la mira tra rami e riflessi
l’audace volteggio inseguo puntato
cercando l’istante del doppio boato
il bosco zittito la lascia frullare
abile e quieta la vedo planare.
Misuro il sentiero e conto i minuti
riprendo le gambe dietro il suo fiuto
cresce la luce, la vita e l’odore
speranza e ambizione
sollevano passi e fatica.
Il sole ormai alto e i voli lontani
di ore e di gambe si chiama la resa
ritiro di ferri, di fiati e sentori
felice fatica di fiera sconfitta.
Brillerà ancora il Natale
come dolci scintille di neve
a rallegrar un cuor di bambino
inscatolato fra i ricordi
ed il tempo lacrimerà
sugli orli del mondo,
su cieli disumani
consumati dai graffi dell’odio.
Brillerà ancora il Natale
come soffio d’eterna poesia
a fiorir negli abbracci
dei nostri cuori lontani.
Allegra puledra di giumenta pasciuta
Bionda di crine forzi la leva su mule e bardotti
Tumulto di carne e ombrosi piaceri
Rantoli e sabbia in intimi umori
Ludico amore eunuco e felice
Cantasti le odi di fine stagione
Di pozze e di salti rigonfi e non sazi
Adesso che giunta al pascolo vecchio
Dagli occhi ti sgorga l’antico ruscello
La gioia e l’amore dal cuore salito
Chissà dov’è andato a trovare riposo.








